RICHARD A. KNAAK.
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L'ANIMA DEI DEMONI.
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Parte 1.
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Titolo originale: The Well Of Eternity. 2004.
Ciclo: Warcraft, War Of The Ancients. Numero 2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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A Thomas "Sonny" Garrett, grande scrittore e amico.
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Capitolo uno.
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Al suo ingresso nell'enorme caverna, le voci presero a sussurrargli nella
mente. Se una volta non erano che apparizioni sporadiche, adesso non ces-
savano pi. Anche durante il sonno, non era in grado di sfuggire alla loro
presenza... sebbene in realt non avesse pi alcuna intenzione di farlo.
L'immenso drago nero le sentiva da cos tanto tempo che ormai le conside-
rava come una parte di s, indistinta dai suoi stessi pensieri contorti.
"Gli elfi della notte distruggeranno il mondo..."
"Il Pozzo  sfuggito al loro controllo..."
"Non puoi fidarti di nessuno... tutti bramano i tuoi segreti, il tuo pote-
re..."
"Malygos vorrebbe rubare quel che ti appartiene..."
"Alexstrasza cerca di dominarti..."
"Non sono migliori dei demoni..."
"Devi sbarazzarti di loro come faresti con i demoni..."
Le voci ripetevano incessantemente quelle oscure parole, mettendolo in
guardia contro la doppiezza, il tradimento. Non poteva fidarsi di nessuno
se non di se stesso. Gli altri erano stati contaminati dalle razze inferiori.
Avrebbero considerato la sua decisione come una minaccia, non come l'u-
nica speranza di salvezza per il mondo.
Pensando alla slealt di coloro che erano stati suoi compagni, il drago
sbuff sprigionando una nuvola di fumo insalubre. Bench fosse capace di
risolvere la situazione, doveva essere molto cauto: se avessero scoperto la
verit troppo presto, non si sarebbe potuta evitare la catastrofe.
Non devono venire a conoscenza di questo segreto fin tanto che po-
tranno interferire. Non posso svelare nulla prima che l'incantesimo venga
lanciato. Non permetter che distruggano il mio lavoro!
L'immensa creatura ricoperta di scaglie entr nel suo rifugio graffiando
il pavimento roccioso con gli enormi artigli. Nonostante il drago fosse gi-
gantesco, le dimensioni ciclopiche della caverna lo facevano sembrare pic-
colo come un nano. Una colata incandescente scorreva al centro dell'antro.
Massicce formazioni cristalline luccicavano sulle pareti. Enormi stalattiti
pendevano dall'alto come spade minacciose, mentre le stalagmiti spunta-
vano talmente aguzze dal terreno da sembrare in attesa di squarciare chi-
unque le avesse sfiorate.
E, in effetti, stava proprio accadendo cos.
Il grande drago nero digrign i denti e scrut in basso, verso l'esile figu-
ra che si agitava per liberarsi, malgrado lo spuntone di pietra conficcato nel
petto. Il suo corpo aveva un aspetto curioso. Vi pendevano brandelli di un
logoro abito nero e rosso sangue, accanto a frammenti di un'armatura dora-
ta dalla ricca decorazione. Lunghe corna caprine si protendevano dal cra-
nio e il volto cremisi assomigliava a un teschio oblungo con ampie fauci
zannute. Gli occhi erano un abisso di oscurit. Tentarono subito di risuc-
chiare il drago, ma senza successo.
Oltre a essere impalata, la figura cornuta era trattenuta da spesse catene
di ferro. Le catene erano particolarmente strette e bloccavano il demone
contro la stalagmite, con gli arti inferiori tesi verso il basso.
La bocca del prigioniero si muoveva incessantemente come se stesse ur-
lando qualcosa, eppure non riusciva a emettere alcun suono. Ci non gli
imped comunque di continuare a provarci, specialmente quando vide il
colosso nero che gli si avvicinava.
Il drago scrut il prigioniero per un istante, poi sbatt le palpebre.
La voce rabbiosa e stridula della creatura invase immediatamente la ca-
verna. Quando Sargeras sar... Il tuo sangue scorrer a fiumi! Indosser la
tua pelle come un mantello! Nutrir i suoi segugi con la tua carne! Chiude-
r la tua anima in un'ampolla, per tormentarla a suo piacimento nei secoli
dei secoli! Lui...
Con un nuovo battito di palpebre, il drago mise a tacere il prigioniero.
Tuttavia, la figura demoniaca continu a proferire con le labbra mute altre
minacce e oscenit, finch il gigante nero spalanc le fauci ed espir, av-
volgendo la creatura in un rovente pennacchio di vapore che la lasci a
sussultare in una rinnovata agonia.
Imparerai a porgermi il dovuto rispetto. Sei al cospetto della mia glo-
riosa presenza. Io sono Neltharion mormor il drago il Guardiano della
Terra. Ti rivolgerai a me con la riverenza che merito.
La lunga coda da rettile del demone sbatt contro le rocce sottostanti. La
bocca si apr in quelle che palesemente dovevano essere ulteriori bestem-
mie mute.
Neltharion scosse la testa crestata. Si sarebbe aspettato qualcosa di me-
glio dall'Eredar. Si riteneva che gli stregoni fossero tra i comandanti della
Legione Infuocata, demoni abili non solo nel lanciare incantesimi, ma an-
che nelle tattiche militari. Il drago credeva che la conversazione avrebbe
potuto essere molto pi intelligente, mentre l'Eredar si era dimostrato pi
simile ai rozzi Infernali, enormi, fiammeggianti, con il volto a forma di te-
schio e che in battaglia fungevano da temibili arieti o missili volanti. L'e-
semplare esaminato prima di catturare l'Eredar aveva rivelato l'intelligenza
di una pietra, se non addirittura inferiore.
Ma d'altro canto, Neltharion non aveva ordinato al suo stormo di gher-
mire demoni dalla torma scatenata per fare conversazione. No, i prigionieri
servivano a un altro scopo, tanto grandioso che sfortunatamente non sa-
rebbero mai arrivati ad apprezzarlo.
E l'Eredar era l'ultimo, e il pi importante. Le sue innate abilit magiche
lo rendevano fondamentale per la realizzazione della prima parte della
grande impresa del Guardiano della Terra.
" giunta l'ora..." sussurravano le voci. " giunta l'ora..."
"S..." rispose mentalmente Neltharion. " giunta..."
Il drago sollev l'enorme palma della zampa verso l'alto e si concentr.
Subito, vi comparve un riverbero dorato che la illumin. Divent talmente
intenso che perfino il demone prigioniero plac il suo sproloquio per am-
mirare quel che Neltharion aveva evocato.
Il minuscolo disco era dorato come il bagliore che ne aveva anticipato la
venuta; per il resto, appariva come un oggetto di una semplicit sorpren-
dente. Non avrebbe riempito la mano di una creatura pi piccola, per e-
sempio di un elfo della notte. Il disco ricordava una grande moneta d'oro
con il bordo arrotondato e un rivestimento lucente. L'aspetto cos essenzia-
le era stato appositamente concepito da Neltharion. Per svolgere appieno la
sua funzione, il talismano doveva sembrare del tutto inoffensivo.
Neltharion rivolse l'amuleto in direzione dello stregone, consentendo
all'Eredar di intuire cosa lo attendesse. Il demone, per, non sembr rima-
nerne molto colpito. Fiss il disco, quindi il drago, con uno sguardo tra-
boccante di derisione.
Neltharion si accorse della reazione. Fu lieto del fatto che l'Eredar non si
fosse reso conto del potere del disco. Ci implicava che anche altri non a-
vrebbero compreso la verit... se non troppo tardi.
A un ordine silenzioso del Guardiano della Terra, l'oggetto lievit leg-
germente dalla palma del drago. Per un attimo il disco rimase sospeso so-
pra la zampa, poi vol verso il prigioniero.
Per la prima volta, un accenno di incertezza traspar sul volto mostruoso
dello stregone. Mentre il disco discendeva, il prigioniero rinnov la sua i-
nutile lotta.
Il talismano dorato si accost alla fronte del demone. Un breve lampo di
luce cremisi si diffuse sulla fronte dell'Eredar... e poi il disco ader comple-
tamente alla sua carne.
"Recita le parole..." lo incitarono le voci all'unisono. "Recitale... affinch
l'atto si compia..."
Dalle fauci feroci e prive di labbra del drago scaturirono parole in una
lingua le cui origini non risiedevano nel mondo mortale. Ciascuna di quel-
le parole era permeata da un potere maligno che fece tremare perfino il
demone. Per il Guardiano della Terra, per, esse rappresentavano i suoni
pi celestiali che avesse mai udito, note musicali perfette... la lingua degli
dei.
Non appena Neltharion ebbe parlato, il disco torn a brillare. Il chiarore
riemp la sala e si fece sempre pi intenso a ogni sillaba.
Improvvisamente, la luce divamp.
Lo stregone Eredar spalanc la bocca in un grido muto. Gli occhi abo-
minevoli vennero inondati da lacrime di sangue e la coda colp furiosa-
mente le rocce. Stratton con tale foga le catene da strapparsi la carne dai
polsi e dalle caviglie. Ma il demone non riusciva a fuggire.
Poi, la pelle cominci a decomporsi. Si stacc dal corpo che ancora si
dimenava e dal volto urlante. La carne del demone divent quella di un
morto da migliaia di anni, e inizi a cadere in lembi rinsecchiti e cinerei.
Gli occhi si ritrassero. La coda si raggrinz. Lo stregone si trasform ve-
locemente in una gabbia d'ossa che circondava le viscere in rapida putrefa-
zione. Eppure, nonostante la macabra prova, il prigioniero continu a urla-
re, perch Neltharion e il disco non gli avevano ancora concesso la conso-
lazione della morte.
Infine anche le ossa cedettero, franando su se stesse e sgretolandosi. La
mascella si stacc e le costole rotolarono con un frastuono assordante. Con
orribile efficienza, il potere sprigionato dal disco risucchi i resti del de-
mone dal basso verso l'alto. Una scia di polvere si diffuse rapidamente dai
piedi alle gambe, al torso, finch non rimase che il teschio.
Solo in quel momento lo stregone cess di divincolarsi.
Poi la luce sinistra svan. Le catene che prima trattenevano il demone
ciondolavano ormai vuote.
Come un padre affettuoso che si china sull'amata prole, il drago nero
stacc delicatamente con due artigli l'amuleto dal teschio. E il teschio subi-
to si ridusse in polvere grigia che si disperse sul terreno.
Neltharion contempl con soddisfazione quel che aveva realizzato. Non
riusciva nemmeno a percepire appieno le forze straordinarie racchiuse ora
nel disco, anche se sapeva che erano l... e quando sarebbe giunto il mo-
mento, sarebbero state al suo comando.
Lo aveva appena pensato, quando un'altra presenza si insinu nella sua
mente. Le voci di colpo si placarono, quasi temessero di venire scoperte
dall'intruso. Lo stesso Guardiano della Terra soffoc immediatamente i
propri desideri.
Il drago nero riconobbe facilmente il contatto. Un tempo, avrebbe pensa-
to provenisse da un'amica. Ma ormai Neltharion aveva compreso che non
poteva fidarsi di lei pi di quanto non si fidasse degli altri.
"Neltharion... devo parlarti..."
"Cosa desideri, mia cara Alexstrasza?" Il Guardiano della Terra riusc a
immaginarla: un drago longilineo, color del fuoco, perfino pi imponente
di lui. Se Neltharion incarnava l'Aspetto fisico della forza innata nel mon-
do, Alexstrasza rappresentava l'Aspetto della Vita, che fioriva dentro la
terra e al di sopra di essa.
"Energie pericolose si addensano nuovamente attorno al palazzo della
regina degli elfi della notte... dobbiamo giungere a una decisione, e al pi
presto..."
"Non temere" rispose con dolcezza Neltharion. "Faremo quel che sar
necessario..."
"Me lo auguro... Fra quanto tempo riuscirai a raggiungere la Sala?"
Il Guardiano della Terra vide quel luogo con la mente: una caverna ma-
stodontica che a confronto rendeva la sua dimora simile al cunicolo di un
verme. La Sala degli Aspetti, come i draghi di razza inferiore la chiamava-
no con rispetto, era perfettamente rotonda e levigata, come se, in qualche
momento del passato, addirittura prima della venuta dei draghi, qualcuno
avesse messo in movimento una grande sfera, rimuovendo completamente
le asperit e le sporgenze presenti di solito nelle caverne. Nozdormu, affa-
scinato da tutto ci che aveva attinenza con la storia, era convinto fossero
stati i creatori del mondo a rendere la caverna cos eccezionale, ma neppu-
re lui era in grado di dimostrarlo con certezza. Nascosta da un campo ma-
gico che la celava al mondo mortale, la Sala degli Aspetti era il luogo pi
accogliente e sicuro che esistesse.
Mentre cos pensava, Neltharion sibil piano, pregustando qualcosa.
Volse lo sguardo cremisi verso il disco. Forse sarebbe stato meglio recarsi
nella Sala proprio in quel momento. Gli altri erano gi tutti l. Il suo piano
poteva finalmente realizzarsi...
"No... non  ancora il momento" dissero le voci, appena percettibili nei
recessi del subconscio. "Dovrai agire solo al momento opportuno, altri-
menti ruberanno quel che ti appartiene..."
Neltharion non poteva permettere che una tale eventualit si verificasse,
non quando era giunto a un passo dal trionfo. "Non adesso" rispose infine
al drago rosso "ma presto... Ti prometto che avverr molto presto..."
"Dovr essere cos" rispose Alexstrasza. "Temo dovr essere cos."
Il drago rosso scivol via dai suoi pensieri veloce come vi era entrato.
Neltharion esit, cercando di stabilire se avesse lasciato trapelare un mini-
mo accenno a quel che stava avvenendo. Le voci comunque lo rassicuraro-
no che si era comportato in modo davvero esemplare.
Il drago nero sollev il disco in alto, poi, con sguardo intenso e soddi-
sfatto, lo fece sparire nel nascondiglio dove lo custodiva al riparo da tutti
gli altri, perfino dai suoi stessi consanguinei.
Presto... sussurr mentre il disco svaniva e un sorriso si allargava sul
volto mostruoso. Molto presto... dopo tutto, ho fatto una promessa...
L'imponente palazzo si ergeva sul ciglio di un precipizio montuoso, af-
facciato su un enorme lago in tempesta, le cui acque erano talmente scure
da sembrare completamente nere. Alberi, irrobustiti per magia dall'apporto
della roccia, creavano elevate torri a spirale, che si ergevano come temibili
guerrieri. Mura di pietre vulcaniche, cementate da giganteschi rampicanti e
radici arboree, circondavano l'immenso edificio. Un centinaio di alberi
possenti erano stati affiancati gli uni agli altri, per realizzare lo scheletro
dell'edificio principale. La struttura arrotondata era stata successivamente
rivestita di pietre e rampicanti.
Una volta, a chiunque vi avesse rivolto lo sguardo, il palazzo e i suoi
dintorni sarebbero apparsi come una delle meraviglie del mondo... ma tutto
era cambiato, soprattutto in tempi recenti. Ora la torre maggiore svettava
decapitata della sua met superiore. Frammenti di pietra annerita e i tralci
penzolanti dei rampicanti attestavano l'intensit dell'esplosione che l'aveva
distrutta. Tuttavia, non era stato soltanto questo ad aver trasformato il pa-
lazzo in un posto da incubo. La causa stava piuttosto in ci che adesso cir-
condava quell'edificio su ogni lato, a eccezione della facciata su cui il lago
infausto pretendeva di esercitare la sovranit.
Era stata una citt magnifica, il culmine della civilt degli elfi della not-
te. Diffuse nel paesaggio quasi ne fossero parte integrante, le case nei
grandi alberi e le estese dimore costruite nella terra stessa avevano creato
uno sfondo suggestivo per il palazzo. L era stata edificata Zin-Azshari -
Gloria di Azshara nell'antico idioma - capitale del regno degli elfi della
notte. L si stagliava una vivace metropoli, i cui abitanti si alzavano ogni
sera per porgere omaggio all'amata regina.
E proprio l, a esclusione di alcune aree cinte da mura a fianco del palaz-
zo, si era verificata la strage di innocenti pi feroce che il mondo avesse
mai visto.
Zin-Azshari era ormai ridotta a un cumulo di rovine. Il sangue delle vit-
time era ancora fresco sugli scheletri crollati delle case. Le dimore negli
alberi torreggianti erano state rase al suolo, mentre quelle edificate nel ter-
reno erano state spianate con l'aratro. Una nebbia densa e verdastra avvol-
geva un paesaggio da incubo. Il fetore di morte impregnava ancora l'aria. I
cadaveri di centinaia di vittime si stavano lentamente decomponendo, un
processo reso ancor pi estenuante e grottesco dalla totale assenza di qual-
siasi creatura necrofaga. Non c'erano n corvi, n topi, e nemmeno insetti a
consumare i corpi lacerati e fatti a pezzi, poich anche gli animali erano o
fuggiti con i pochi superstiti o periti nell'assalto furibondo che si era abbat-
tuto sulla citt.
Ma, bench circondati da una tale carneficina, gli abitanti di Zin-Azshari
non sembravano affatto rendersene conto. Gli esili e longilinei elfi della
notte rimasti in citt continuavano a occuparsi delle proprie faccende den-
tro e attorno al palazzo come se nulla fosse cambiato. Con la scura pelle
violacea e gli abiti variopinti e stravaganti, pareva stessero per partecipare
a una festa importante. Perfino le guardie severe dall'armatura verde bosco,
lungo le mura e i parapetti, sembravano disorientate, poich fissavano l'e-
catombe collettiva senza battere ciglio. Nessun volto esprimeva il minimo
segno di sgomento.
Nessuno manifest paura o ripugnanza alla vista dei giganti mostruosi
che si aggiravano fra le macerie alla ricerca di possibili spie o superstiti.
Centinaia di diabolici guerrieri della Legione Infuocata, protetti da pos-
senti armature, perlustravano Zin-Azshari mentre altre centinaia uscivano
in marcia dai possenti cancelli del palazzo per unirsi ai compagni gi in
caccia al di fuori della citt. Quel grazioso regno era caduto nelle loro grin-
fie e, se si fosse presentata l'occasione, avrebbero setacciato il resto del
mondo, uccidendo chiunque si fosse trovato sul loro cammino.
Alti in media pi di due metri e mezzo, sovrastavano perfino gli elfi del-
la notte, nonostante questi superassero i due metri di statura. Un'intensa
fiammella verdastra circondava costantemente ciascun demone, ma senza
arrecargli alcun danno. La parte inferiore del corpo era stranamente sottile,
per poi svilupparsi considerevolmente all'altezza del torace. I volti orrendi
assomigliavano a teschi zannuti, sormontati da enormi corna. Tutti aveva-
no occhi rosso sangue che scrutavano il paesaggio con avidit. Molti por-
tavano robusti scudi acuminati e mazze o spade lucenti. Erano le Guardie
Ferali, il grosso della Legione.
Sopra di loro, le Guardie dell'Abisso dalle ali di fuoco esaminavano l'o-
rizzonte. Simili ai confratelli al suolo, a parte una lieve differenza nell'al-
tezza e lo sguardo pi intelligente, le Guardie dell'Abisso sfrecciavano su e
gi per Zin-Azshari come avvoltoi in perlustrazione. Di tanto in tanto, una
di loro prendeva il comando delle Guardie Ferali e le spediva ovunque po-
tesse nascondersi qualcuno o qualcosa.
A caccia, al fianco delle Guardie Ferali, c'erano altre spietate creature
della Legione, enormi e orrende mostruosit a quattro zampe che assomi-
gliavano vagamente a lupi o a segugi. Quegli esseri squamosi, dalla ruvida
pelliccia sulla sommit del dorso, procedevano annusando il terreno di-
strutto servendosi di due muscolosi tentacoli che terminavano con ventose.
Erano le bestie ferali, e si precipitavano in mezzo alla carneficina con e-
strema avidit, fermandosi a volte per annusare un corpo devastato prima
di proseguire.
Ma mentre tutto questo si verificava oltre la soglia del palazzo, uno sce-
nario pi silenzioso, anche se non meno terrificante, prendeva forma nella
torre pi meridionale. Al suo interno, una cerchia di Eletti, come si chia-
mavano i servitori della regina degli elfi della notte, era concentrata su un
disegno esagonale inciso sul pavimento. I cappucci dei loro abiti turchesi,
elegantemente decorati, erano calati sugli occhi argentei privi di pupille,
nascondendoli quasi del tutto... occhi che in quel momento si tinsero di un
inquietante bagliore rosso.
Gli elfi sovrastavano il disegno, mormorando ripetutamente le potenti
formule del loro incantesimo. Una malvagia luce verde li circond tutti, e
si insinu fin nei recessi delle loro anime. I corpi erano sconvolti per lo
sforzo prolungato, eppure non vacillavano. Coloro che si erano dimostrati
deboli in passato erano gi stati eliminati. Adesso soltanto i pi vigorosi
ordivano la magia nera evocata dal lago.
Pi veloci stridette una figura da incubo, appena oltre il cerchio lumi-
noso. Stavolta non dobbiamo fallire...
Si spost sulle quattro zampe poderose. Era un colossale demone zannu-
to, con larghe palme artigliate e grandi ali coriacee ripiegate all'indietro.
La coda da rettile, spessa come un tronco d'albero, sbatteva con impazien-
za sul pavimento, causando crepe nella pietra resistente. La verde criniera
fiammeggiante, che fluiva dal suo capo fino all'estremit di ciascuno zoc-
colo, si agitava in modo selvaggio a ogni passo.
Sotto un sopracciglio pronunciato e glabro, orbite sinistre dello stesso
verde nefasto fissarono impassibili l'oscura scena. Colui che comandava
gli elfi della notte in quel compito delicato era abituato a incutere timore,
non a provarlo. Eppure, in quella notte tempestosa, il demone di nome
Mannoroth si sent preda di quell'emozione angosciante. Il suo padrone gli
aveva affidato un incarico e lui aveva fallito. Non era mai accaduto prima.
Lui era Mannoroth, uno dei comandanti scelti dal Grande Abissale...
Ebbene? il demone alato brontol in direzione degli elfi della notte.
Devo forse staccare la testa a un altro di voi, miserabili parassiti?
Un elfo sfregiato, che indossava l'armatura verde bosco delle guardie di
palazzo, os ribattere. La regina non approverebbe, mio signore.
Mannoroth si gir verso l'insolente. Un alito fetido aggred il viso marto-
riato del soldato. Forse la regina si cruccerebbe ugualmente se scegliessi
di donarle la vostra testa, Capitano Varo'then?
 molto probabile rispose l'elfo, senza tradire alcuna emozione sul
volto.
Il demone fece scattare in avanti il pugno carnoso, che poteva contenere
l'intero cranio del Capitano Varo'then, elmetto compreso. Le dita artigliate
del demone cinsero l'elfo, per poi ritrarsi. Il signore della Legione Infuoca-
ta aveva ordinato molto tempo addietro a Mannoroth che la regina degli el-
fi della notte e coloro che erano importanti per lei rimanessero incolumi.
Erano infatti elementi preziosi per il Grande Abissale.
Almeno per il momento.
Varo'then in particolare non poteva essere sfiorato da Mannoroth. Dopo
la morte del consigliere della regina, Lord Xavius, il capitano era diventato
il suo sostituto. Ogni volta che la gloriosa Azshara decideva di non conce-
dere il dono della sua magnifica presenza a coloro che lavoravano nella sa-
la, il capo delle guardie prendeva il posto della sovrana. Varo'then riferiva
succintamente tutto quel che udiva o vedeva alla sua padrona... e negli at-
timi in cui Mannoroth aveva avuto modo di osservare la regina, aveva ca-
pito che non era cos fatua come qualcuno poteva supporre. In lei v'era
un'astuzia che le sue movenze, spesso lascive, erano in grado di celare con
maestria, seppure non completamente. Il demone era curioso di sapere
quale futuro il suo padrone riservasse ad Aszhara, non appena fosse giunto
nel mondo degli elfi.
Se solo fosse riuscito a giungervi realmente.
Il portale che conduceva all'invisibile regno fra i due mondi, dove la Le-
gione Infuocata dimorava sospesa tra un assalto e l'altro, era crollato sotto
un attacco magico. Quella stessa energia aveva sventrato la torre origina-
ria, dove i demoni e gli Eletti avevano complottato. Mannoroth non cono-
sceva ancora esattamente quel che era accaduto, ma molti tra coloro che
erano sopravvissuti alla devastazione avevano accennato a un nemico invi-
sibile tra di loro, responsabile anche della morte del consigliere. Manno-
roth nutriva sospetti su chi potesse essere quell'intruso e aveva gi inviato
predatori per scovarlo. Adesso, per, aveva deciso di concentrarsi unica-
mente sulla ricostruzione del portale, se mai fosse stato possibile.
"No" pens. "Sar possibile."
Eppure, fino a quel momento la fiammeggiante sfera di energia che flut-
tuava al di sopra del disegno magico non aveva fatto altro che bruciare.
Non appena il colosso zannuto aveva guardato all'interno, non aveva av-
vertito n il senso dell'eternit n la presenza dominante del suo padrone.
Mannoroth aveva percepito soltanto il nulla.
Il nulla rappresentava un fallimento e, nella Legione Infuocata, fallimen-
to voleva dire morte.
Gli incantatori si stanno indebolendo osserv il Capitano Varo'then
mitemente. Perderanno nuovamente il controllo della situazione.
Mannoroth cap che il soldato aveva detto la verit. Ringhiando, il de-
mone mostruoso si concentr per unirsi al rituale. L'intromissione scosse
gli Eletti e rischi di rovinare il lavoro compiuto, ma Mannoroth prese il
controllo della situazione e focalizz nuovamente gli sforzi di tutti nell'in-
cantesimo.
Questa volta il tentativo riuscir. Riuscir.
Sotto la sua supervisione, gli stregoni resistettero come mai prima. La
tenacia di Mannoroth li port a uno stato di frenesia. I loro occhi dai rifles-
si cremisi si spalancarono al massimo e i corpi tremarono, per lo sforzo fi-
sico e magico.
Mannoroth fiss trucemente la sfera indocile di energia. Si rifiutava di
trasformarsi, negando l'accesso al suo padrone. Piccole gocce gialle di su-
dore colarono lungo il corpo del demone. Sulla larga bocca da rana schiu-
m un rivolo di bava. Sebbene il fallimento implicasse la separazione dal
Grande Abissale, Mannoroth era sicuro che in un modo o nell'altro sarebbe
stato punito.
Nessuno sfuggiva all'ira di Sargeras.
Con quel pensiero in testa, Mannoroth spinse ancora pi furiosamente
per strappare agli elfi della notte quanto pi potere possibile. Gemiti si le-
varono dalla cerchia...
Improvvisamente, nel centro della sfera infuocata si condens un punto
di oscurit assoluta. Dalle profondit pi nascoste, Mannoroth sent una
voce invadergli la mente, una voce che gli era familiare come la propria.
"Mannoroth... sei tu..."
Ma non era quella di Sargeras.
"S" rispose con riluttanza. "Il varco  di nuovo aperto."
"Abbiamo atteso troppo a lungo..." disse la voce con un tono freddo e
analitico che fece ritirare in s stesso il pur mastodontico demone. "Il
Grande Abissale  deluso di te..."
"Ho fatto tutto il possibile!" Mannoroth protest prima che il buon senso
lo avvertisse della stupidit di quella risposta.
"Il varco dovr essere completamente aperto per lui. Me ne occuper io
stesso. Preparati alla mia venuta, Mannoroth... giunger in questo stesso i-
stante."
Ci detto, il punto di oscurit si fece pi ampio, fino a diventare un'e-
norme vuoto al di sopra del disegno. Il portale non era ancora come il pri-
mo creato dagli elfi della notte, ma colui che aveva parlato dall'altro regno
adesso lo avrebbe rafforzato. Questa volta, non sarebbe stato distrutto.
Inginocchiatevi! rugg Mannoroth. Ancora sotto il suo dominio, gli
stregoni non avevano altra scelta, se non obbedire ciecamente. Un attimo
dopo, le Guardie Ferali e i soldati elfici in servizio fecero altrettanto. Per-
fino il Capitano Varo'then si affrett a inginocchiarsi.
Il demone fu l'ultimo a genuflettersi, ma lo fece con la massima deferen-
za. Temeva il nuovo arrivato quasi quanto temeva Sargeras.
Siamo pronti annunci la nuova presenza. Mannoroth mantenne lo
sguardo fermo sul pavimento. Qualsiasi azione, per quanto insignificante,
che potesse essere interpretata come una sfida, avrebbe decretato la sua fi-
ne. Noi, indegni, attendiamo la tua venuta... Archimonde...
Capitolo due
Il mondo che aveva conosciuto, il mondo che tutti loro avevano cono-
sciuto, non esisteva pi. La regione centrale del continente di Kalimdor era
una pianura devastata. Dispersi in ogni direzione, i demoni avevano com-
piuto una carneficina sulla compiaciuta, logorata civilt degli elfi della not-
te. Erano morti a centinaia, forse anche a migliaia, e la Legione Infuocata
proseguiva ancora inesorabile.
Ma non sono ovunque Malfurion Stormrage dovette ricordare a se
stesso. Qui siamo riusciti a fermarli, perfino a ricacciarli indietro.
L'ovest era diventato il luogo di maggior concentrazione della resistenza
alla tremenda invasione. Buona parte del merito andava attribuito allo stes-
so Malfurion, poich era stato il principale artefice della distruzione
dell'incantesimo con cui gli Eletti avevano isolato l'energia del Pozzo
dell'Eternit da coloro che vivevano all'esterno del palazzo di Azshara.
Malfurion aveva affrontato Lord Xavius, il consigliere della regina, e l'a-
veva eliminato in un combattimento epico.
Tuttavia, nonostante Lord Kur'talos Ravencrest, signore della Fortezza
di Black Rook e comandante delle forze elfiche, avesse riconosciuto da-
vanti ai capi riuniti l'apporto fondamentale di Malfurion, quest'ultimo non
si sentiva affatto un eroe. Nello scontro era stato tratto diverse volte in in-
ganno da Lord Xavius e l'elfo era riuscito a sconfiggere il bieco consigliere
e i demoni di cui era al servizio soltanto grazie all'intervento dei suoi ami-
ci.
Con la sua chioma fluente di un brillante verde scuro, che gli arrivava
fino alle spalle, Malfurion Stormrage si distingueva dagli altri elfi della
notte. Soltanto il suo gemello Illidan, che condivideva i medesimi linea-
menti sottili, quasi lupeschi, attirava pi attenzione. Gli occhi di Malfurion
erano completamente argentei, com'era tipico della sua razza, mentre Illi-
dan aveva scintillanti globi ambrati, che si diceva fossero presagio di gran-
di imprese future. Naturalmente Illidan era solito indossare gli abiti sgar-
gianti tipici della sua gente, mentre Malfurion preferiva indumenti pi so-
bri: una tunica di tessuto, un giustacuore e calzoni in pelle, stivali all'altez-
za del ginocchio. Malfurion, che ormai aveva intrapreso il cammino del
druidismo, orientato verso la natura, si sarebbe sentito ridicolo se avesse
cercato di essere in comunione spirituale con gli alberi, la fauna e la terra
della foresta, agghindato come un presuntuoso cortigiano in procinto di
partecipare a un magnifico ballo.
Accigliandosi, Malfurion cerc per la millesima volta di porre fine a
quei pensieri cos futili. Il giovane elfo della notte si era recato in quel luo-
go solitario nella foresta ancora intatta di Ga'han per calmare la mente e
concentrarsi per i giorni a venire. L'enorme schieramento radunato da Lord
Ravencrest si sarebbe presto messo in marcia, anche se nessuno sapeva an-
cora in quale direzione. La Legione Infuocata avanzava su cos tanti fronti
che l'esercito del nobile avrebbe potuto viaggiare in lungo e in largo nel
regno e affrontare battaglie senza sosta, senza registrare alcun progresso.
Ravencrest aveva riunito i migliori strateghi del suo esercito per discutere
il modo migliore di ottenere una vittoria decisiva e rapida. Ogni ulteriore
esitazione poteva costare molte altre vite innocenti.
Malfurion aggrott ulteriormente le sopracciglia nell'ennesimo tentativo
di trovare la pace interiore. Lentamente, i suoi pensieri si acquietarono ab-
bastanza da consentirgli di sentire il fruscio delle foglie. Poi ud i discorsi
degli alberi. A fatica Malfurion era capace di dialogare con loro, ma per il
momento si accontent di ascoltare le loro conversazioni quasi musicali.
La foresta possedeva una diversa percezione del tempo e ci era partico-
larmente evidente se si osservavano gli alberi. Questi sapevano della guer-
ra in corso, ma ne parlavano in termini astratti. Sebbene fossero consape-
voli e preoccupati per le altre foreste abbattute dai demoni, le divinit dei
boschi non avevano fino ad allora fornito alcun motivo perch gli alberi si
allarmassero seriamente. Se il pericolo fosse diventato pi pressante, cer-
tamente lo avrebbero ravvisato al pi presto.
Il loro appagamento infastid di nuovo Malfurion. La minaccia che la
Legione Infuocata incarnava per tutte le forme di vita, e non solo per gli el-
fi della notte, era evidente. Cap che la foresta potesse non comprendere
appieno la minaccia che incombeva su di lei, ma certamente avrebbero do-
vuto intuirla i suoi protettori.
Ma dove erano Cenarius e gli altri?
La prima volta che aveva deciso di accostarsi al druidismo, e a un tipo di
vita che nessuno fra i suoi pari aveva mai scelto prima, Malfurion si era
inoltrato a fondo in questa foresta, nei dintorni della citt di Suramar, alla
ricerca del leggendario semidio. Non sapeva cosa lo inducesse a sperare di
scorgere quella creatura, visto che nessuno vi era mai riuscito, ma alla fine
aveva trovato Cenarius. Questo di per s era gi sorprendente, ma quando
il signore della foresta si era offerto di insegnargli, Malfurion non poteva
credervi.
Cos, per diversi mesi, Cenarius era stato il suo shan'do, il suo onorevole
maestro. Da lui, Malfurion aveva appreso come attraversare il Sogno di
Smeraldo, quel luogo sospeso fra il piano mortale e il sonno, e come evo-
care le forze della natura per creare gli incantesimi. Quegli stessi precetti
avevano svolto un ruolo straordinario non soltanto per la sopravvivenza di
Malfurion, ma per quella di tutti gli altri difensori.
Perch dunque Cenarius e le altre divinit dei boschi non avevano soste-
nuto con la loro forza prodigiosa i difensori disperati?
Ah! Sapevo di trovarti qui!
Malfurion individu immediatamente il nuovo venuto dalla voce, cos
simile alla sua. Smise di ricercare l'equilibrio interiore e si alz, salutando
l'altro con aria seria. Illidan! Qual  il motivo della tua venuta?
Perch, la mia visita forse ti disturba? Come sempre, il gemello di
Malfurion teneva i capelli blu notte legati in una coda. In contrasto con il
passato, Illidan indossava calzoni in pelle e un giustacuore aperto, entram-
bi neri come gli stivali alti e lucidi. Attaccato al giustacuore e ciondolante
giusto all'altezza del cuore v'era un piccolo distintivo, sul quale era stata
incisa la testa di un uccello nero, circondata da un cerchio cremisi.
Gli abiti erano nuovi, una sorta di uniforme. Il simbolo sul distintivo era
l'emblema del casato di Kur'talos Ravencrest... il nuovo protettore di Illi-
dan.
Lord Ravencrest far un importante annuncio all'imbrunire, fratello. Ho
dovuto alzarmi presto per trovarti e accompagnarti in tempo per ascoltar-
lo.
Come la maggioranza degli elfi della notte, Illidan era ancora abituato a
dormire durante gran parte del giorno. Malfurion, invece, aveva imparato a
fare esattamente il contrario in modo da attingere alle forze che permeava-
no il mondo naturale. In verit, avrebbe potuto studiare il druidismo anche
di notte, ma il giorno era il periodo in cui il legame della sua gente con il
Pozzo dell'Eternit era pi debole. Ne derivava una minore probabilit di
affidarsi alla magia elfica per lanciare un incantesimo la prima volta, come
succedeva soprattutto all'inizio della sua formazione. Ormai, si sentiva pi
a suo agio con la luce che nell'oscurit.
Stavo comunque per tornare indietro disse Malfurion, raggiungendo il
fratello.
La tua assenza sarebbe sembrata inopportuna. Lord Ravencrest non
gradisce disordini o ritardi di nessun genere, specie da parte di coloro che
sono essenziali per i suoi piani. Dovresti saperlo bene, Malfurion.
Sebbene le loro strade nello studio della magia avessero preso direzioni
opposte, i fratelli erano entrambi esperti nel percorso prescelto. Dopo che
Illidan l'aveva salvato da un demone, il signore della Fortezza di Black
Rook lo aveva nominato suo stregone personale, carica generalmente affi-
data a un veterano delle Guardie della Luna, i maestri maghi degli elfi del-
la notte. Anche Illidan aveva svolto un ruolo determinante nel contrastare
l'avanzata dei demoni verso ovest. Aveva assunto il comando delle Guar-
die della Luna dopo la morte del loro capo, guidando efficacemente i loro
poteri contro gli invasori.
Ho dovuto lasciare Suramar replic Malfurion. Mi sentivo assediato.
Non riuscivo pi a percepire la foresta.
Met degli edifici di Suramar sono stati costruiti negli alberi vivi. Qual
 la differenza?
Come poteva spiegare a Illidan le sensazioni che assillavano sempre pi
la sua mente? Mano a mano che approfondiva la sua arte, Malfurion diven-
tava pi sensibile nei confronti di ogni elemento del mondo reale. Nel folto
della foresta, avvertiva l'abituale tranquillit degli alberi, delle rocce, degli
uccelli... di ogni cosa.
Nella citt, Malfurion captava le fievoli e quasi folli emanazioni prove-
nienti da ci che il suo popolo aveva trasformato. Gli alberi che adesso e-
rano case, la terra e la roccia che erano state spostate e scavate per rendere
l'area abitabile per gli elfi della notte... non erano pi quelli della natura. I
loro pensieri erano confusi. Non riuscivano neppure a comprendere se
stessi, tanto erano stati trasformati dai costruttori. Malfurion intuiva
quell'anomalia ogni volta che camminava per la citt, tuttavia sapeva an-
che che la sua gente, come i nani e le altre razze, aveva il diritto di creare
la propria civilt. Non commetteva alcun crimine nel costruire case o nel
rendere la terra utilizzabile per i propri scopi. Dopo tutto, gli animali si
comportavano allo stesso modo...
Eppure lo sconforto che provava si acuiva ogni volta.
Torniamo alle nostre cavalcature? chiese Malfurion, anticipando di
proposito qualsiasi risposta alla domanda del fratello.
Illidan sorrise soddisfatto, poi annu. I gemelli procedettero fianco a
fianco in silenzio sull'altura boscosa. Ultimamente, capitava spesso che i
due non avessero molto da dirsi, se non su questioni riguardanti la guerra
in corso. Se prima agivano di solito come un unico individuo, i gemelli a-
vevano ora meno affinit tra loro di quanta ne avessero a volte con gli e-
stranei.
Il drago vuole congedarsi da noi, probabilmente non appena il sole sar
tramontato osserv Illidan all'improvviso.
Malfurion non lo aveva saputo. Si ferm per guardare il fratello con aria
incredula. Quando ha annunciato la sua dipartita?
Fra i pochi potenti alleati degli elfi della notte v'era il mastodontico dra-
go rosso Korialstrasz. Il giovane ma possente colosso, che si diceva fosse
un consorte della Regina dei Draghi, Alexstrasza, era giunto fra loro in-
sieme a Krasus, il mago dalla chioma argentea che completava la coppia di
misteriosi viaggiatori. Korialstrasz e Krasus erano in qualche maniera o-
scura legati l'uno all'altro, ma Malfurion non aveva ancora scoperto in che
modo. Aveva unicamente constatato che ovunque si recasse la pallida e
smunta figura vestita di grigio, il gigante alato la seguiva. Insieme, aveva-
no dimostrato una forza irresistibile, che aveva seminato il panico fra i
demoni e spianato la strada all'avanzata dell'armata dei difensori.
Quando per erano separati, Krasus e Korialstrasz sembravano entrambi
sul punto di morire...
Malfurion aveva deciso di non immischiarsi nelle loro vicende personali,
in parte per la loro scelta di aiutare gli elfi della notte, ma anche perch nu-
triva rispetto e affetto per entrambi. Adesso, per, Korialstrasz intendeva
andarsene e la sua perdita si sarebbe rivelata un disastro per gli elfi.
Maestro Krasus andr insieme a lui?
No, rimarr accanto al Maestro Rhonin. Illidan pronunci l'ultimo
nome con lo stesso rispetto dimostrato da Malfurion per Krasus. Rhonin
dalla rossa chioma era giunto insieme all'anziano mago da una terra scono-
sciuta, un luogo del quale entrambi a volte parlavano brevemente quando
rievocavano i fatti che li avevano visti protagonisti di un'altra guerra con-
tro la Legione Infuocata. Come Krasus, Rhonin era un mago di profonda
cultura, anche se sembrava molto pi giovane. L'incantatore barbuto in-
dossava abiti blu da viandante, quasi altrettanto tradizionali di quelli di
Malfurion, ma non era unicamente questo a distinguerlo dagli altri. Krasus
poteva essere scambiato per un elfo della notte, sebbene molto malato e di-
afano, ma Rhonin, pallido allo stesso modo, apparteneva a una razza che
nessuno aveva riconosciuto. Si definiva un "umano", ma alcune Guardie
della Luna avevano dichiarato che secondo i loro studi si trattava di una
qualche modificazione di un nano cresciuto un po' pi del dovuto rispetto
ai suoi compagni.
Qualunque fosse la sua natura, Rhonin si era dimostrato altrettanto indi-
spensabile di Krasus e del drago. Rhonin utilizzava la magia del Pozzo con
un'intensit e una maestria inarrivabili anche per le Guardie della Luna.
Cosa pi importante, Rhonin aveva preso Illidan sotto la sua ala e gli ave-
va insegnato molto. L'elfo della notte era convinto che ci fosse avvenuto
perch Rhonin si era accorto delle sue potenzialit, ma Malfurion aveva in-
tuito che lo straniero col mantello avesse agito cos anche per frenare l'im-
petuosit del suo gemello. Abbandonato a se stesso, Illidan tendeva a met-
tere a repentaglio non soltanto la propria vita, ma anche quella degli altri.
 una cattiva notizia, Illidan.
Certamente ribatt l'altro ma faremo in modo di adattarci al cambia-
mento. Sollev la mano per permettere a Malfurion di vedere: un alone
rosso la circond. Disponiamo di abbastanza poteri anche senza di lui.
Illidan lasci svanire il riverbero. Anche se sembri piuttosto restio a uti-
lizzare appieno ci che Cenarius ti ha insegnato.
Per pieno utilizzo, Illidan intendeva una serie di incantesimi in grado di
seminare distruzione non solo tra le fila nemiche, ma anche nel paesaggio
e in ogni elemento che gli fosse capitato sotto tiro. Illidan non aveva anco-
ra capito che il druidismo esigeva di lavorare per mezzo dell'equilibrio
tranquillo della natura, non di sconvolgerlo.
Far quel che posso nel modo che mi  concesso. Se tu...
Ma Malfurion non prosegu oltre poich, in quel momento, una figura
infernale si lanci su di loro.
La Guardia Ferale spalanc le orribili fauci ed emise un ruggito in dire-
zione dei gemelli. La sua armatura infuocata non trasmise alcun senso di
calore a Malfurion, al contrario gli raggel il sangue fin nei recessi pi
profondi dell'anima. Il demone cornuto brand la spada e la rivolse contro
l'avversario pi vicino, Illidan.
No! Malfurion spinse il fratello da una parte e al contempo invoc la
foresta e il cielo affinch giungessero in suo aiuto.
Un vento improvviso e intenso si abbatt sul demone, sbalzandolo indie-
tro di diversi metri, come fosse una foglia. La creatura demoniaca cadde
contro un albero e ne spacc il tronco, poi scivol a terra.
Simili ai tentacoli di un gigantesco calamaro, le radici di ciascun albero
si avvolsero attorno all'attaccante sbalordito. La creatura tent di rialzarsi,
ma le gambe, le braccia, il torso e la testa erano bloccati contro il terreno.
Si dimen furiosamente, ma non riusc a far altro che allentare la sua presa
sulla spada.
Tenendo il demone immobilizzato, le radici riaffondarono con gran ve-
locit nel terreno, attraversando il corpo della Guardia Ferale.
Un sibilo affannoso fu tutto ci che sfugg al mostruoso assassino, prima
che le radici gli staccassero la testa dal corpo. Un fluido verde fuoriusc
dalle tremende ferite. Come un rompicapo che qualcuno avesse appena
scomposto, le parti del demone si dispersero attorno alle sue vittime man-
cate.
Tuttavia, mentre Malfurion era ancora alle prese con il primo demone,
altre due Guardie Ferali atterrarono dagli alberi. Illidan si lasci andare a
un'imprecazione, poi si alz in piedi per aggredire il nemico a lui pi vici-
no.
Un demone in procinto di colpirlo, rivolse improvvisamente il bastone
verso Malfurion e gli assest un colpo violento sul capo.
Subito Malfurion not qualcosa di strano. Mentre i capelli ondeggiavano
nel vento, l'elfo cominci a guardare oltre la sua spalla.
Una belva gigantesca a quattro zampe si avvent su di lui. Due tentacoli
famelici muniti di ventose si protesero verso il petto dell'elfo. Enormi zan-
ne ingiallite occuparono tutta la visuale di Malfurion. Un fetore simile a
quello di carne putrida aggred le sue narici.
Da un luogo imprecisato, al di fuori del suo campo visivo, Malfurion ud
Illidan gridare, interrotto da un suono che ricordava vagamente il latrato di
un segugio.
Erano stati ingannati e presi alla sprovvista dall'attacco frontale, in modo
che un nemico ancor pi temibile potesse attaccarli alle spalle. Le creature
infernali avevano atteso il momento giusto per balzare addosso alle prede.
Malfurion strepit, mentre le ventose vampiresche strappavano via la
magia dal suo corpo, come presto i denti gli avrebbero lacerato la carne. Le
belve ferali costituivano un nemico particolarmente insidioso per gli incan-
tatori, poich davano la caccia a quelli dotati di poteri magici per prosciu-
garli, fino a ridurli come gusci vuoti. Cosa ben peggiore, se alimentati da
una quantit sufficiente di energia, i segugi demoniaci si moltiplicavano in
gran numero, creando un'epidemia del male.
Malfurion cerc di liberarsi dalla presa dei tentacoli, ma avevano ormai
aderito alla sua carne. L'elfo sent le energie svanire...
... Poi, quello che gli sembr essere il picchiettio della pioggia, riemp le
sue orecchie.
La belva ferale vacill. I tentacoli lasciarono la presa penzolando nell'a-
ria finch, dopo aver emesso un forte lamento, il demone si accasci late-
ralmente e quasi croll sul braccio di Malfurion.
L'elfo spazz via le lacrime con un battito di ciglia, poi scopr pi di una
dozzina di dardi affilati infilzati nella carne della belva. Ciascuna freccia
era stata scagliata da una mano esperta in modo da colpire i punti pi vul-
nerabili. Il demone era morto ancor prima di cadere a terra.
Dal folto della foresta giunsero pi di una ventina di soldati in armatura
grigio-verde, in sella a enormi felini con i denti a sciabola chiamati "pante-
re della notte". I mastodontici animali sfrecciarono tra gli alberi con un'a-
gilit e una prontezza ineguagliabili da alcun'altra creatura.
Sparpagliatevi! grid un giovane ufficiale la cui voce sembr familia-
re a Malfurion. Assicuratevi che non vi siano altri demoni attorno!
I soldati si mossero rapidi, ma con cautela. Malfurion apprezz la loro
circospezione, poich sapeva che durante il giorno i militari non erano nel
pieno delle forze. Tuttavia, il druido non poteva negare che avessero co-
munque notevoli capacit, soprattutto ora che gli avevano salvato la vita.
L'ufficiale raggiunse Malfurion e ordin alla cavalcatura sibilante di
fermarsi. Anche i felini non gradivano il passaggio dalla notte al giorno,
ma lentamente si stavano abituando al cambiamento.
 questo dunque il mio destino? chiese l'elfo dalle fattezze leggermen-
te appesantite. Sembrava osservare Malfurion con profondo interesse, an-
che se quest'ultimo sapeva che quell'impressione era dovuta unicamente al
taglio particolarmente affilato degli occhi argentei dell'ufficiale. Impedire
che voi due rimaniate uccisi? Avrei dovuto supplicare Sua Signoria Ra-
vencrest perch mi permettesse di proseguire il mio incarico nel Corpo di
Guardia di Suramar.
Ma in tal caso quest'evento avrebbe avuto un esito differente, Capitano
Shadowsong rispose Malfurion.
Il soldato sospir stanco. No... non sarebbe accaduto, poich Lord Ra-
vencrest non mi avrebbe mai permesso di unirmi nuovamente al Corpo di
Guardia! Sembra sia convinto che Madre Luna in persona mi abbia inve-
stito del compito di proteggere i suoi incantatori personali!
Capitano, siete tornato a Suramar insieme a me, un druido, una sacer-
dotessa novizia di Elune, un mago misterioso... e un drago. Temo che vi
abbiamo segnato agli occhi di Lord Ravencrest e degli altri comandanti.
Non potranno pi considerarvi come un semplice ufficiale del Corpo di
Guardia.
Shadowsong fece una smorfia. Non sono certo un eroe, Maestro Malfu-
rion. Voi e gli altri avete ucciso demoni con un semplice movimento della
mano. Io mi limito a far s che le vostre teste rimangano al loro posto, in
modo da permettervi di continuare a svolgere il vostro lavoro.
Jarod Shadowsong aveva avuto la sfortuna di catturare Krasus mentre
questi stava cercando di entrare a Suramar. Il mago si era servito del capi-
tano per ottenere l'aiuto di cui necessitava, la qual cosa aveva portato come
risultato quello di far riunire finalmente Malfurion a tutti gli altri, compre-
so Korialstrasz. Con grande disappunto del valoroso ufficiale, la sua dedi-
zione al dovere lo aveva spinto a scortare il prigioniero nel corso dell'intera
vicenda. Questo, pi di ogni altro particolare, era rimasto impresso nella
memoria di Lord Ravencrest non appena aveva deciso che i suoi incantato-
ri personali necessitavano di una scorta. Jarod Shadowsong si era cos ri-
trovato volontariamente a guidare un contingente di abili soldati, la
maggior parte dei quali aveva molta pi esperienza di lui.
Non c'era alcun bisogno del vostro intervento sbott Illidan, avvici-
nandosi al fratello. Avevo la situazione sotto controllo.
Ho solo rispettato gli ordini ricevuti, Maestro Illidan. A dire il vero,
sono riuscito a scorgervi a stento mentre vi allontanavate dal gruppo, con-
tro gli ordini del comandante. Shadowsong spost nuovamente lo sguardo
su Malfurion. E non appena mi sono reso conto da quanto tempo vi era-
vate assentati...
Mmmh fu tutto ci che Illidan si limit ad aggiungere. Come accade-
va ormai raramente negli ultimi tempi, i due fratelli si ritrovarono d'accor-
do. A nessuno dei due importava della richiesta di Lord Ravencrest di te-
nerli costantemente sotto controllo. Ci non faceva che acuire in loro il de-
siderio di fuggire. Nel caso di Malfurion, ci era dovuto alla sua vocazione
cos speciale; per quanto riguardava Illidan, invece, ci dipendeva dalla
sua impazienza di fronte alle riunioni infinite. Illidan non era interessato ai
piani bellici. Voleva unicamente avere l'opportunit di essere messo in
condizione di uccidere quanti pi demoni possibile.
Questa volta, per... era quasi accaduto che fossero i demoni a uccidere
lui. N lui n Malfurion erano riusciti ad avvertirne la presenza, particolare
insolito e inquietante. La Legione Infuocata aveva quindi escogitato un
modo con cui mimetizzare meglio i suoi sicari nell'ambiente circostante.
Perfino la foresta aveva mostrato di non accorgersi della presenza oscura
che si nascondeva al suo interno e questo fatto non lasciava presagire nulla
di buono per il futuro della loro lotta.
Uno dei soldati si avvicin a Shadowsong. Fece il saluto militare, poi
disse: La zona  libera, capitano. Non c' traccia di nessun'altra....
Un urlo lacerante riecheggi nella foresta.
Malfurion e Illidan si voltarono e presero a correre verso il luogo da cui
era venuto l'urlo. Jarod Shadowsong apr la bocca per fermarli, ma poi la
serr di nuovo e incit la cavalcatura a seguirli.
Non fu necessario allontanarsi di molto. Poco oltre, nel bel mezzo della
foresta, il gruppo ormai riunitosi si ferm di fronte a uno scenario racca-
pricciante. Una delle pantere della notte giaceva riversa a terra, sventrata,
con le interiora in vista. Gli enormi occhi vitrei dell'animale fissavano im-
passibili il cielo. Il felino doveva essere morto al massimo da un paio di
minuti.
Ma non era stato l'animale a produrre il grido straziante, bens un solda-
to, che oscillava trafitto dalla sua stessa spada, conficcata su una quercia
maestosa. Gli arti inferiori del militare penzolavano a diversi metri di di-
stanza da terra. Come quello del felino, il torace del soldato era stato aper-
to metodicamente, nonostante l'armatura. Ai suoi piedi giaceva gran parte
delle viscere. La bocca era spalancata e gli occhi presentavano lo stesso
sguardo immobile dell'animale.
Illidan si guard attorno freneticamente, ma Malfurion pose una mano
robusta sulla spalla del fratello e scosse la testa. Facciamo come dice il
capitano. Torniamo indietro. Adesso.
Prendete il cadavere ordin Shadowsong, il cui volto aveva perso par-
te del pigmento viola. Poi indic in direzione dei gemelli. Voglio che i
due incantatori abbiano immediatamente una scorta al loro seguito! Si
chin verso i fratelli e aggiunse con una certa impazienza: Se non vi di-
spiace, ovviamente.
Malfurion tenne a freno il gemello da eventuali osservazioni. I due in-
cantatori si diressero obbedienti verso le cavalcature, sempre circondati
dalla scorta che sembrava agire come un branco di lupi attorno alla preda.
Malfurion e Illidan disponevano di pi poteri di tutti quei soldati messi as-
sieme, eppure ironicamente con ogni probabilit sarebbero morti, se non
fosse stato per l'intervento di Jarod Shadowsong.
"Abbiamo ancora tanto da imparare" riflett il giovane druido, avvici-
nandosi alla pantera della notte. "Ho ancora tanto da imparare."
Ma sembrava che i demoni non intendessero concedere a nessuno il
tempo necessario per quell'apprendistato.
Krasus era vissuto ben pi di chiunque altro gli fosse accanto. La sua sa-
goma allampanata, dalla chioma argentea, lasciava intuire la vasta saggez-
za acquisita nel corso della sua esistenza, ma soltanto osservando intensa-
mente i suoi occhi si poteva cogliere appieno la profondit pi autentica
del suo sapere e della sua esperienza.
Gli elfi della notte lo reputavano un esemplare un po' insolito della loro
razza, una sorta di elfo dalla chioma pallida. Assomigliava abbastanza a
uno di loro, anche se i suoi occhi erano pi simili a quelli di un nano, per-
ch avevano le pupille. I suoi ospiti avevano accettato le sue deformit
come segni di un potente legame con la magia. Krasus era in grado di do-
minare una quantit ben maggiore di magia rispetto a tutte le celebrate
Guardie della Luna messe insieme e ci grazie a un segreto molto sempli-
ce.
Krasus non era n un elfo della notte n semplicemente un elfo... Krasus
era un drago.
E non un drago qualsiasi, ma la versione pi anziana del colosso con cui
passava la maggior parte del proprio tempo, Korialstrasz.
Il mago incappucciato non era giunto insieme a Rhonin da una terra lon-
tana, come aveva dichiarato agli altri. In realt, lui e l'umano erano giunti
da un'epoca molto distante nel futuro, un'epoca successiva a una seconda e
decisiva battaglia contro la Legione Infuocata. Non erano per giunti fin l
per loro scelta. I due stavano esaminando una strana anomalia che era
comparsa in una zona montagnosa delle loro terre, quando l'anomalia stes-
sa li aveva fagocitati, depositandoli poi nell'antica Kalimdor dopo un viag-
gio nel tempo e nello spazio.
N erano gli unici a essere giunti fin l. Un orco, il guerriero veterano
Broxigar, era stato anche lui risucchiato dall'anomalia. Il popolo di Brox
aveva anch'esso combattuto contro i demoni in quella seconda occasione e
il suo comandante lo aveva inviato insieme a un compagno per indagare
sull'incubo che aveva sconvolto uno sciamano della loro razza. Imbrigliato
nelle forze dell'anomalia, il compagno di Broxigar ne era rimasto travolto e
l'orco pi anziano aveva dovuto cavarsela da solo, una volta arrivato nel
passato.
Il caso aveva voluto che il drago, l'umano e l'orco, un tempo nemici, fi-
nissero per unire le proprie forze. Ma il caso non aveva loro concesso la
possibilit di poter tornare nel futuro e ci, pi di ogni altra cosa, preoccu-
pava Krasus.
Sei ancora in preda ai tuoi affannosi pensieri? borbott Korialstrasz.
Sono semplicemente preoccupato per la tua imminente partenza rispo-
se Krasus al suo io pi giovane.
Il drago rosso annu. I due si trovavano sulla sommit dei massicci e ro-
busti bastioni della Fortezza di Black Rook, l'imponente cittadella dalla
quale Lord Ravencrest distribuiva gli ordini alle forze radunate contro il
nemico. In contrasto con le vivaci e sfarzose dimore dei suoi concittadini,
la residenza di Lord Ravencrest era molto spartana. La Fortezza di Black
Rook era stata scavata in una durissima roccia nera, per creare un edificio
di una solidit impareggiabile. Tutte le sale ai piani inferiori e superiori e-
rano state progettate per resistere agli attacchi pi violenti, ed erano in
molti a pensare che la Fortezza di Black Rook fosse un edificio inespugna-
bile.
Per Krasus, che conosceva la furia mostruosa della Legione Infuocata,
era un ennesimo castello di carta destinato a essere spazzato via come tutti
gli altri.
Non vorrei andarmene disse il drago rosso ma avverto uno strano si-
lenzio tra i nostri simili. Non riesco nemmeno a contattare la mia amata
Alexstrasza. Tu dovresti pi di ogni altro comprendere il mio bisogno di
sapere la verit.
Korialstrasz era consapevole del fatto che il suo compagno fosse un dra-
go come lui, ma non era riuscito a capire il collegamento fra s e l'altro.
Soltanto la sua regina e compagna Alexstrasza, la Madre della Vita, aveva
compreso la verit, senza per riferirla al nuovo consorte. Era stato per fa-
re un favore a Korialstrasz, o meglio, al suo io pi anziano.
Anche Krasus percepiva quel vuoto e intuiva dunque che il suo io pi
giovane dovesse andare nella terra dei draghi per scoprire il motivo di quel
silenzio, anche se sapeva che ci costituiva un rischio per entrambi. Insie-
me, rappresentavano una forza portentosa e molto stimata da Lord Raven-
crest. Mentre Korialstrasz sbaragliava i demoni con il suo soffio infuocato,
Krasus moltiplicava quelle stesse fiamme trasformandole in vere e proprie
tempeste che uccidevano altre centinaia di nemici in un'unica vampata.
Quando erano separati, per, venivano colti ambedue da un malessere che
li rendeva deboli e inermi.
Le ultime tracce di sole scomparvero all'orizzonte. L'area attorno all'edi-
ficio gi brulicava di attivit. Gli elfi della notte non osavano mostrarsi
contenti, n di giorno n di notte. Troppi erano deceduti subito, a causa
delle loro abitudini. Senza dubbio, l'oscurit era sempre preferibile alla lu-
ce del giorno, poich cos come si sentivano rafforzati dal Pozzo dell'Eter-
nit, gli elfi della notte erano altrettanto rinvigoriti dalla stelle e dalla luna.
Stavo pensando disse Krasus, lasciando che il vento accarezzasse i
suoi lineamenti sottili. L'immensa mole impediva a Korialstrasz di entrare
nella Fortezza di Black Rook. La struttura massiccia del torrione, per, gli
permetteva di starsene appollaiato in cima. Di conseguenza, anche Krasus
aveva deciso di dormire l, al riparo di una leggera coperta di tela. Il mago
inoltre consumava i suoi pasti sui bastioni e vi passava la maggior parte
del tempo di veglia, scendendo soltanto quando la sua presenza era richie-
sta altrove. Per altre questioni importanti, si rivolgeva a Rhonin, l'unico ol-
tre a lui che comprendesse davvero la situazione.
Potrebbe esserci un modo per viaggiare uno a fianco all'altro prosegu.
Non vedo l'ora di conoscerlo.
Puoi darmi almeno una scaglia?
Il drago dispieg le ali e cominci a scrollarsi come un enorme cane. Le
squame sbatterono con cadenza ritmica. Il gigante cremisi corrug l'ampia
fronte e ascolt, poi volt il collo serpeggiante per esaminare un'area vici-
na alla zampa posteriore destra. Credo che qui ve ne sia una.
I draghi generalmente perdevano le scaglie come altre creature perdono
il pelo. Le aree scoperte solitamente si indurivano e si trasformavano col
tempo in nuove squame. A volte, se se ne staccava pi d'una contempora-
neamente, il drago doveva prestare molta attenzione, poich la pelle sco-
perta diventava in quell'occasione pi facilmente soggetta all'avvelena-
mento o alle ferite.
Vorrei averla... se me lo concedi.
A chiunque altro Korialstrasz avrebbe negato il permesso, ma si fidava
di Krasus come fosse un altro se stesso. Prima o poi, Krasus sperava di po-
tere rivelargli la verit, ammesso e concesso che fossero vissuti ancora a
lungo.
Eccola,  tua rispose prontamente Korialstrasz. Poi si gratt la parte
interessata con la zampa posteriore. Poco dopo, la scaglia cadde a terra.
Krasus la raccolse e la esamin, ritenendola adatta allo scopo. Poi solle-
v lo sguardo sul compagno. Adesso ti dar in cambio qualcosa di mio.
Non  necessario che tu lo faccia.
Ma il mago la pensava diversamente. Per lui sarebbe stato di cattivo au-
spicio se fosse accaduto qualcosa al suo io pi giovane a causa delle inter-
ferenze con il passato. Invece lo , credimi.
Il mago tenne da una parte la squama, poi fiss la sua mano sinistra e si
concentr.
Le dita sottili ed eleganti improvvisamente si fecero nodose, diventando
quelle di un rettile. Alcune scaglie ne ricoprirono la carne, partendo dai
polpastrelli, poi gi fino a rivestire tutta la mano fino all'altezza del polso.
Artigli affilati e ricurvi apparvero al posto di quelle che un tempo erano
state unghie piatte...
Durante la trasformazione, Krasus venne sopraffatto da un dolore lanci-
nante, che lo sconquass facendolo quasi crollare a terra. Istintivamente,
Korialstrasz protese un arto verso di lui, ma il mago glielo imped, mini-
mizzando il pericolo. Sopravviver allo sforzo!
Con respiro affannoso, e ancora in preda a dolori atroci, Krasus afferr
la palma ormai trasformata e prese a strapparne le piccole scaglie, che per
opposero resistenza alle sue fatiche. Infine, il mago strinse i denti e si con-
centr su due scaglie soltanto, tirandole pi forte che poteva.
Le due scaglie infine si staccarono, provocando un'ampia fuoriuscita di
sangue. La figura emaciata deglut a fatica e ritrasform immediatamente
la mano, sentendo cos il dolore attenuarsi.
Krasus ignor la ferita che si era procurato ed esamin i risultati ottenu-
ti. I suoi occhi, pi vigili di quelli di qualsiasi elfo della notte, presero a
controllare possibili, impercettibili imperfezioni.
Sai bene che il male che ci affligge entrambi impedisce a te di tornare
nella tua forma originaria e a me di assumere sembianze diverse da quelle
di un drago borbott Korialstrasz. Hai corso un rischio tremendo in que-
sto tentativo.
Era necessario rispose Krasus. Rigir assorto una delle due scaglie.
Questa qui  danneggiata mormor, abbandonandola al vento ma l'altra
 intatta.
Cosa intendi farne?
Fidati di me.
Il drago sbatt le palpebre. Ho forse mai dubitato di te?
Il mago prese la piccola scaglia fra le mani e la deposit nel punto in cui
Korialstrasz si era liberato delle propria. La zona era ancora arrossata, de-
licata e abbastanza grande da poter diventare il facile bersaglio di una frec-
cia.
Krasus sussurr parole pi antiche dei draghi e posizion la scaglia al
centro della superficie scoperta.
La squama assunse una sfumatura giallo intenso mentre aderiva alla pel-
le del drago. Korialstrasz si lasci sfuggire un gemito soffocato, ma per il
resto rimase completamente impassibile. Gli occhi del drago rosso segui-
rono concentrati le azioni del compagno.
Krasus inton ripetutamente le arcane parole, intensificando il ritmo a
ogni ripetizione. La scaglia pulsava intensamente e sembrava crescere di
dimensioni. In pochi istanti, divent quasi identica a quelle che la circon-
davano.
Aderir presto alla tua pelle lo avvert Krasus. Non correrai il rischio
di perderla.
Un attimo dopo, fece un passo indietro per esaminare l'opera compiuta.
Il drago fece altrettanto, chinando la testa.
Sembra cos... naturale comment il gigante.
Spero si riveler ben pi utile di una comune scaglia. Porteremo cia-
scuno una parte dell'altro. Spero che la magia legata a questo scambio di
doni conceder a entrambi un po' dei vantaggi di cui beneficiamo quando
siamo vicini.
Korialstrasz dispieg le sue ali gigantesche. C' un solo modo per sa-
perlo.
Krasus annu. Per scoprire l'efficacia dell'incantesimo, dovevano sepa-
rarsi. Ti saluto, allora, amico Korialstrasz.
L'enorme creatura chin il capo. E io saluto te.
Alexstrasza...
Le mander i tuoi omaggi, Krasus. Il drago scrut con attenzione la
piccola sagoma del mago. Nutro alcuni sospetti sul nostro legame, ma ri-
spetto il tuo bisogno, e la tua volont, di tenermi ancora nascosta la verit.
Una cosa che ho scoperto facilmente, tuttavia,  che la ami quanto me. E-
sattamente come me.
Krasus non disse nulla.
Non appena potr, ti far sapere come sta. Il drago si spost sul ciglio
dei bastioni e volse lo sguardo al cielo. Al nostro prossimo incontro, san-
gue del mio sangue...
Ci detto, il gigante cremisi si libr nell'aria.
Sangue del mio sangue... Krasus aggrott la fronte nell'udire quelle pa-
role. I draghi utilizzavano una simile espressione soltanto nel caso di le-
gami molto stretti. Non per semplici compagni o membri di una stessa
stirpe, ma per parentele pi dirette: tra fratelli nati dalla stessa covata op-
pure tra padre e figlio...
Oppure... per un unico essere scisso in due corpi...
Krasus conosceva se stesso meglio di chiunque altro. Non aveva dubbi
sull'intelligenza del suo io pi giovane. Korialstrasz era sul punto di intuire
la verit e il mago non aveva alcuna idea su cosa potesse comportare per
ambedue.
All'improvviso, venne sopraffatto da un senso di debolezza. Con gli oc-
chi imperlati di lacrime, Krasus cerc subito la scaglia donatagli da Korial-
strasz. Nel momento in cui la tocc, parte del dolore e della debolezza sva-
nirono. Ma toccarla non fu sufficiente: dovette tenerla ancor pi vicina a s
affinch fosse pienamente efficace.
Il mago mise a nudo il torace nel vento freddo della notte e lasci pene-
trare l'enorme scaglia nella carne. Nuovamente, mormor le parole arcane
in grado di scatenare poteri che nessun elfo della notte era in grado di
comprendere e ancor meno gestire.
Lo stesso bagliore dorato di prima illumin la scaglia. Krasus vacill,
cercando di rimanere in equilibrio.
Come era apparsa, con altrettanta rapidit la luce svan. Krasus volse lo
sguardo verso il proprio torace, che al centro aveva il dono ricevuto da Ko-
rialstrasz, ormai congedatosi da lui.
Leggeri accenni di debolezza e dolore persistevano ancora in lui, ma e-
rano sopportabili senza sforzo. Finalmente, sarebbe stato capace di cam-
minare in mezzo agli altri, senza avvertire la loro piet. Finalmente avreb-
be potuto affrontare i demoni insieme agli altri. Il mago si chiese perch
non avesse escogitato prima un simile piano, poi ricord che in effetti ci
aveva gi pensato, ma aveva deciso di metterlo in atto soltanto quando Ko-
rialstrasz avesse espresso l'intenzione di mettersi sulle tracce degli altri
draghi.
"Evidentemente,  difficile separarsi da una parte di se stessi." Rhonin si
sarebbe certamente burlato della sua battuta di spirito. L'ironia implicita
fece sorridere perfino Krasus. Anche Alexstrasza si sarebbe unita alla bat-
tuta. Pi di una volta la Regina della Vita aveva suggerito che la continua
intromissione di Krasus nelle faccende delle razze inferiori presupponesse
una certa dose di vanit da parte del mago, ma quel gesto sicuramente su-
perava tutti gli altri sotto ogni...
Un'improvvisa ondata di vertigine lo travolse.
Krasus riusc a malapena a non scivolare contro i bastioni. Lo stordi-
mento cess rapidamente, ma le sue ripercussioni lo costrinsero ad appog-
giarsi contro le mura di pietra e ansim per oltre un minuto.
Non appena riusc a reggersi di nuovo in piedi, il mago guard oltre la
Fortezza di Black Rook, oltre Suramar.
Verso la distante e oscura Zin-Azshari.
Krasus utilizzava senza sosta incantesimi segreti, molti dei quali destina-
ti a captare i segnali emessi da altre forze magiche. Senza ostentarlo, il
mago possedeva probabilmente una sensibilit maggiore di quella di chi-
unque altro sui cambiamenti di intensit delle forze magiche nel mondo.
Eppure, non era affatto preparato a un cambiamento di tali dimensioni.
Ci sono riusciti... disse quasi senza fiato, dopo aver fissato la citt lon-
tana. Hanno di nuovo aperto il portale.
Capitolo tre
Il dolore che aveva patito al momento della sua morte si era rivelato in-
sopportabile. Era stato annientato in pi di una dozzina di modalit diver-
se, tutte ugualmente atroci, e ciascuna di esse si era accanita con una tale
ferocia sul suo corpo da farlo abbandonare con foga nell'abbraccio dell'o-
blio, come con un'amante a lungo attesa.
Ma l'agonia della sua morte non era nulla a confronto di ci che l'aveva
sconvolto in seguito.
Non disponeva pi di un corpo n di alcuna materia di altro genere. Ne-
anche spirito era la parola pi adatta a quel che era rimasto di lui. Era con-
sapevole di esistere ancora a causa della sofferenza patita da un'altra crea-
tura e aveva compreso che il dolore che lo sconvolgeva senza sosta era la
punizione che l'altra aveva concepito per lui. Aveva tradito la causa della
creatura e il tradimento era il peccato pi grave.
La sua prigione era fatta di un nulla senza fondo. Non udiva nulla, n
scorgeva o provava altro se non dolore. Quanto tempo era durato... giorni,
settimane, mesi, anni, secoli.... o soltanto pochi, atroci minuti? Se l'ipotesi
giusta era l'ultima, la sua agonia era stata davvero terribile.
Poi, senza preavviso, il dolore era cessato. Se avesse avuto ancora una
bocca, avrebbe gridato di gioia per la liberazione. Non aveva mai provato
un simile senso di gratitudine.
Ma poi aveva cominciato a chiedersi se quella non fosse altro che una
pausa, preannuncio di un nuovo e ancor pi tremendo terrore.
"Ho deciso di risparmiarti..."
La voce del suo dio lo riemp di speranza, ma anche di paura. Avrebbe
voluto inchinarsi e strisciare a terra, ma non possedeva pi la forma adatta
per quelle azioni...
"Ho deciso che potresti svolgere un altro compito. Ho analizzato l'oscu-
rit che  dentro di te e vi ho individuato ci che un tempo mi era gradito.
Render tale caratteristica l'essenza di quel che diventerai e cos facendo ti
render un essere di gran lunga superiore al servitore devoto che sei stato
un tempo..."
La sua gratitudine per quel superbo dono era immensa, tuttavia non po-
teva ancora reagire in alcun modo.
"Dovrai assumere una forma nuova, ma in modo che gli altri possano
individuare in te sia la gloria sia la punizione che posso assegnare ai miei
fedeli, ti doner la forma per la quale verrai riconosciuto pi facilmente..."
Una furia di energia lo travolse. Piccole tracce di materia all'improvviso
fluttuarono al centro della tempesta di energia, si compattarono e si con-
densarono su di lui fino a generare nuovamente una forma. Molte di quelle
tracce provenivano dai frammenti del suo corpo distrutto e, come i pezzi
della sua anima, erano stati raccolti dal suo dio al momento della sua mor-
te.
Lentamente e in modo impercettibile, attorno a lui si form un corpo.
Non era capace di muoversi n di respirare. L'oscurit lo avvolgeva e si re-
se conto che quell'oscurit era il risultato delle sue riacquistate capacit vi-
sive.
Mentre recuperava la vista, si accorse che le sue gambe e le sue braccia
erano diverse rispetto a quelle del passato. Le sue gambe si piegavano
all'indietro all'altezza del ginocchio, terminando in zoccoli appuntiti. Come
le gambe, le braccia e le mani erano ricoperte da una folta peluria, le dita
erano lunghe e munite di artigli.
Sent il suo volto assumere una forma differente e percep che corna ri-
curve gli spuntavano dalla fronte. Nulla del suo aspetto attuale gli ricorda-
va la sua precedente incarnazione e si chiese in che modo gli altri potesse-
ro riconoscerlo.
Poi, con esitazione, sollev le dita portandole all'altezza degli occhi... e
cap che era quello il suo fratto distintivo. Sent il loro potere innato farsi
pi intenso e acuto a ogni istante. Ormai era in grado di distinguere le va-
rie componenti di energia che concorrevano a ricrearlo e vide in che modo
la mano invisibile del suo dio ricostruiva il suo corpo per renderlo ben pi
imponente di quel che era stato.
Osserv l'energia proseguire il suo compito e ne ammir la perfezione.
Guard il proprio corpo trasformarlo in una nuova tipologia di servitore,
che perfino gli assistenti del suo dio avrebbero invidiato. Scrut ogni cosa
con i suoi occhi di cristallo nero, attraversati al centro da venature rubino.
Era quello il tratto distintivo attraverso il quale coloro che un tempo a-
vevano paura di lui avrebbero ricordato il suo nome e avrebbero nuova-
mente temuto la sua presenza.
Lord Kur'talos Ravencrest si ergeva di fronte all'alto scranno in pietra,
dal quale solitamente teneva le adunanze con i comandanti. Aveva una fi-
gura imponente perfino se confrontata agli oltre due metri della statura
comune degli elfi della notte. Ravencrest aveva un volto sottile e allungato
che ricordava, anche nel naso aquilino, quello dell'uccello nero da cui
prendeva il nome. La barba folta e lo sguardo severo gli donavano un'aria
saggia e forte allo stesso tempo. Indossava l'armatura grigioverde tipica
delle sue truppe, ma nel mantello dorato e svolazzante recava uno stemma
di alto lignaggio e un elmetto ornato con una cresta rossa, dal quale pende-
va la testa stilizzata di un corvo.
Dietro lo scranno v'erano gli stendardi gemelli della sua casata, bandiere
quadrate viola intenso, con il profilo nero dell'uccello al centro. Il vessillo
della casata Ravencrest era diventato di fatto il simbolo dei difensori e c'e-
ra chi si riferiva al nobile con termini un tempo riservati unicamente alla
regina.
Ma Lord Ravencrest non era fra questi e, nell'ascoltare le parole dell'a-
dunanza, i timori di Malfurion sulla possibile direzione del contrattacco
aumentarono.
 evidente osserv l'elfo barbuto che i nostri sforzi devono focaliz-
zarsi su Zin-Azshari!  l che ha avuto origine l'orrore ed  l che dobbia-
mo colpire!
Mormorii di approvazione si diffusero rapidamente fra gli elfi. Bisogna-
va fermare il nemico laddove si concentravano le schiere demoniache.
Senza Zin-Azshari a sostenerli, i demoni sarebbero senza dubbio periti in
battaglia.
Ravencrest si chin verso gli astanti. Ma non dovremo affrontare sola-
mente i mostri venuti dall'altro mondo! A Zin-Azshari, ci troveremo alle
prese con un nemico ben pi infido: i membri della nostra stessa razza!
Morte agli Eletti! grid qualcuno.
S, gli Eletti! Sono loro, capeggiati dal consigliere della regina, Lord
Xavius, ad aver causato questo scempio nella nostra terra! Sono loro che
adesso dovranno vedersela con le nostre lame e pagare per i crimini com-
messi! Il volto del nobile si fece ancor pi tetro. Sono loro che tengono
prigioniera la nostra amata Azshara!
A quelle parole, si alzarono molte urla rabbiose. Diversi gridarono: Be-
nedetta sia la nostra Azshara, Luce fra le Luci!.
Qualcuno accanto a Malfurion sussurr: Nonostante tutto, ancora non
vedono la verit.
L'elfo si volt per incrociare lo sguardo del mago dai capelli rossi, Rho-
nin. Sebbene fosse pi basso di lui di trenta centimetri, lo straniero dall'a-
spetto insolito era pi robusto e poteva essere scambiato per un soldato, ol-
tre che per un mago esperto. Unico umano fra loro, e unico umano in ge-
nerale per quanto ne sapesse Malfurion, Rhonin suscitava meraviglia per il
fatto stesso di esistere. Gli elfi della notte, superbi e pieni di pregiudizi nei
confronti delle altre razze, si rivolgevano a lui con deferenza per via dei
suoi poteri, ma pochi lo avrebbero invitato nelle loro abitazioni.
Ed era ancor meno probabile che a ricevere un simile invito fosse l'indi-
viduo tozzo e bizzarro che gli era a fianco. Era alto quasi quanto Malfu-
rion, ma corpulento come un orso. Appesa alla spalla aveva un'enorme a-
scia bipenne da battaglia, che sembrava di legno, ma riluceva come l'accia-
io.
Chi non vede la verit nell'accingersi ad affrontare la battaglia, marcia
inconsapevolmente verso la sconfitta brontol il guerriero zannuto dalla
pelle verde. Le sue parole filosofiche contrastavano con l'aspetto selvag-
gio.
Broxigar - o Brox, come preferiva essere chiamato - scosse la testa di
fronte all'incrollabile devozione per la regina dimostrata dagli elfi della
notte. Il sorriso cinico di Rhonin, in risposta al ragionamento dell'orco, non
fece che aumentare il disagio provato da Malfurion per il modo in cui gli
stranieri giudicavano la sua gente. I forestieri erano in grado di dedurre con
estrema facilit ci che pochi membri della sua razza avevano compreso,
cio che Azshara doveva essere al corrente di quel che avveniva nel suo
palazzo.
Se sapeste quel che la regina ha rappresentato per noi, capireste perch
per loro  cos difficile accettare il suo tradimento bisbigli l'elfo della
notte.
Non ha importanza ci che credono loro intervenne Illidan, che gli era
di fronte. Attaccheranno Zin-Azshari in ogni caso e il risultato finale sar
il medesimo: i demoni verranno sconfitti.
E se Azshara si affacciasse dal suo balcone per dir loro che ha sottratto
il comando dei demoni agli Eletti, e che tutti sono ormai al sicuro? ribatt
Rhonin con tono pungente. E se dicesse alla sua gente di deporre le armi,
che la guerra  finita? E se poi la Legione Infuocata aggredisse Ravencrest
e tutti gli altri, mentre la regina si burla della loro stupidit?
Illidan non era in grado di ribattere a quelle parole, ma Brox s. L'orco
afferr il manico del suo pugnale e mormor a bassa voce: Sappiamo del
suo tradimento e faremo in modo che questa regina non giochi brutti
scherzi....
Rhonin chin la testa da un lato, considerando questo suggerimento,
mentre la faccia di Illidan nascose qualsiasi opinione a riguardo. Malfurion
si accigli, combattuto fra gli ultimi residui di devozione verso la regina e
la consapevolezza che qualcuno alla fine sarebbe stato costretto a porre fi-
ne alla sua esistenza, se il mondo sperava di sopravvivere all'invasione dei
demoni.
Se e quando verr il momento, faremo ci che sar necessario rispose
infine.
Credo che quel momento si stia avvicinando molto rapidamente.
Krasus sgusci sul fondo della sala per unirsi a loro. Il suo arrivo li in-
dusse tutti al silenzio. Il pallido mago enigmatico si muoveva con maggior
sicurezza e vigore, e senza dubbio il drago da cui sembrava attingere ener-
gia non doveva essere molto lontano.
Rhonin si avvicin subito a lui. Krasus, com' possibile?
Ho fatto ci che si doveva rispose il mago pi anziano, dopo aver toc-
cato soprappensiero le tre piccole cicatrici che aveva sul viso. Sappi che
Korialstrasz  partito.
La notizia giunse inaspettata, ma li colp tutti profondamente. Senza il
drago, gli elfi della notte avrebbero dovuto contare, ancor pi di prima, u-
nicamente sulle loro forze.
Dall'altro capo della sala, Lord Ravencrest prosegu il suo discorso. U-
na volta giunti a Zin-Azshari la forza ausiliaria, capeggiata da Lord Desdel
Stareye, avanzer da sud, stringendoli su entrambi i fianchi...
Accanto alla pedana, un elfo molto snello, con la stessa armatura di Lord
Ravencrest, ma con un mantello a righe intrecciate verdi, arancio e porpo-
ra, annu in direzione del nobile. L'elmetto di Stareye aveva un lungo e lu-
cido pennacchio di pelliccia di pantera della notte. L'elmetto stesso era
tempestato di minuscole stelle di pietre preziose. Al centro di ognuna era
stata sistemato un globo dorato, che gli stranieri avrebbero giudicato uno
sfarzo esagerato, ma che invece era molto ammirato dai compatrioti di Sta-
reye. Lo stesso elfo della notte sembrava sempre guardare chiunque dall'al-
to del suo lungo naso appuntito, o meglio chiunque, tranne il suo ospite.
Desdel Stareye era consapevole dell'importanza di unirsi alla Casata dei
Ravencrest.
S, senza dubbio dobbiamo agire rapidamente aggiunse Stareye senza
alcuna utilit. Colpire al cuore, s. I demoni finiranno per tremare davanti
alle nostre lame e strisceranno per invocare piet, che non concederemo af-
fatto. Allung la mano verso una borsa alla cintola, ne estrasse una polve-
re bianca e la annus.
Che il cielo ci aiuti se quel damerino dovesse un giorno diventare co-
mandante mormor Rhonin. La sua armatura riluce come appena forgia-
ta. Avr mai combattuto in vita sua?
Malfurion fece una smorfia. Pochi fra noi hanno mai combattuto una
guerra. Molti preferiscono lasciare questo compito "spiacevole" a Lord
Ravencrest, alle Guardie della Luna e alle forze locali. Sfortunatamente, 
la linea di sangue a stabilire chi debba rivestire alte cariche nei momenti
difficili.
Non siete molto diversi dagli umani in questo disse Krasus, prima che
Rhonin potesse ribattere alcunch.
S, colpire al cuore e con decisione concord Lord Ravencrest. E do-
vremo agire prima che gli Eletti riescano a riaprire il portale e causare la
venuta di altri demoni...
Con gran sorpresa di Malfurion e degli altri, Krasus fece un passo avanti
e interruppe il discorso del nobile. Temo che ormai sia troppo tardi per
impedirlo, mio signore.
Molti elfi della notte ritennero quell'interruzione da parte di un membro
di un'altra razza un affronto. Ma Krasus li ignor e avanz verso la pedana.
Malfurion not che il mago mostrava ancora lievi segni di sofferenza.
Qualsiasi cosa gli avesse permesso di muoversi a suo agio in assenza del
drago, lo aveva anche liberato da ogni traccia della sua misteriosa malattia.
Che significa? Cosa intendete dire, mago?
Krasus arriv di fronte a Ravencrest. Intendo dire che il portale  gi
stato riaperto.
Le sue parole riecheggiarono nell'assemblea. Molti elfi della notte im-
pallidirono. Malfurion non li biasimava affatto. Quella non era certo una
bella notizia. Il giovane elfo si chiese come avrebbero reagito nello scopri-
re che avevano perso l'aiuto del drago.
Desdel Stareye volse lo sguardo sullo straniero. E da cosa l'avreste de-
dotto?
Ho percepito emanazioni magiche. So cosa indicano. Il portale  stato
riaperto.
Il nobile arrogante storse il naso, evidenziando cos i suoi dubbi su una
prova cos opinabile. Lord Ravencrest, per, accolse la tetra dichiarazione
di Krasus con estrema fiducia. Quando  accaduto?
Pochi minuti prima che facessi il mio ingresso qui. Ho controllato due
volte prima di osare interrompere la vostra riunione.
Il padrone della Fortezza di Black Rook indietreggi sullo scranno, in
meditazione. Questa  certamente una cattiva notizia! Per avete detto
che  successo poco tempo fa...
Abbiamo ancora qualche speranza disse il mago, annuendo. Sento
che il portale  ancora debole. Non saranno in grado di far entrare molti
demoni in un colpo solo. Cosa pi importante, il loro padrone non pu an-
cora accedere fisicamente al regno degli elfi. Se dovesse tentare di farlo,
distruggerebbe il portale...
Cosa cambia, se rimane dove si trova adesso, limitandosi a dare ordini
ai suoi servitori? chiese Stareye, annusando di nuovo dalla borsa.
La Legione Infuocata non  che una vaga avvisaglia della terribile mal-
vagit incarnata dal suo padrone. Credetemi quando affermo che ci sarebbe
ancora un po' di speranza, se tutti i demoni riuscissero ad arrivare qui, ma
se fosse lui a farlo non resterebbe nessuna speranza, anche se riuscissimo a
distruggere tutti i demoni dal primo all'ultimo.
Le parole di Krasus risuonarono nel silenzio. Malfurion guard verso
Rhonin e Brox; le espressioni sui loro volti confermavano il timore
dell'anziano mago.
Questo non cambia nulla dichiar Ravencrest all'improvviso. Volse di
nuovo lo sguardo verso i presenti, risolutamente. Zin-Azshari resta il pun-
to focale, ora pi che mai! Sia il portale sia la nostra amata Azshara ci at-
tendono laggi, per cui marceremo proprio l!
Gli elfi della notte si radunarono attorno a lui quasi all'istante, talmente
avevano fiducia nel comandante maggiore in tempo di guerra. Pochi elfi
della notte godevano della stessa reputazione di Lord Ravencrest, capace
di riunire intere folle attorno al suo vessillo, quasi come la regina.
I guerrieri sono gi pronti per mettersi in marcia! Non attendono che un
nostro ordine! Do a tutti il permesso di congedarsi al termine della riunio-
ne perch ciascuno prepari il proprio contingente! Entro il tramonto di
domani, giungeremo alla capitale! Ravencrest sollev in alto il pugno fa-
sciato in una maglia metallica. Per Azshara! Per Azshara!
Per Azshara! gridarono gli altri elfi, compreso Illidan. Malfurion sa-
peva che il fratello si era unito al coro in quanto mago personale della For-
tezza di Black Rook. Qualunque fosse l'opinione di Illidan sulla regina,
non avrebbe messo a repentaglio la carica recentemente acquisita.
Gli ufficiali elfici si precipitarono quasi fuori dalla sala, per potersi fi-
nalmente ricongiungere ai loro soldati. Nel vederli sciamare all'ingresso,
Malfurion riflett sulla volubilit dei membri della sua razza. Un attimo
prima, erano impalliditi di fronte alla notizia della riapertura del portale.
Ora invece si comportavano come se non avessero mai udito quella notizia
terribile.
Ma neppure loro l'avevano dimenticata. Rhonin e Brox non avevano cer-
to smesso di pensarci. Scossero entrambi la testa e il mago dai capelli rossi
mormor: Non  di buon auspicio. La vostra gente non comprende contro
cosa si scontrer.
Che alternative abbiamo?
Dovreste prendere nuovamente in considerazione l'eventualit di invia-
re messaggeri, come avevo gi suggerito ribad Krasus.
Il mago rimase impassibile di fronte a Lord Ravencrest, che ora era af-
fiancato da un paio di guardie severe e da Desdel Stareye. Krasus avanz
sulla pedana e la sua espressione era tanto turbata come Malfurion non a-
veva mai visto prima.
Inviare messaggeri? disse Stareye con tono di derisione. Vorrete
scherzare!
Comprendo la vostra preoccupazione rispose Ravencrest ma non
siamo ancora in una situazione cos disperata. Non temete, Maestro Kra-
sus, riusciremo a prendere Zin-Azshari e a chiudere il portale! Ve lo pro-
metto! Poi il comandante si sistem l'elmo. Adesso, penso sia meglio
occuparci dei nostri piani, prima di partite in marcia, non credete?
Affiancato da Illidan e Lord Stareye e con le guardie al seguito, il nobile
usc dalla sala come se avesse gi vinto la guerra. Krasus osserv Raven-
crest andarsene corrucciato.
Di cosa hai tentato di convincerlo? chiese Rhonin. Inviare messagge-
ri a chi?
Ho tentato, invano a quanto pare, di convincerlo a chiedere aiuto ai na-
ni e alle altre razze...
Le altre razze? sbott Malfurion. Se Krasus si fosse preventivamente
consultato con lui sulle probabilit di convincere Ravencrest, il giovane el-
fo avrebbe cercato subito di dissuaderlo da una tale risoluzione. Anche con
Kalimdor sotto assedio e decimata dalla guerra, nessun comandante si sa-
rebbe mai abbassato a rivolgersi a esterni. Per la maggior parte degli elfi
della notte, i nani e gli altri erano poco pi che miseri vermi.
S... e dal tuo sguardo deduco che un ulteriore tentativo di convincerlo
si rivelerebbe altrettanto inutile.
Sai quanto  stato difficile convincere i nani, gli orchi, gli elfi e gli u-
mani a cooperare fra loro nella nostra... nel luogo da cui veniamo osserv
Rhonin. Senza contare la complessit di riunire i regni e le fazioni in
gruppi convincendoli a fidarsi l'uno dell'altro.
Krasus assent stancamente. Anche i membri della mia razza d'altra
parte hanno i loro pregiudizi...
Era la prima volta che accennava a rivelare chi fosse in realt, ma Mal-
furion non lo costrinse ad aggiungere ulteriori dettagli. La sua curiosit
sull'identit dell'alleato era poca cosa se confrontata al potenziale genoci-
dio che rischiavano di dover affrontare.
Non avete riferito loro della partenza del drago disse a Krasus.
Lord Ravencrest lo sa. Ho fatto in modo che gli venisse riferito non ap-
pena Korialstrasz ha annunciato la sua decisione.
Rhonin assunse un'espressione accigliata. Non avresti dovuto lasciarlo
andare via.
Condivide con me una preoccupazione sui draghi. Dovresti farlo anche
tu. Fra i due maghi si verific una sorta di conversazione muta e Rhonin
alla fine annu.
Cosa facciamo? chiese Brox. Combattiamo a fianco degli elfi della
notte?
Non abbiamo altra scelta rispose Rhonin, prima che Krasus lo facesse
al posto suo. Siamo intrappolati qui. La situazione  diventata fin troppo
ingarbugliata e noi comunque abbiamo gi preso parte al corso degli even-
ti. Al che fiss lungamente Krasus. Non possiamo rimanere inerti.
No, non possiamo. Ormai ci  sfuggito tutto di mano. Inoltre, credo non
mi piacerebbe rimanere fermo in attesa che gli assassini mi prendano di
mira. Mi difender dai loro attacchi.
Rhonin assent. Allora siamo d'accordo.
Malfurion non comprese tutto quel che avevano detto, ma intu si trattas-
se della conclusione di una lunga ed estenuante discussione. Evidentemen-
te, nonostante il grande aiuto prestato agli elfi della notte, Krasus esitava
ancora nel fornire il suo completo sostegno. La cosa aveva un che di ironi-
co, o almeno cos la vedeva il druido, considerati gli enormi sforzi compiu-
ti da Krasus per convincere Lord Ravencrest a rivolgersi ai nani e ai tau-
ren.
Poi si rese conto che il suo gruppo aveva deciso di unirsi alla spedizione
diretta verso Zin-Azshari. Fugati gli ultimi dubbi, Malfurion comprese di
volersi consultarsi con un'altra persona, prima di mettersi in viaggio. Non
poteva lasciare Suramar senza prima rivederla.
Devo andare avvert gli altri. Devo... devo sbrigare una commissio-
ne.
Le sue gote dovevano essersi fatte pi scure, poich Krasus annu gen-
tilmente. Ti prego di porgerle i miei omaggi.
Io... certamente.
Ma fece appena in tempo a incamminarsi che venne bloccato da Krasus.
Non difenderti troppo dalle tue emozioni, giovane druido. Fanno anch'es-
se parte della tua vocazione e del tuo destino. Avrai bisogno del loro con-
tributo in futuro, soprattutto quando lui giunger qui.
Qui? Rhonin assunse un'espressione accigliata. Chi? Su cos'altro ci
hai tenuto all'oscuro?
Sto solo arrivando a una logica deduzione, Rhonin. Hai visto la bestia
di nome Mannoroth capeggiare la Legione quando ha fatto per la prima
volta irruzione in citt. Nonostante ci, siamo stati in grado non soltanto di
chiudere il portale, ma anche di infliggere danni ingenti all'esercito dei
demoni.
Abbiamo sconfitto Mannoroth. Lo so.  stato cos anche durante la...
anche nella nostra patria.
Lo sguardo di Krasus si fece velato e ci acu nuovamente le preoccupa-
zioni di Malfurion. Dovresti dunque ricordare anche ci che avvenne do-
po la sua sconfitta.
L'elfo vide Rhonin impallidire. Anche Brox sembr stravolto, ma la sua
reazione fu pi simile a quella di Malfurion. L'orco aveva compreso che
Krasus era sul punto di rivelare qualcosa di terribile, ma non sapeva esat-
tamente cosa.
Archimonde. L'umano sussurr quel nome lievemente, quasi temesse
che colui che lo portava potesse udirlo, perfino se pronunciato nel rifugio
di Krasus.
Archimonde ripet Brox, comprendendo finalmente. L'orco afferr
l'impugnatura del pugnale, lanciando occhiate avanti e indietro.
Chi... chi  questo Archimonde? chiese Malfurion. Il solo pronunciare
quel nome gli caus un senso di disgusto.
Fu Rhonin a rispondergli, con lo sguardo impassibile e la bocca serrata
in preda a un odio viscerale. Archimonde  colui che siede alla destra del
signore della Legione Infuocata...
Come sempre, il Capitano Varo'then rifer le ultime nuove alla regina.
Con la morte di Lord Xavius, Varo'then era diventato il suo favorito... in
diversi settori. La sua nuova uniforme, verde smeraldo splendente e bril-
lante, tempestata di gemme all'altezza del petto, era l'ultimo regalo di A-
zshara. Il suo titolo era tutt'ora quello di capitano, ma in verit contava
molto pi di alcuni generali, visto che anche i demoni seguivano i suoi or-
dini.
Varo'then si tolse la mantella dorata e lucente nell'entrare nel rifugio del-
la regina. Le ancelle di Azshara fecero subito un inchino, poi si ritirarono.
Azshara era distesa su un divano color argento, con la testa appoggiata
con estrema cura su un piccolo guanciale. La chioma, di un argento pi in-
tenso di quello del divano, le rifluiva con estrema grazia lungo la schiena e
sulle spalle. La regina aveva grandi occhi a mandorla di oro puro e linea-
menti perfetti. L'abito che indossava, di un meraviglioso verdeazzurro tra-
sparente, sottolineava con grazia le sue forme procaci.
In mano, Azshara aveva un manufatto magico a forma di sfera, che mo-
strava a chiunque lo usasse migliaia di diverse immagini esotiche create
dagli elfi. L'immagine che svan, quando il soldato si inginocchi, sembra-
va quella della regina stessa, ma Varo'then non ne era sicuro.
Cosa c', mio caro capitano?
Varo'then costrinse le sue gote a non avvampare dal desiderio. Raggio
di Luna, Fiore della Vita, reco con me importanti notizie. Il Grande Abis-
sale, Sargeras...
Aszhara si pose immediatamente a sedere. Spalanc gli occhi e schiuse
le labbra, poi domand al capitano:  giunto fra noi?.
Una fitta di gelosia colp l'ufficiale. No, Luce delle Luci, il portale non
pu ancora sostenere la magnificenza del Grande Abissale... ma costui ha
inviato il suo pi fidato servitore per preparare l'accesso.
Allora devo porgergli il benvenuto! dichiar Azshara, alzandosi. Le
sue ancelle immediatamente riapparvero per reggerle lo strascico. L'abito
in seta era lungo diversi metri. La gonna lasciava intravedere le gambe li-
sce e slanciate della regina mentre camminava. Tutto in Azshara esprimeva
seduzione e sebbene Varo'then sapesse che si prendeva gioco di lui cos
come degli altri, non se ne crucciava.
Nel momento in cui la regina fece per uscire dalla stanza, diverse altre
figure emersero dalla penombra. Nonostante le dimensioni enormi, le
Guardie Ferali che fungevano da sua guardia del corpo personale erano ri-
maste fino a quel momento invisibili. Due di loro si posero di fronte alla
coppia di elfi, mentre le altre si accodarono dietro. I demoni rimasero im-
passibili e in paziente attesa che la regina si muovesse.
Varo'then sollev l'avambraccio per permettere ad Azshara di posarvi le
sue dita perfette e affusolate. Il capitano la scort attraverso i corridoi in
marmo riccamente decorati del palazzo fino alla torre, dove gli Eletti su-
perstiti avevano ripreso il rituale. Guardie elfiche e demoniache si misero
sull'attenti al loro passaggio. Varo'then aveva esaminato i membri della
Legione abbastanza da comprendere che, mentre Mannoroth e Hakkar
sembravano sorprendentemente immuni alla bellezza della regina, i demo-
ni di razza inferiore non si mostravano altrettanto insensibili. Le guardie
del corpo erano diventate particolarmente protettive nei confronti di A-
zshara e a volte arrivavano perfino a guardare con circospezione i propri
simili.
Nemmeno i padroni dei demoni avrebbero avuto interesse a sottovaluta-
re la regina degli elfi della notte.
Un paio di belve ferali erano appostate fuori dalla porta. I loro tentacoli
scattarono verso la coppia di elfi.
All'istante, le Guardie Ferali crearono un muro protettivo attorno ad A-
zshara. Le belve ferali si nutrivano di magia come alcuni insetti si cibava-
no di sangue e, nonostante le apparenze, Azshara possedeva una certa abi-
lit nella stregoneria. Per quelle creature, poteva apparire un banchetto di
tutto rispetto.
Varo'then sguain prontamente la spada, ma Azshara sfior con delica-
tezza la sua guancia dicendo: No, caro capitano.
Con un cenno della mano, fece spostare le Guardie Ferali per poi avan-
zare verso le due belve. Ignorando la minaccia dei tentacoli, la regina s'in-
ginocchi davanti alla coppia di creature demoniache e sorrise.
Uno dei mostri pose immediatamente il temibile capo sotto la mano tesa
della regina. L'altro spalanc le fauci piene di denti scheggiati e lasci
penzolare da un lato la lingua spessa. Entrambi si comportarono come Va-
ro'then aveva visto fare i cuccioli di pantere della notte di soli tre giorni, al
cospetto di Azshara.
Dopo aver accarezzato la rozza testa di ciascuno, la regina li convinse a
indietreggiare. Le belve obbedirono prontamente e si accomodarono contro
il muro trepidanti, in attesa di un premio.
Il capitano ritrasse la spada. No, nessuno avrebbe dovuto sottovalutare la
sua amata regina.
Il passaggio si apr per Azshara e Varo'then avanz dietro di lei, notando
Mannoroth guardare di sottecchi i nuovi arrivati. Per quel poco che poteva
scorgere sul volto del demone, il capitano not in lui un certo disagio. A
quanto pareva, Mannoroth non gradiva molto la venuta dell'assistente del
Grande Abissale.
Entrando, il capitano e la regina non poterono fare a meno di constatare
che Archimonde era gi arrivato.
Per la prima volta, Azshara perse parte del suo consueto sangue freddo.
Il breve sospiro affannoso spar velocemente dalla sue labbra, ma riusc
tuttavia a turbare Varo'then... quasi quanto il demone stesso.
Archimonde era alto come Mannoroth, ma la somiglianza fra i due ter-
minava qui. Rispetto agli altri demoni, era ben pi avvenente e in qualche
modo assomigliava agli elfi, di fronte ai quali si ergeva imponente. La sua
pelle era di una sfumatura blu scuro e Varo'then impieg alcuni istanti per
comprendere che Archimonde era senza dubbio affine agli Eredar. In co-
mune avevano la corporatura e una coda spaventosa. Il corpo di Archi-
monde era completamente glabro, il teschio enorme, le orecchie larghe e a
punta. Al di sotto della sottile arcata sopraccigliare spiccavano due orbite
verde intenso. Indossava una corazza sulle spalle, i lombi, gli avambracci e
il bacino, ma poco altro. Una serie di cerchi e linee tatuati irradiavano una
forte aura magica.
Voi siete la Regina Azshara disse con parole soavi e ben modulate, in
netto contrasto con i suoni pi gutturali di Mannoroth o i sibili di Hakkar.
Sargeras  soddisfatto della vostra lealt.
L'elfa prov un evidente imbarazzo.
Lo sguardo risoluto e impassibile del demone si spost sul Capitano Va-
ro'then. Il Grande Abissale inoltre mostra di approvare le azioni del va-
lente capitano.
Varo'then si inginocchi. Ne sono onorato.
Come se avesse improvvisamente perso interesse per la Coppia di elfi,
Archimonde torn a occuparsi del lavoro degli stregoni. Una falla nera
giaceva sospesa nel bel mezzo del disegno che avevano creato, una falla
che, nonostante le immense dimensioni, aveva vomitato l'enorme demone
con difficolt.
Mantenete stabile l'ingresso. Sta per giungere proprio adesso.
Chi? intervenne Azshara. Sargeras sta arrivando?
Con totale indifferenza, Archimonde scosse la testa. No. Si tratta di
qualcun altro.
Varo'then si arrischi a guardare verso Mannoroth e cap che anche il
demone zannuto ignorava quel che stava per accadere.
All'improvviso, il contorno della falla vibr. Gli Eletti che mantenevano
fermo il portale vacillarono per lo sforzo improvviso richiesto dalla nuova
presenza. Parecchi si affannarono, ma saggiamente non cedettero un solo
istante.
Poi... una nuova forma prese a materializzarsi all'interno del portale.
Sebbene pi minuta rispetto ai demoni, emanava comunque una presenza
vigorosa, quasi come Archimonde e Mannoroth, ancor prima di mettere
piede sul piano mortale.
O meglio... di appoggiare gli zoccoli sul piano mortale.
La figura, che si reggeva su due zampe simili a quelle di una capra dal
pelo lungo, si avvicin ai capi dei demoni e agli elfi della notte. La parte
inferiore del suo corpo aveva l'aspetto di animale. Il torso, sebbene di un
viola talmente intenso da sembrare nero, era invece identico a quello di un
elfo della notte, solo pi muscoloso. Una folta criniera di capelli blu notte
scendeva selvaggia attorno al volto allungato. Le enormi corna ricurve
contrastavano notevolmente con le orecchie eleganti e a punta. Vestiva u-
nicamente un ampio perizoma.
Ma se gli arti inferiori e le corna avrebbero potuto indurre qualcuno a
scambiare la creatura per un'ennesima bestia inviata dal signore della Le-
gione Infuocata, bast osservarne gli occhi per percepire una profonda e
scaltra intelligenza. Aveva una mente pi acuta e penetrante di molti,
all'occorrenza anche tortuosa e conciliante.
Fu solo in quel momento che il Capitano Varo'then riconobbe quegli oc-
chi. Non poteva non notare le nere orbite cristalline e le venature cremisi al
centro.
Un essere soltanto, da lui conosciuto in passato, aveva posseduto occhi
cos insoliti.
Il soldato si alz, ma non furono le sue labbra a rivelare l'identit della
creatura. Fu la regina che si chin in avanti e, dopo aver esaminato a bocca
spalancata il suo volto lascivo, disse: Lord Xavius?.
Capitolo quattro
L'esercito elfico radunato da Lord Ravencrest era davvero imponente,
eppure Malfurion non prov alcun conforto nel vederlo cos numeroso, in
attesa del segnale del nobile che sancisse l'inizio della missione. Il giovane
elfo guard a destra, dove il fratello e i suoi compagni attendevano in sella
alle cavalcature. Rhonin e Krasus discutevano senza sosta di alcune loro
questioni, mentre Brox fissava un punto lontano all'orizzonte con la tran-
quilla pazienza tipica di un guerriero esperto. Probabilmente l'orco era l'u-
nico a comprendere l'estrema difficolt del compito che li attendeva. Brox
teneva l'ascia, forgiata per lui da Malfurion e Cenarius, ben salda in mano,
come se gi vedesse avanzare la fiumana inarrestabile di nemici.
Nonostante l'evidente competenza dell'orco nell'arte della guerra, Ra-
vencrest e gli altri comandanti della spedizione non si erano mai rivolti a
lui per la sua esperienza e abilit. Si trovarono di fronte a una creatura che
aveva combattuto corpo a corpo contro i demoni, eppure nessuno di loro si
era consultato con lui per sapere quali fossero le debolezze del nemico, i
punti di forza, n qualsiasi altro particolare che potesse fornire un ulteriore
vantaggio alla prima linea. Senza dubbio, Krasus e Rhonin avevano fornito
alcune delucidazioni, ma i loro resoconti riguardavano unicamente l'aspet-
to magico della battaglia. Brox... Malfurion intu che Brox avrebbe potuto
insegnare molto di pi in caso di un vero combattimento.
"Siamo un popolo che rischia di estinguersi per la propria superbia..."
Malfurion si accigli, sopraffatto dal pessimismo, poi si rianim nel veder
sopraggiungere al galoppo colei che sola riusciva ad allietare il suo cuore.
Malfurion! esclam Tyrande, preoccupata e pensierosa. Credevo non
ti avrei mai trovato in questo trambusto!
Il volto dell'elfa era come Malfurion lo ricordava, poich l'aveva ormai
impresso nella memoria. Un tempo amica d'infanzia, Tyrande era ormai
diventata l'elfa dei suoi desideri. La sua pelle era di una morbida tonalit
violacea e i capelli blu scuro erano striati di venature argentee. Il volto pi
rotondo rispetto a quello degli altri elfi la rendeva ancor pi bella. Il suo
aspetto era delicato, ma al tempo stesso risoluto, e gli occhi argentei e tra-
sparenti conquistavano sempre l'attenzione di Malfurion. Le sue labbra
morbide spesso accennavano un sorriso.
Rispetto ai loro incontri precedenti, la sacerdotessa novizia di Elune, la
Madre Luna, indossava abiti pi adatti alla guerra che non alla pace del
tempio. La consueta e leggiadra tunica bianca ormai era scomparsa. Al suo
posto, Tyrande aveva indosso un'armatura aderente che le permetteva di
muoversi con facilit. L'armatura la ricopriva dal collo ai piedi e al di so-
pra di essa, quasi in contrasto con la tenuta da battaglia, v'era un manto in
tessuto finissimo del colore di un raggio di luna. Nell'incavo del braccio, la
giovane sacerdotessa reggeva un elmo dotato di una grata per proteggere la
parte superiore del viso.
Agli occhi di Malfurion, Tyrande sembrava pi simile a una sacerdotes-
sa di un dio della guerra, ed evidentemente l'elfa si accorse dell'espressione
del giovane. Si scherm ammonendolo: Potrai anche essere esperto nelle
arti druidiche, Malfurion, ma mi sembra che tu abbia dimenticato le carat-
teristiche del culto di Madre Luna! Non ricordi pi la dea come Guerriera
della Notte, colei che raccoglie i morti valorosi dal campo di battaglia per
tramutarli in stelle del firmamento come ricompensa per le loro gesta?.
Non intendevo mancare di rispetto nei confronti di Elune, Tyrande. 
solo che non ti avevo mai vista in questi abiti. Mi rende ancora pi inquie-
to sull'eventualit che questa guerra costringa tutti a mutare abitudini...
ammesso che riusciremo a sopravvivere.
L'espressione sul volto dell'elfa si addolc. Mi dispiace. Forse il senso
di insicurezza mi ha fatto perdere la pazienza, oltre al fatto che la alta sa-
cerdotessa ha decretato che sia io a guidare un gruppo di novizie in batta-
glia.
Che intendi dire?
Non marceremo con l'esercito soltanto per fornire ai soldati i nostri po-
teri curativi. L'alta sacerdotessa ha avuto una visione, secondo cui il nostro
ordine ha l'obbligo di combattere a fianco dei soldati e delle Guardie della
Luna. Ci ha detto che tutti devono abbracciare con entusiasmo i nuovi
compiti, se vogliamo vincere i demoni.
Credo sia pi facile a dirsi che a farsi replic Malfurion con una smor-
fia. Stavo giusto pensando a come sia difficile per la nostra gente adattar-
si a cambiamenti di qualsiasi tipo. Avresti dovuto essere qui quando Kra-
sus ha proposto ai comandanti di rivolgersi ai nani, ai tauren e ad altre raz-
ze per unire le nostre forze alle loro.
Tyrande spalanc gli occhi.  gi insolito che collaborino con lui e con
Rhonin, figuriamoci con i tauren. Non se n' mai reso conto?
S, ma  testardo come uno di noi, forse anche di pi.
Nel vedere Illidan avvicinarsi, Malfurion si azzitt. Il fratello gli lanci
uno sguardo rapido, poi si concentr completamente su Tyrande.
Sembri una regina guerriera le disse. La stessa Azshara non potrebbe
essere pi bella.
Tyrande arross e Malfurion rimpianse di non aver formulato alcun
complimento, di nessun genere, per il quale la sacerdotessa potesse ricor-
darlo prima della partenza.
In effetti, sembri la Guerriera della Notte in persona prosegu Illidan
con voce suadente. Ho sentito dire che sei stata messa a capo di un grup-
po di sacerdotesse.
L'alta sacerdotessa afferma che le mie capacit sono molto migliorate
ultimamente. Dice anche che, da quando riveste la massima carica, non ha
veduto molte altre adepte raggiungere livelli simili in cos poco tempo.
La cosa non mi sorprende.
Prima che Malfurion riuscisse a dire qualcosa di simile, all'improvviso
un corno risuon nell'aria. Poi ne segu un altro, e un altro, e cos via, fin-
ch ogni sezione del poderoso esercito non indic di esser pronta a partire.
Devo tornare dalle mie sorelle disse Tyrande ai gemelli. Quindi ag-
giunse a Malfurion: Sono venuta per augurarti ogni bene. Istintivamen-
te, si volt verso Illidan. Anche a te, ovviamente.
Con la tua benedizione, marceremo sicuramente verso la vittoria ri-
spose il gemello di Malfurion.
Di nuovo, Tyrande venne colta dall'imbarazzo. Un altro corno echeggi
e l'elfa indoss rapidamente l'elmetto, devi la direzione della cavalcatura
e si mise in marcia.
Sembra pi preparata alla battaglia di noi due messi insieme commen-
t Malfurion.
S. Sarebbe proprio la compagna ideale da avere al proprio fianco, non
 vero?
Malfurion si gir verso il fratello, ma Illidan aveva gi incitato il suo fe-
lino a raggiungere Lord Ravencrest. In quanto mago personale del nobile,
Illidan doveva restare accanto al suo superiore. Malfurion e gli altri aveva-
no ricevuto l'ordine di rimanere a breve distanza, ma per il resto non ave-
vano l'obbligo di avanzare insieme a Lord Ravencrest. Il signore della For-
tezza di Black Rook non intendeva raggruppare insieme tutte le sue armi
migliori. Gli stregoni Eredar sapevano gi di dover focalizzare l'attenzione
sul druido e sui maghi.
Jarod Shadowsong e tre soldati cavalcarono verso Malfurion.  ora di
andare! Ho l'obbligo di condurvi con noi!
Malfurion annu, unendosi al capitano e al suo seguito. Rhonin e Krasus
avevano la stessa espressione cupa. Quella di Brox non era affatto cambia-
ta, ma lo si poteva sentir mormorare un canto sottovoce.
Una marcia notturna comment Krasus, voltandosi per ammirare le
ultime vestigia del giorno svanire. Davvero prevedibile come mossa. Ar-
chimonde lo noter. Nonostante facciano del loro meglio per adattarsi alle
condizioni avverse, gli elfi tendono a rispettare le proprie abitudini.
Con una simile forza dispiegata in campo, siamo comunque in grado di
spingere i demoni in ritirata ribad il Capitano Shadowsong. Lord Ra-
vencrest spazzer via quei mostri dalla nostra terra!
Possiamo solo sperare che accada.
Un ultimo suono di corno si propag nell'aria e la spedizione elfica si
mosse all'unisono in direzione di Zin-Azshari. Nonostante i cattivi presen-
timenti, Malfurion si inorgogl alla vista dell'esercito. I vessilli di oltre una
trentina fra le pi importanti casate attestavano un'alleanza elfica che ab-
bracciava quasi l'intero regno. I fanti marciavano perfettamente coordinati,
come uno sciame di formiche operose diretto a un banchetto. A centinaia e
pi, le pantere della notte avanzavano fiere a grandi balzi e i loro passeg-
geri in elmetto puntavano lo sguardo deciso all'orizzonte.
Il grosso dei soldati era armato con spade, lance e archi. Nelle retrovie
erano disposte le macchine d'assedio - catapulte, balestre e simili marchin-
gegni - trainate dalle pantere nere. Molti addetti alle macchine appartene-
vano alla casata di Lord Ravencrest, poich solitamente gli elfi della notte
non erano avvezzi all'utilizzo di questi strumenti di guerra. Soltanto Ra-
vencrest sembrava possedere la giusta lungimiranza per condurre la sua
gente alla vittoria. Il druido era contrariato perch non avevano chiesto
aiuto ai nani o ad altre razze, ma in definitiva non avrebbe comunque fatto
la differenza. Nonostante il malinteso sull'innocenza di Azshara, il nobile
avrebbe comunque cercato di far crollare la Legione Infuocata.
Dopo tutto, non c'era altra scelta.
Incitati da Lord Ravencrest e dalla convinzione di riportare una sicura
vittoria, gli elfi della notte percorsero diversi chilometri quella prima sera.
Il comandante infine ordin loro di fermarsi due ore dopo lo spuntar del
sole. L'esercito si accamp immediatamente, dispiegando un'ampia schiera
di guardie per evitare che i demoni li cogliessero di sorpresa.
Qui la terra non era stata ancora devastata dal passaggio mortale della
Legione Infuocata. A sud, la foresta si presentava intatta. A nord, il pae-
saggio era punteggiato da colline verdi. Il nobile invi alcune pattuglie in
ricognizione per ispezionarne ogni anfratto, ma non venne trovata traccia
di nemici.
Istintivamente, Malfurion si sent attratto dai boschi, come se li sentisse
pronunciare il suo nome. Non appena ve ne fu l'occasione, si separ dai
compagni e si inoltr con la cavalcatura nella foresta.
Jarod Shadowsong not immediatamente la sua manovra. Il capitano lo
segu e gli grid mentre si avvicinava: Sono costretto a chiedervi di torna-
re indietro! Non potete recarvi laggi da solo! Ripensate a quel che  av-
venuto....
Non mi accadr nulla, Jarod rispose calmo Malfurion. In verit, l'elfo
sentiva che quel tratto di natura incontaminata era protetto perfino dai de-
moni assassini che tante volte avevano dato la caccia a lui e ai suoi com-
pagni. Malfurion non sapeva perch, ma ne era del tutto sicuro.
Non potete procedere da solo...
Non sto andando da solo. Mi stai accompagnando.
Il soldato strinse i denti poi, rassegnato, segu il druido nella foresta. Vi
prego di non rimanere qui troppo a lungo.
Senza promettere nulla, Malfurion si inoltr nella parte pi fitta della fo-
resta. Lo invase subito un senso di estrema fiducia. Gli alberi lo accolsero
e sembrarono addirittura riconoscerlo...
Poi si rese conto del perch si sentisse cos a suo agio in quel luogo.
Bentornato, mio thero'shan... mio onorevole allievo.
Il Capitano Shadowsong si guard attorno per individuare da dove pro-
venisse quella voce cos energica che ricordava il vento e il tuono. Dal
canto suo, Malfurion attese con pazienza, sapendo che colui che aveva par-
lato sarebbe apparso nel solito modo particolare.
Il vento all'improvviso si fece pi intenso. L'ufficiale si tenne stretto
l'elmo, mentre il druido chin la testa all'indietro per assaporare meglio la
brezza. Foglie sparse presero a sollevarsi nel vento, che divent ancor pi
forte e violento. Eppure, soltanto il capitano sembrava spaventato; perfino
le pantere della notte sollevarono il muso per inalare i profumi portati dal
vento.
Un piccolo mulinello si form di fronte ai due elfi. Foglie, ramoscelli,
frammenti di pietra e terriccio... si ammassarono sempre pi all'interno del
vortice, compattandosi fino a creare una forma solida.
Ti stavo aspettando, Malfurion.
Per Madre Luna! esclam Jarod.
Il gigante poggiava su quattro zampe robuste simili a quelle di un cervo;
la parte inferiore del tronco era senza dubbio identica a quella dell'animale
in questione. La met superiore, dal torace possente, simile nella carnagio-
ne e nell'aspetto a quello di un elfo della notte, scrut in basso verso i due
intrusi con orbite dorate come un raggio di sole. Una sfumatura verde bo-
sco tingeva la pelle altrimenti violacea e le dita erano munite di artigli di
legno secolare.
Il nuovo venuto scosse il capo e lasci ondeggiare la folta chioma. Le
foglie e i ramoscelli sembravano crescere naturalmente sia fra i capelli sia
nella folta barba, ma non erano nulla a confronto delle sorprendenti ramifi-
cazioni di corna che spuntavano dalla testa del gigante.
Malfurion chin il capo in segno di deferenza. Mio shan'do. Mio ono-
rato maestro. Poi sollev lo sguardo. Sono felice di rivederti, Cenarius.
Sebbene entrambi gli elfi della notte fossero alti pi di due metri, Cena-
rius li sovrastava di parecchio. Era alto almeno tre metri e le corna aggiun-
gevano un altro metro alla sua gi notevole altezza. Si trattava di una crea-
tura talmente imponente che il capitano non pot che rimanere a bocca a-
perta al suo cospetto.
Con un leggero riso soffocato che sembr indurre tutti gli uccellini nelle
vicinanze al canto, Cenarius dichiar: Ti do il mio benvenuto, Jarod Sha-
dowsong! Tuo nonno era un grande amico della foresta!.
Jarod chiuse la bocca, la riapr, poi la richiuse ancora una volta e alla fi-
ne assent con la testa. Come tutti gli elfi della notte, era cresciuto ascol-
tando le leggende sull'esistenza del semidio, ma come la maggioranza del-
la sua gente, aveva deciso che non fossero altro che questo: leggende, ap-
punto.
Il signore della foresta guard il suo discepolo. I tuoi pensieri sono in
subbuglio, Malfurion. L'ho percepito anche mentre eri nel Sogno di Sme-
raldo.
Il Sogno di Smeraldo. Era passato un po' di tempo da quando Malfurion
l'aveva attraversato l'ultima volta. Dentro il Sogno di Smeraldo si poteva
vedere il mondo come doveva essere agli albori della creazione, privo di
piante, animali o segni di civilt. Il Sogno di Smeraldo era permeato da un
generale senso di tranquillit, forse eccessivo. Se ne rimaneva talmente
coinvolti da smarrire la via del ritorno al piano mortale. Il visitatore ri-
schiava di vagare l dentro per l'eternit, mentre il suo corpo finiva per
consumarsi.
Grazie agli insegnamenti di Cenarius, Malfurion aveva utilizzato il so-
gno per entrare nel palazzo reale prima di scontrarsi con Lord Xavius. Da
allora, per, il giovane druido temeva di rientrare nel Sogno di Smeraldo,
poich i ricordi sfocati delle conseguenze di quel viaggio ancora lo tor-
mentavano. Sarebbe scivolato per sempre nel mondo sospeso del Sogno di
Smeraldo, se non fosse stato per l'intervento del suo maestro, che lo aveva
salvato appena in tempo.
Cenarius avvert la preoccupazione di Malfurion. Non devi aver paura,
mio allievo, ma non  ancora giunto il momento di rientrarvi. In ogni caso,
abbiamo trascurato alcuni insegnamenti necessari al tuo percorso ed  per
questo che ho deciso di utilizzare questo momento di pausa per incontrar-
ti.
Pausa? Che intendi dire?
Gli altri semidei sono ancora incerti sul modo di affrontare i demoni.
Senza dubbio ci uniremo alla battaglia, ma siamo pur sempre creature in-
dividualiste.  difficile collaborare in armonia, poich ciascuno di noi cre-
de di sapere come  meglio procedere rispetto agli altri.
La notizia non plac certo l'ansia di Malfurion. Per primi i draghi non
avevano mostrato alcun interesse nell'unirsi alla battaglia contro la Legio-
ne Infuocata, e ora perfino i semidei, custodi del mondo naturale, non riu-
scivano a giungere a un accordo sul modo migliore di procedere. Senza
dubbio, le sorti della guerra dipendevano dagli elfi della notte... e con mol-
ta probabilit da Malfurion e dai suoi compagni in particolare.
Passeremo diverso tempo insieme. Vi sono alcuni dettagli che cercher
di insegnarti molto rapidamente. Avremo bisogno dell'intera giornata...
Non se ne parla nemmeno! sbott il Capitano Shadowsong e lui stesso
fu sorpreso dall'intensit con cui profer quelle parole di protesta. I miei
ordini...
Con un sorriso benevolo, la divinit dei boschi avanz al trotto verso il
soldato. Jarod impallid nello scorgere Cenarius incombere minaccioso so-
pra di lui.
Malfurion sar al sicuro con me e torner non appena il vostro coman-
dante avr bisogno di lui, Jarod Shadowsong. Non verrete meno alle vostre
responsabilit.
L'ufficiale chiuse la bocca, palesemente turbato per aver osato interrom-
pere Cenarius.
Ritornate alle altre incombenze che vi hanno affidato. Far in modo
che Malfurion torni da voi sano e salvo.
Al druido sembr quasi che stessero parlando di un cucciolo, ma il se-
midio aveva chiaramente detto a Jarod ci che questi voleva sentirsi dire. Il
soldato annu a Cenarius, poi all'ultimo istante trasform il gesto in un in-
chino. Come volete, mio signore.
Non sono il vostro signore, elfo della notte. Sono unicamente Cenarius!
Andate pure, vi do la mia benedizione!
Con un ultimo sguardo ossequioso verso Malfurion e il suo maestro, il
capitano afferr le redini della cavalcatura e torn al campo elfico.
Cenarius si rivolse nuovamente al suo allievo. Ora, mio thero'shan,
procediamo subito. Ogni traccia di spensieratezza svan dal volto del se-
midio. Temo che avremo bisogno di tutto il sapere di cui disponiamo se
vogliamo salvare il mondo dai demoni...
In quello stesso momento, un'altra creatura convinta di dover radunare
tutta la forza necessaria per sconfiggere la Legione Infuocata solc i cieli
del regno dei draghi, alla ricerca del picco di un'alta montagna dove abita-
va la razza eterna.
Durante la lunga traversata, Korialstrasz aveva riflettuto su molte cose.
Innanzitutto, sul silenzio dei suoi confratelli. I draghi erano creature solita-
rie, eppure non aveva mai avvertito prima una calma cos assoluta. Nessu-
no rispondeva ai suoi richiami, nemmeno l'amata compagna Alexstrasza.
Ci lo indusse a ipotizzare un intervento demoniaco. Non poteva credere
che avessero attaccato e sconfitto i draghi, ma la mancanza di comunica-
zioni accresceva i suoi timori al riguardo. Avrebbe quasi voluto che Krasus
fosse l insieme a lui, poich in tal caso avrebbe almeno condiviso quei
pensieri nefasti con un altro drago dello stormo rosso.
Ma, d'altra parte, lo stesso Krasus era un enigma. Con il passare del
tempo, Korialstrasz aveva preso a scartare alcune ipotesi riguardo l'identit
del misterioso drago le cui parole erano tenute in grande considerazione
perfino da Alexstrasza. La sua amata aveva reagito come se Krasus fosse
pari ai suoi consorti, o come se addirittura fosse uno di loro. Ma ci non
era possibile, a meno che...
"No, non  possibile" pens il gigante, librandosi nell'aria. "Sarebbe
troppo assurdo..."
E tuttavia, quell'ipotesi spiegava diverse cose.
Ne avrebbe comunque parlato con Alexstrasza. Korialstrasz vir per di-
rigersi verso la montagna a lui familiare, avvolta nella nebbia. Diversa-
mente dal passato, non v'erano pi sentinelle a sorvegliare, un ulteriore se-
gno inquietante.
Il gigante rosso plan verso l'alta bocca della caverna, uno degli ingressi
principali del rifugio. Nell'atterrare, il drago gir la testa da una parte e
dall'altra, cercando un segno della presenza dei compagni. La zona era
immersa in un silenzio tombale.
Ma quando ripieg le ali e si mosse verso l'interno, Korialstrasz si scon-
tr con un'inaspettata ma tenace forza invisibile. Gli parve che l'aria fosse
diventata densa come miele. Con forte determinazione, il drago rosso si
lanci in avanti contro il muro nascosto, come se dovesse affrontare un ri-
vale.
Lentamente, la barriera si arrese al suo passaggio. Korialstrasz la sent
aderire al corpo mentre avanzava, quasi circondandolo completamente.
Prese a respirare a fatica e la sua vista si offusc, come se vedesse il mon-
do sott'acqua. Tuttavia, non esit.
Improvvisamente, senza preavviso, riusc a entrare.
Suoni aggredirono subito le sue orecchie e, ormai libero da qualsiasi bar-
riera, il gigante cremisi inciamp in avanti. Sarebbe sicuramente caduto se
una zampa smisurata non l'avesse raccolto.
 un bene che tu sia tornato rimbomb una voce profonda. Temeva-
mo per la tua sorte, giovane drago.
Il consorte pi anziano di Alexstrasza, Tyranastrasz. Sembrava molto
preoccupato. Dietro di lui, altri draghi si mossero dai cunicoli interni... e
ci che sorprese di pi Korialstrasz fu la presenza di draghi di altri colori.
Vide colossi blu, verdi, bronzei e, naturalmente, rossi. I draghi si mescola-
vano fra loro di continuo, tutti presumibilmente concentrati su un compito
ben preciso e tutti di sicuro preoccupati per qualcosa di molto grave.
Alexstrasza!  forse...
Lei sta bene, Korialstrasz. Mi ha riferito che avrebbe parlato con te al
tuo ritorno... Il maschio pi grande volse lo sguardo oltre le spalle dell'e-
semplare pi giovane, alla ricerca di qualcosa. E anche con Krasus, ma a
quanto pare non  venuto con te.
Ha preferito rimanere con gli altri.
Ma le tue condizioni...
Dispiegate le ali, Korialstrasz rispose. Krasus ha escogitato un modo
grazie al quale entrambi siamo quasi nel pieno delle nostre forze. Non  un
metodo infallibile, ma era il meglio che si potesse fare.
Davvero interessante...
Tyran... cosa  accaduto qui? Perch gli altri stormi si sono mescolati ai
nostri?
Il drago pi anziano tent di celare la sua espressione. Alexstrasza ha
decretato che sar lei a rivelartene il motivo e non intendo disobbedirle.
Certo.
Con Tyranastrasz alla guida, i due avanzarono nel rifugio dello stormo
di draghi rossi. Korialstrasz non pot fare a meno di fissare gli altri draghi
che li superavano in volo. I verdi erano semplici ombre sfuggenti, che sva-
nivano prima di capire dove fossero, ed erano ancor pi inquietanti per il
fatto che tenevano gli occhi chiusi, come sonnambuli. Le forme bronzee
dello stormo di Nozdormu sembravano non muoversi affatto, ma in qual-
che maniera oscura si trovavano sempre in un punto diverso, ogni volta
che Korialstrasz sbatteva le palpebre. I blu, invece, si spostavano in ogni
direzione in modo quasi casuale e sfrecciavano dappertutto grazie anche
alla magia. Pi Korialstrasz li osservava, pi apprezzava la solida e stabile
presenza della sua razza. Quando i rossi si muovevano, si muovevano e
basta. Quando correvano verso una direzione, era in grado di seguire ogni
loro passo, ogni loro respiro.
Naturalmente, in tutta onest, nutriva il sospetto che i nuovi arrivati pro-
vassero le stesse certezze nei confronti dei rispettivi stormi.
"Siamo cos tanti, eppure entriamo tutti perfettamente qui dentro" pens
improvvisamente. "Siamo davvero cos pochi in realt?" Se avessero cer-
cato di radunare gli elfi della notte o i nani su quella montagna, entrambe
le razze inferiori l'avrebbero riempita, invece i draghi disponevano ancora
di spazio sufficiente per spostarsi.
Ripensando alla fiumana interminabile della Legione Infuocata, Korial-
strasz si chiese se almeno i draghi possedessero la forza necessaria per
fermarla.
Nell'accedere alla sala successiva, per, sent quei timori svanire. Ale-
xstrasza era l ferma, in attesa della venuta del giovane consorte. La sua so-
la vista lo riemp di un senso di pace e di calma. Non appena la guard,
Korialstrasz prov di nuovo sicurezza. Tutto sarebbe andato bene. La Re-
gina della Vita avrebbe fatto in modo che ci avvenisse.
Korialstrasz... mio amato. I suoi occhi soltanto indicavano quale forza
dirompente fosse contenuta in quell'unica frase. Le creature di razza infe-
riore spesso scambiavano i draghi per bestie selvagge, ma perfino i pi va-
lorosi fra i membri delle altre razze non avrebbero potuto eguagliare l'in-
tensit delle emozioni provate dalla stirpe di Korialstrasz.
Mia regina, mia vita. Il drago chin il capo in omaggio ad Alexstra-
sza.
 bene che tu sia tornato. Eravamo in pensiero per te.
Anch'io ero in pensiero per voi. Nessuno ha risposto ai miei richiami,
n fornito una spiegazione per l'improvviso silenzio.
Era necessario rispose l'enorme drago femmina. Nonostante la corpo-
ratura slanciata, Alexstrasza superava di almeno la met il peso i suoi con-
sorti. Come tutti i Grandi Aspetti, disponeva di poteri al cui confronto im-
pallidivano perfino quelli dei suoi compagni. Abbiamo un'assoluta neces-
sit di discrezione.
Discrezione? Perch?
Alexstrasza lo scrut intensamente. Krasus non  venuto qui con te?
Korialstrasz not la profonda ansia dell'amata. Temeva per Krasus come
si sarebbe preoccupata per lui. Ha preferito rimanere con gli altri.  riu-
scito a escogitare un sistema per garantire sia a me sia a lui di poter rima-
nere lontani senza provare dolore... in modo eccessivo.
Un fugace sorriso si diffuse sul volto della Regina della Vita. Sapevo
che l'avrebbe trovato.
Prima che Korialstrasz potesse proseguire la conversazione per scoprire
finalmente la verit su Krasus, un'altra creatura fece il suo ingresso nell'al-
ta sala. Korialstrasz si gir verso il nuovo arrivato e spalanc gli occhi.
 necessario che tutti i draghi prendano parte al rito tuon il gigante
nero con voce simile a quella di un vulcano in eruzione. I membri del mio
stormo hanno gi dato il proprio contributo. Ora anche quelli degli altri
dovranno fare altrettanto.
Neltharion riempiva l'intero lato opposto della sala ed era l'unico drago
in grado di eguagliare Alexstrasza per dimensioni e potere. Il Guardiano
della Terra comunicava una tale solennit da infondere una lieve trepida-
zione in Korialstrasz.
Il mio ultimo consorte ci ha raggiunti rispose Alexstrasza. Lo stormo
bronzeo  venuto e, nonostante Nozdormu non sia con loro, hanno condot-
to fin qui la sua essenza, cos che anche lui possa unirsi alla nostra lotta. In
questo modo, soltanto Krasus rimarr escluso dal rito, una singola entit. 
forse un'assenza grave?
Il drago ebano chin la testa da un lato. Korialstrasz non aveva mai visto
una dentatura cos imponente. Un unico drago... no... credo di no.
Di che si tratta? si arrischi a chiedere il maschio pi giovane.
I demoni hanno riaperto il portale che conduce al nostro mondo spie-
g Alexstrasza. Ancora una volta, fuoriescono senza sosta dal portale e la
forza del loro esercito cresce ogni giorno che passa.
Korialstrasz immagin le falangi mostruose e lo sfacelo che erano gi
riuscite a causare. Allora dobbiamo agire!
Lo stiamo gi facendo. Neltharion ha escogitato un piano, che proba-
bilmente  l'unica speranza che abbiamo per salvare il nostro mondo.
Di che si tratta?
Te lo mostrer lui stesso.
Il gigante nero annu, poi chiuse gli occhi. L'aria si illumin davanti a
lui. I sensi magici di Korialstrasz vennero pervasi da un'energia portentosa.
Gli sembr che la sala si fosse riempita di migliaia di draghi.
In realt, si form nell'aria solo un piccolo e insignificante disco dorato,
sospeso proprio davanti allo sguardo dei draghi radunati l dentro. Korial-
strasz non prov nulla, ma in qualche modo intu che quel disco era molto,
molto pi potente di quel che sembrava.
Il Guardiano della Terra riapr gli occhi e un'espressione esaltata si dif-
fuse sul suo volto di rettile. A Korialstrasz sembr che Neltharion stesse
venerando la sua creazione.
Osservate ci che esorcizzer i demoni dal nostro mondo! tuon il co-
losso nero. L'oggetto che purificher le terre da ogni macchia!
Il piccolo disco brill intensamente e d'un tratto non sembr pi cos in-
significante. In quel momento, il giovane drago rosso percep tutta l'im-
mensa energia racchiusa l dentro... e comprese perch perfino Alexstrasza
lo ritenesse la loro arma migliore.
Osservate rugg Neltharion con voce piena di orgoglio. L'Essenza dei
Draghi.
Capitolo cinque
Il Capitano Varo'then non era tipo da sentirsi a disagio in presenza di
ombre o rumori. Affrontava eventualit di quel genere con lo stesso auste-
ro realismo di sempre. Guerriero nato, nonostante l'ambizione spiccata non
si era mai immaginato in nessun altro ruolo. Non ambiva a diventare re o
consorte, anche se tali cariche lo avrebbero portato ancor pi vicino ad A-
zshara. Guidava l'esercito in nome della regina e ci gli bastava. Le mac-
chinazioni politiche le aveva sempre lasciate a Lord Xavius, che le com-
prendeva e ne gioiva molto pi di quanto Varo'then avrebbe mai potuto es-
sere capace.
Negli ultimi tempi, per, la sua mente si era soffermata su argomenti che
esulavano dall'ambito bellico. Ci aveva a che vedere con la ricomparsa di
qualcuno che credeva morto per sempre... Lord Xavius. Il consigliere della
regina, ritornato dall'aldil grazie agli straordinari poteri di Sargeras, aveva
assunto nuovamente il comando degli Eletti. La cosa non avrebbe dovuto
destare preoccupazioni in Varo'then, eppure Xavius era cambiato in un
modo che nemmeno la regina era in grado di decifrare. Il capitano era cer-
to che il consigliere - o in ogni caso la creatura che un tempo era stata il
consigliere - non fosse interessato alla gloria di Azshara, ma ad altre que-
stioni. Per quanto mostrasse devozione nei confronti di Sargeras, Varo'then
era prima di tutto e sopra ogni cosa servitore della regina.
Il capitano sempre efficiente. Non mi meraviglia affatto trovarvi a con-
trollare gli ingressi perfino quando non siete in servizio.
L'ufficiale sobbalz, poi silenziosamente imprec contro se stesso per
aver reagito in quel modo.
Quasi fosse scaturito dalle ombre stesse, Xavius avanz davanti all'elfo
della notte. I suoi zoccoli risuonavano ipnoticamente sul pavimento in
marmo e la creatura respirava a piccoli sbuffi a ogni passo. Archimonde
aveva definito Xavius un satiro, la tipologia dei servitori pi devoti di Sar-
ge-ras. Gli occhi color rubino del consigliere fissavano il soldato. La forza
di quello sguardo cattur gli occhi del capitano e lo trascin inesorabil-
mente in qualche luogo imprecisato.
Sargeras ha intuito il vostro grande potenziale, Capitano Varo'then. Vi
ritiene in grado di sopravanzare tutti coloro che sono al suo servizio. Vi
vedrebbe come comandante del suo esercito, alla stregua di Mannoroth...
no... perfino di Archimonde!
Varo'then si immagin a capo di una schiera di demoni, con la spada
sguainata e pronta a trafiggere i nemici. Il capitano fu orgoglioso del so-
stegno e della fiducia che gli venivano concessi dal Grande Abissale.
Sono davvero onorato di essere suo servitore mormor il soldato.
Xavius sorrise. Come tutti noi... serviremmo Sargeras in ogni modo
possibile, se ci contribuisse ad anticipare la realizzazione del nostro so-
gno, non  vero?
Naturalmente.
La figura munita di zoccoli si pieg in avanti e il suo volto quasi sfior
quello del soldato. I suoi occhi continuavano ad attrarre Varo'then con la
loro forza misteriosa che lo tentava e nello stesso tempo lo innervosiva.
Potreste porvi al suo servizio in un modo pi consono alle vostre qualit,
in un ruolo che vi condurrebbe presto al posto di comando da voi desidera-
to...
Un senso di eccitazione si impadron dell'ufficiale. Si vide nuovamente
al comando di interi eserciti nel nome della regina e di Sargeras. Si figur
la scena della sconfitta dei nemici, il cui sangue scorreva a fiumi.
Ma non appena cerc di visualizzare se stesso nel corso di quell'avveni-
mento, non riusc pi a distinguersi chiaramente. Cerc di evocare un'im-
magine di se stesso come guerriero, un comandante armato e protetto dalla
corazza come nelle antiche leggende... ma una forma diversa gli appariva
con insistenza davanti agli occhi.
Una forma molto simile a quella mostrata da Lord Xavius.
Ci almeno riusc a distoglierlo dallo sguardo del consigliere. Perdona-
temi, mio signore, ma i miei doveri mi chiamano.
Per un attimo gli occhi brillarono intensamente, poi Xavius assent con
infinita gentilezza e con un cenno della mano indic al soldato di prosegui-
re. Ma naturalmente, Capitano Varo'then, naturalmente.
Varo'then procedette con passo pi rapido di quel che intendesse mostra-
re al cospetto del satiro, poi si allontan con fare marziale. Non si volt in-
dietro. Serr la mano sull'impugnatura della spada come se volesse sguai-
narla. Non rallent, finch fu sicuro che Lord Xavius fosse ormai molto
lontano.
Eppure, riusciva ancora a udire le seducenti parole del satiro... Varo'then
cap che bench lui fosse stato capace di respingerle, altri avrebbero ceduto
alle lusinghe.
La notte giunse sull'esercito radunato da Lord Ravencrest e le Sorelle di
Elune si sparsero tra gli elfi per impartire le loro benedizioni. Perfino da
guerriere, le sacerdotesse trasmettevano un senso di pace e conforto ai sol-
dati. Elune dispensava forza e coraggio, poich era sempre presente nei
cieli, attenta ai suoi figli prediletti.
Sebbene l'espressione del volto non lo rivelasse, Tyrande Whisperwind
non avvertiva a sua volta il senso di pace o forza che infondeva negli altri.
L'alta sacerdotessa sembrava ritenere che la giovane fosse stata investita di
particolari poteri da Madre Luna, ma Tyrande non sentiva alcuna presenza
importante dentro di s. Se Madre Luna l'aveva prescelta per un compito
speciale, aveva trascurato di informare proprio lei.
Gli ultimi barlumi di luce fuggirono sotto l'orizzonte. Tyrande si affrett,
consapevole che presto sarebbero squillati i corni e la spedizione avrebbe
proseguito verso Zin-Azshari. L'elfa cur pi di un soldato, poi si diresse
alla cavalcatura che la stava aspettando.
Prima di raggiungerla, per, le si par innanzi un altro elfo. D'istinto,
Tyrande si port una mano al petto, ma fin invece per sentirsi afferrare il
polso dall'altro.
La sacerdotessa sollev lo sguardo e il cuore le balz improvvisamente
in gola per la gioia. Poi not l'uniforme nera e i capelli raccolti in una co-
da.
Ma soprattutto, Tyrande si accorse degli occhi ambrati.
Illidan...
Ti ringrazio ovviamente per la tua benedizione rispose con un sorriso
beffardo. Ma la tua vicinanza mi offre un conforto maggiore.
Tyrande si turb, anche se non per il motivo che lui credeva. Tenendole
ancora dolcemente la mano, Illidan le si avvicin.
Senza dubbio questo  un segno del destino, Tyrande! Ti stavo cercan-
do. Siamo ormai alle soglie di cambiamenti incalzanti.  necessario deci-
dere, senza esitare.
In preda a una subitanea apprensione, Tyrande comprese quel che inten-
deva chiederle, o meglio, dirle. Senza averne intenzione, l'elfa ritrasse la
mano.
Il volto di Illidan si fece d'un tratto duro. Aveva notato la sua reazione e
il significato che sottintendeva.
 troppo presto riusc a dire Tyrande, nel tentativo di non ferire i sen-
timenti di Illidan.
O forse troppo tardi? Il sorriso beffardo riapparve sul viso dell'elfo,
ma questa volta Tyrande lo trov vuoto, quasi fosse una maschera. Un at-
timo dopo, per, l'elfo apparve pi rilassato. Sono stato troppo impulsivo.
Non  ancora il momento giusto. Stai cercando di confortare cos tanti in-
dividui. Torner a parlarti in un'occasione pi appropriata.
Senza aggiungere altro, Illidan si diresse laddove una guardia del clan
dei Ravencrest, in sella a una pantera della notte attendeva il suo ritorno.
Illidan non si volt indietro, ma ripart direttamente con la sua scorta.
Pi tormentata che mai, Tyrande si mise alla ricerca della sua cavalcatu-
ra. Mentre montava sulla pantera, per, qualcun altro disturb i suoi pen-
sieri, ma questa volta l'interruzione si rivel pi gradita della precedente.
Sciamana, perdonate il disturbo.
Sorridendo dolcemente, Tyrande salut l'orco. Sei sempre il benvenuto,
Broxigar.
Soltanto la sacerdotessa poteva chiamarlo con il nome per esteso. Per
tutti gli altri, compreso Lord Ravencrest, era semplicemente Brox. L'orco
corpulento era molto pi basso di lei, ma compensava la differenza con un
girovita tre volte pi grande di quella dell'elfa e la possente muscolatura.
Tyrande l'aveva osservato farsi strada fra i nemici con la ferocia di un
grosso felino, ma nei suoi confronti Brox mostrava ancor pi rispetto di
coloro che le chiedevano di benedirli.
Tyrande pens che l'orco fosse giunto fin l per ricevere una benedizione
e allung una mano per posargliela sul petto. Brox rest perplesso, poi ac-
cett.
Che Madre Luna possa guidare il tuo spirito, che possa concederti la
sua silenziosa forza... Tyrande prosegu per alcuni istanti ancora, fino a
completare il rito. Molte altre sacerdotesse, come del resto gli altri elfi del-
la notte, consideravano Brox un essere repellente, ma per Tyrande l'orco
era una creatura di Elune esattamente come lei.
Non appena ebbe finito, Brox chin il capo in segno di gratitudine, poi
mormor: Non sono degno della vostra benedizione, sciamana, e non 
questo il motivo per cui sono giunto da voi.
No?
Il volto dell'orco si contrasse in un'espressione di rimorso. Sciamana...
c' un fatto che pesa sulla mia coscienza. Un fatto che ho bisogno di con-
fessarvi.
Prosegui pure.
Sciamana, ho cercato di trovare la morte.
L'elfa contrasse le labbra, provando a comprendere quelle parole. In-
tendi dire che hai tentato di ucciderti?
Brox si eresse in tutta la sua altezza e si fece scuro in volto. Sono un
guerriero orco! Non avrei mai diretto il pugnale contro il mio petto! Con
altrettanta rapidit di come era apparsa, la sua collera svan, sostituita dalla
vergogna. Per ho cercato di dirigervi le armi degli altri, questo s.
Infine, raccont. Brox le parl dell'ultima guerra combattuta contro i
demoni e di come lui e i suoi compagni avessero resistito in attesa dei rin-
forzi. Tyrande ascolt come, a uno a uno, gli orchi fossero periti, lasciando
in vita unicamente il veterano. Le azioni di Brox e degli altri avevano con-
tribuito a salvare le sorti della battaglia, ma ci non l'aveva in alcun modo
fatto sentire meno colpevole per essere sopravvissuto.
La guerra si era conclusa subito dopo e Brox non aveva trovato nessun
modo adatto a espiare quella che considerava una colpa gravissima. Quan-
do il suo Signore della Guerra, Thrall, gli aveva ordinato di partire per an-
dare a indagare sull'anomalia, Brox aveva interpretato questo comando
come un dono degli spiriti, che gli avevano finalmente concesso un modo
per porre fine alla sua sofferenza.
Ma l'unico che era morto durante quella sfortunata impresa era stato il
suo giovane compagno, e ci si era aggiunto al gi pesante rimorso prova-
to da Brox. Poi, quando era diventato chiaro che la Legione Infuocata a-
vrebbe invaso Kalimdor, l'orco aveva di nuovo sperato in un possibile ri-
scatto. Si era dunque gettato a capofitto nella battaglia, lottando duramente
come ci si sarebbe aspettati da un vero guerriero. Era sempre stato in prima
linea, pronto ad affrontare qualsiasi nemico. Sfortunatamente, Brox aveva
combattuto fin troppo bene: era riuscito a sopravvivere perfino all'uccisio-
ne di una ventina di demoni, riportando pochi miseri graffi.
Nel momento in cui l'esercito di Lord Ravencrest era partito da Suramar,
il vecchio orco aveva cominciato a pensare che la sua colpa fosse di natura
diversa. Si era reso conto che la vergogna provata nel sopravvivere ai suoi
compagni era un sentimento falso. Ormai, Brox si accusava di un genere di
colpa diverso: gli elfi lottavano in nome della vita, mentre lui combatteva
per cercare di sfuggirle. Gli altri erano partiti all'assalto della Legione In-
fuocata per motivi opposti ai suoi.
Accetto l'idea di poter morire in battaglia. Sarebbe un destino glorioso
per un orco, sciamana. Per sono schiacciato dal senso di disonore per il
mio desiderio di cercare la morte a qualsiasi costo, senza badare alle con-
seguenze per coloro che invece combattono il male per proteggere la vita
loro e dei propri cari.
Tyrande fiss l'orco negli occhi. Per gli altri era una semplice bestia, ma
ancora una volta aveva espresso concetti densi di significato. L'elfa sfior
la guancia ruvida di Brox e accenn un sorriso. Com'era altezzosa la sua
gente nel considerare una creatura soltanto dalle apparenze, e non dalla
mente o dal cuore.
Non hai bisogno di confessarti con me, Broxigar. Lo hai gi fatto nel
tuo cuore e nella tua anima, perch gli spiriti ed Elune hanno udito i tuoi
rimorsi. Sanno che hai compreso la verit e che sei pentito dei pensieri di
un tempo.
Brox grugn, poi, inaspettatamente, baci la palma di Tyrande. Vi sono
ancor pi riconoscente di prima, sciamana.
In quel momento, risuonarono i corni. Tyrande tocc rapidamente l'orco
sulla fronte e recit una breve preghiera. Qualsiasi sorte ti sia riservata in
battaglia, Broxigar, Madre Luna veglier sulla tua anima.
Vi ringrazio per avermelo detto, sciamana. Non vi disturber pi.
Brox sollev l'ascia in segno di rispetto, poi si allontan con passo svel-
to. Tyrande lo guard svanire fra gli altri guerrieri, poi si gir udendo il
segnale tipico del suo ordine, che l'avvertiva di affrettarsi. Doveva prepa-
rarsi a guidare il gruppo di sacerdotesse non appena i soldati avrebbero ri-
preso a marciare. Doveva essere pronta ad abbracciare il destino che Elune
le aveva riservato.
E questo, cap Tyrande, comprendeva altre questioni, oltre all'imminente
battaglia.
Sono sopraggiunti soldati provenienti da altri due insediamenti nel
nordovest spieg Rhonin, mentre cavalcava con Krasus. Ho sentito che
dovrebbero essere circa cinquecento.
La Legione Infuocata pu convocare altrettanti demoni nel giro di po-
che ore, forse anche meno.
Il mago dai capelli rossi lanci uno sguardo severo a colui che era stato
il suo mentore. Se nulla di tutto questo pu aiutarci, allora perch com-
battiamo? Perch non ci limitiamo a rimanere seduti sull'erba, in attesa che
i demoni ci taglino la gola? Rhonin simul uno sguardo meravigliato.
No, aspetta! Non  accaduto cos! Gli elfi della notte hanno combattuto e
hanno vinto!
Silenzio! sibil Krasus, mentre gli rivolgeva un'occhiata altrettanto
pungente di quella riservatagli prima da Rhonin. Non sottovaluto l'inter-
vento dei rinforzi, mi limito a leggere la realt dei fatti. Bisogna inoltre ri-
cordare che la nostra presenza qui e l'esistenza dell'anomalia nella struttura
temporale indicano che quanto  accaduto in passato potrebbe non coinci-
dere con ci che accadr questa volta. C' un'alta, altissima probabilit che
la Legione Infuocata possa trionfare... e la realt come l'abbiamo conosciu-
ta potrebbe cessare di esistere.
Non lascer che ci accada! Non posso!
Di fronte all'eternit, le sorti della tua compagna Vereesa e dei vostri
gemelli non ancora nati non rappresentano nulla, Rhonin... ma io combat-
ter per il loro bene, cos come combatter per il futuro del mio stormo,
per quanto mostruoso potrebbe rivelarsi nonostante un'eventuale vittoria.
Rhonin tacque. Sapeva altrettanto bene di Krasus quale sorte avrebbe
subito lo stormo di draghi rossi. Anche se la Legione Infuocata fosse stata
sconfitta in quell'epoca, i draghi avrebbero comunque sofferto sofferenze
inimmaginabili. Deathwing il Distruttore avrebbe fatto in modo che gli or-
chi prendessero il sopravvento sui draghi, e in particolare sullo stormo ros-
so a cui Krasus apparteneva, utilizzandoli come prigionieri di guerra e
schiavi. Molti draghi sarebbero morti senza un motivo.
Comincia per a esserci una nuova speranza per noi aggiunse Krasus,
con lo sguardo momentaneamente perso. Ci, pi di ogni altra cosa, mi
offre un ulteriore motivo per ritenere che la storia non cambier.
So quanto  accaduto unicamente dai racconti salvati dai maghi di Da-
laran, Krasus. Tu li conosci perch sei vissuto in quest'epoca...
La figura sottile, quasi elfica, sibil ancora. I tuoi ricordi basati su re-
soconti scritti sono probabilmente pi accurati di quelli della mia mente
lacunosa. Sono giunto alla conclusione che l'intrusione di Nozdormu nei
miei pensieri, sebbene utile per farci intraprendere questa missione, si  ri-
velata troppo forte perch potessi assorbirla adeguatamente, senza perdere
parte dei miei ricordi. Era stato Nozdormu, l'Aspetto del Tempo, a rivol-
gersi a Krasus, avvertendolo della crisi in atto. L'enorme drago bronzeo
non poteva ormai essere contattato nemmeno nell'epoca in cui erano giunti
e Krasus temeva che l'Aspetto in tutte le sue possibili incarnazioni fosse
intrappolato nell'anomalia. Temo che non riuscir mai a ricordare con e-
sattezza quest'epoca e quel che ho dimenticato  sufficiente ad alimentare
le mie incertezze sull'esito della guerra.
Non ci rimane dunque che combattere e sperare che tutto vada per il
meglio.
Come ha fatto chiunque abbia intrapreso una battaglia, nel corso della
storia.
L'umano barbuto annu cupamente. Gi.
Le forze elfiche viaggiarono senza sosta e avanzarono di diversi chilo-
metri senza mai fermarsi. La maggior parte dei soldati marciava di buon
umore, poich sembrava che il nemico non fosse affatto intenzionato a lot-
tare con loro. Krasus si serv del suo udito molto pi sviluppato di quello
di tutte le creature che lo circondavano e riusc a sentire alcuni soldati che
osservavano come molti decessi e distruzioni provocati dai demoni si fos-
sero abbattuti su indifesi e innocenti. Ma una volta di fronte alla resistenza
organizzata, i demoni erano stati sconfitti. Alcuni ragionavano perfino
sull'ipotesi che, se gli elfi della notte avessero ricacciato indietro i demoni
fino a Zin-Azshari dopo la prima battaglia, invece di ritirarsi in attesa dei
rinforzi, la guerra si sarebbe gi conclusa.
Questi commenti preoccuparono Krasus. Una cosa era recarsi in batta-
glia sicuri, un'altra ritenere il nemico facile da sconfiggere. Gli elfi della
notte dovevano ancora rendersi veramente conto che la Legione Infuocata
incarnava la morte assoluta.
Lo sguardo del mago si volse verso l'unico elfo della notte che sembrava
consapevole di questa realt. Krasus ricordava che Malfurion avrebbe
svolto un ruolo centrale nella vittoria, ma non ricordava esattamente in che
modo. Che fosse il primo druido fra gli elfi della notte era certamente un
particolare rilevante, anche se non l'unico. Il mago anziano aveva gi fatto
in modo che l'elfo fosse protetto in tutto e per tutto.
Quando quasi met della notte era gi trascorsa, gli esploratori tornarono
all'improvviso da sudest. Ravencrest aveva organizzato un continuo flusso
di battistrada per assicurare informazioni il pi possibile aggiornate.
I tre elfi della notte avevano un'aria piuttosto stravolta. Avevano pale-
semente condotto le tre cavalcature a passo rapido per un buon tratto. I lo-
ro volti erano madidi di sudore e gli abiti erano ricoperti di fango. Si erano
fermati unicamente per un sorso d'acqua e riferirono con trepidazione ci
che avevano scoperto.
Una colonna esigua di nemici sta procedendo in modo regolare verso la
regione di Dy-Jaru, mio signore comunic il soldato pi anziano. Ab-
biamo notato il fumo e un fal, e avvistato profughi in fuga.
Potreste fare una stima del numero di nemici?
Difficile dirlo con sicurezza, ma senza dubbio molto meno di questo
esercito.
Ravencrest si accarezz la barba e assunse un'aria pensierosa. Dov'era-
no diretti i profughi?
Sembrerebbe verso Halumar, mio signore, ma non ce la faranno. Hanno
i demoni alle calcagna.
Possiamo intervenire in loro difesa?
S, se ci affrettiamo. C' abbastanza distanza fra loro e i nemici.
Il nobile allung la mano verso uno degli attendenti. Dammi la mappa,
per favore.
Subito a Lord Ravencrest arriv una mappa della zona interessata. Il no-
bile la srotol, poi chiese ai soldati andati in avanscoperta di indicare i
punti esatti dove si trovavano i profughi e la Legione Infuocata. Non appe-
na li identific, assent. Dovremmo accelerare il passo e prepararci ad af-
frontarli alla luce del giorno, ma  fattibile. Sarebbe comunque sulla strada
per Zin-Azshari. Possiamo permetterci questa piccola deviazione.
Soprattutto se ci ci desse l'opportunit di salvare la vita di tanti inno-
centi mormor Rhonin a Brox.
Krasus si chin in avanti. Avete osservato i demoni? Che genere di
creature avete visto?
Per lo pi quelle chiamate Guardie Ferali.
Uno degli altri soldati aggiunse: Ho visto un paio di Guardie Ferali e
un demone alato, una Guardia dell'Abisso.
Krasus si rabbui. Un gruppo piuttosto sparuto.
Senza dubbio, nel loro fervore, procedono a un passo ben pi spedito
degli altri dichiar Lord Ravencrest. Insegneremo loro i vantaggi della
moderazione... non che vivranno abbastanza da poter apprezzare la lezio-
ne. Poi comand agli ufficiali: Date l'ordine! Andiamo e spazziamoli via
dalla faccia della terra!.
L'esercito si spost quasi all'istante. Gli elfi della notte si mossero pieni
di rinnovato entusiasmo, pronti a trarre in salvo altri compagni, ma anche a
pregustare la prima vittoria nella marcia verso la capitale.
Illidan e le Guardie della Luna cambiarono posizione e le Sorelle di Elu-
ne fecero altrettanto, per poter prestare aiuto secondo ogni necessit, sia
spiritualmente sia con le armi. Unici stranieri, Rhonin, Krasus e Brox ri-
masero vicini, sebbene i due maghi avessero stabilito che Rhonin dovesse
badare a Illidan, non appena la battaglia fosse iniziata. Nessuno dei due si
fidava della prudenza dell'elfo.
Malfurion era insieme a loro, soprattutto perch Ravencrest dubitava an-
cora sul modo migliore di utilizzare le sue abilit non comuni. Con l'unit
del Capitano Shadowsong incaricata di vigilare sui quattro, il nobile era si-
curo che il druido sarebbe stato abbastanza protetto da prendere decisioni
autonome sugli attacchi pi efficaci.
Dopo aver studiato tutto il giorno con Cenarius e cavalcato per la mag-
gior parte della notte con la prospettiva di una battaglia imminente, Malfu-
rion si sentiva sempre pi stanco. Il semidio gli aveva insegnato come au-
mentare l'effetto dell'energia proveniente dagli elementi naturali e Malfu-
rion sperava di poter sperimentare questi insegnamenti prima che gli elfi
della notte si scontrassero con la Legione Infuocata.
Il sole sorse all'orizzonte, ma svan rapidamente dietro una fitta coltre di
nuvole basse, che portarono sollievo all'esercito. Gli incantesimi che Kra-
sus e Rhonin avevano utilizzato per se stessi e per Brox permisero loro di
adeguare le capacit visive alle mutate condizioni di luce, mentre gli occhi
dei soldati si erano per lo pi adattati al cambiamento nel modo tradiziona-
le. Le nuvole contribuivano ad alleviare il disagio della razza notturna, a-
limentando ulteriormente l'entusiasmo per il conflitto imminente.
Gli esploratori continuavano a raccogliere informazioni. I demoni non
avevano ancora raggiunto gli elfi in fuga, ma vi erano molto vicini. Corag-
giosamente, Ravencrest incit i guerrieri a proseguire. Con un grande con-
tingente di cavalleggeri in sella alle pantere della notte, il nobile intendeva
attaccare la Legione Infuocata su due lati.
Non appena si diffuse la notizia che l'esercito aveva preso a frapporsi fra
i profughi e gli inseguitori, il nobile ordin di squillare i corni. Il segnale
fece posizionare i soldati, pronti per la battaglia.
Infine, sciamando dalle colline, gli elfi della notte raggiunsero il nemico.
I demoni avevano seminato distruzione in ogni angolo della terra, la-
sciandola tutta bruciata. Non esisteva pi vita dopo il loro passaggio. Le
terre desolate che Krasus aveva visto con i propri occhi, sul dorso di Ko-
rialstrasz, si estendevano a dismisura all'orizzonte e l'orrore dello scenario
infuse ancor pi coraggio nei difensori.
La situazione  come l'avevano riferita i soldati andati in avanscoperta
mormor il padrone della Fortezza di Black Rook, sguainando la spada.
Tanto meglio. Cos dimostreremo loro che distruggere la nostra amata
terra  stato un terribile errore.
Krasus osserv l'armata demoniaca. Era un nemico ragguardevole, ma
non cos vigoroso da impedire agli elfi della notte di sconfiggerli in poco
tempo. Mio signore, credo sia meglio essere comunque prudenti...
Ma Ravencrest non lo ud. Il maggiore elfo della notte fece roteare due
volte la spada e i corni echeggiarono all'unisono.
Con un solo grido, gli elfi si riversarono sui demoni.
La Legione Infuocata non vacill di fronte alla forza superiore dell'av-
versario. Al contrario, i demoni con l'armatura ruggirono di piacere, dal
desiderio di aggiungere altre vittime al massacro gi provocato a Kalim-
dor. Dimenticati i profughi, le belve avanzarono contro gli elfi della notte.
Agli squilli dei corni segu quasi subito un'ondata di frecce che copr il
cielo. Come banshee urlanti, i dardi si abbatterono sui guerrieri mostruosi,
trafiggendoli in gola, negli arti inferiori e sul cranio. Demoni morti o feriti
crollarono dappertutto, costringendo gli altri a rallentare o a calpestarli.
Poi la luce di un lampo dorato colp il centro del plotone, scagliando le
Guardie Ferali in ogni direzione. I brandelli di carne e il liquido verde che
scorreva nelle vene dei demoni si riversarono sui superstiti. Krasus guard
a sinistra e vide Illidan sogghignare per i risultati ottenuti con il suo primo
attacco. Il giovane incantatore convogli all'istante l'energia di diverse
Guardie della Luna in un unico schema simile a quello della prima batta-
glia contro la Legione Infuocata. Illidan intendeva assorbire energia dai
compagni e successivamente accrescerla attraverso i suoi poteri.
Krasus si accigli. Tattiche di quel genere tendevano a stancare coloro
che fornivano la propria energia pi di colui che lanciava l'incantesimo. Se
non avesse prestato pi attenzione alle condizioni dei compagni, Illidan li
avrebbe indeboliti a tal punto che non sarebbero pi stati in grado di difen-
dersi, se attaccati direttamente da un Eredar.
Ma le preoccupazioni per le possibili conseguenze della negligenza
dell'incantatore lasciarono spazio alla concentrazione unicamente sul ne-
mico. Per la prima volta, Krasus lanci un incantesimo senza l'assistenza
di Korialstrasz. Non sapeva quale risultato attendersi, ma non appena per-
cep l'energia crescere dentro di s, l'anziano incantatore sorrise.
Un vento terribile si diffuse rapidamente al centro dell'avanguardia de-
moniaca. La bufera spazz via i guerrieri cornuti e arriv perfino a dirigere
le armi l'una contro l'altra, provocando il caos tra i nemici.
Ci forn agli elfi della notte una perfetta opportunit. Non appena i sol-
dati alla testa dell'esercito si avvicinarono ai demoni, li fecero rapidamente
a pezzi. La prima linea della Legione non riusc a mantenersi intatta. Le
Guardie Ferali caddero a gruppi nel vano tentativo di ricomporsi.
Un altro nugolo di frecce decim le fila pi interne. In pochi minuti, pi
di un quarto dell'esercito infernale giaceva a terra morto o in fin di vita.
Krasus avrebbe dovuto sentirsi pi sicuro, eppure aveva la sensazione che
la battaglia procedesse con troppa facilit. La Legione Infuocata non era
mai caduta con cos poca difficolt.
Ma non poteva condividere le sue incertezze con gli altri. Brox si era
buttato nel mezzo del combattimento e in qualche modo era finito diretta-
mente in prima linea. In sella alla sua pantera della notte, l'orco brandiva
senza sosta l'enorme ascia. Ogni volta che la bipenne si abbatteva sul ne-
mico, l'orco lasciava dietro di s una scia di morte. La testa di un demone
vol sopra il capo di Brox, mentre il guerriero dalla pelle verde sfidava gli
avversari con le sue grida.
Rhonin, invece, lanciava incantesimi talmente potenti da scatenare l'in-
vidia di Krasus. Il mago dai capelli rossi giunse a sfiorare le fiamme verdi
che aleggiavano attorno ai demoni, atto che li rendeva ancora pi feroci e
in qualche modo li indeboliva. Le belve caddero una dopo l'altra, ridotte
rapidamente in cenere e brandelli di armatura fumanti. L'espressione di
Rhonin era fra le pi tetre mai viste da Krasus; il mago pi anziano era si-
curo che l'umano pensasse incessantemente alla moglie e ai figli non anco-
ra nati, il cui futuro dipendeva letteralmente dalla vittoria in questa guerra.
Dov'era Malfurion? All'inizio il mago non riusc a individuare il druido,
ma poi lo avvist nelle retrovie dell'esercito elfico. Malfurion era tranquil-
lamente in sella alla sua cavalcatura, con gli occhi chiusi per la concentra-
zione. Krasus non percep nulla all'inizio, poi not una pressione nel terre-
no, che si spostava in direzione della Legione Infuocata. Curioso di vedere
cosa sarebbe successo, Krasus ne segu il percorso con i suoi sensi magici.
All'improvviso, al di sotto delle prime fila di demoni, spuntarono radici
d'alberi e d'erba... migliaia di radici sbucarono dalla terra obbedendo solle-
cite a una richiesta del druido. Krasus cap che Malfurion aveva fatto in
modo che non solo emergessero dal terreno, ma crescessero a dismisura,
come non si sarebbe mai potuto verificare in condizioni naturali.
Un guerriero cornuto inciamp, poi rugg sorpreso, cadde in avanti e ri-
mase infilzato sulla lama sguainata da un elfo. Una belva ferale grugn e si
spezz di schianto, quando le zampe massicce rimasero intrappolate. I de-
moni inciampavano ovunque, si contorcevano e faticavano anche solo per
cercare di rimanere in piedi. Ormai costituivano facili prede e molti venne-
ro stritolati dalle radici. Tuttavia, Krasus not che i viticci non causavano
nessuna difficolt di movimento agli elfi della notte. In effetti, in diverse
occasioni le radici sgombrarono il campo per i soldati, fornendo un valido
contributo alla loro causa.
Con lo schieramento nemico pi che dimezzato, la vittoria era senza
dubbio assicurata... eppure, Krasus non aveva fiducia nel successo della
spedizione. Esamin l'intera scena, senza trovare nessun particolare che
avvalorasse le sue preoccupazioni.
O meglio, nessuno tranne un unico demone alato in volo sopra la coltre
di nubi. Krasus lo osserv ascendere in cielo, poi cerc rapidamente di
lanciare un incantesimo.
Riusc a colpire il demone poco prima che scomparisse tra le nuvole. La
nebbia avvolse la Guardia dell'Abisso come un sudario, sigillandone le ali
contro la forma slanciata del suo corpo protetto dall'armatura. Il demone si
divincol, ma inutilmente. Un attimo dopo, precipit come un missile fu-
nesto sui suoi compagni.
Krasus non si congratul con se stesso per questa rapida azione. Incit la
cavalcatura in direzione di Lord Ravencrest, per attirare l'attenzione del
nobile. Sfortunatamente, Ravencrest si allontan da lui, per comunicare i
suoi ordini ad alcuni soldati.
Il mago anziano scrut le nubi. Potevano ancora farcela. Se gli elfi della
notte fossero stati avvertiti abbastanza in fretta, si sarebbe potuto evitare il
disastro.
Poi una sorta di formicolio prese a scorrergli lungo il corpo. Krasus per-
se il controllo di braccia e gambe. Croll sul dorso della cavalcatura e sa-
rebbe caduto a terra se la pantera fosse stata meno massiccia. Krasus si ac-
corse troppo tardi che i suoi timori per l'esercito l'avevano lasciato momen-
taneamente in balia dell'attacco di un Eredar.
Mentre cercava di liberarsi del maleficio, Krasus volse lo sguardo al cie-
lo. Le nuvole si erano fatte pi dense e scure. Sembravano afflosciarsi, da
quanto erano pesanti...
No... quel che vedeva era un'illusione, ne era sicuro. Krasus allontan
simultaneamente l'attacco dello stregone e la visione, per riuscire final-
mente a guardare oltre la facciata che i demoni avevano lanciato sul cielo
in tempesta. La base rigonfia delle nubi scomparve, rivelando la verit.
Dall'alto dei cieli, la Legione Infuocata si riversava in massa sui difenso-
ri.
Capitolo sei
Malfurion percep che qualcosa non andava, nonostante il suo incante-
simo avesse funzionato alla perfezione. Le radici si erano dimostrate e-
stremamente docili alle sue richieste e, blandendole silenziosamente, era
riuscito a farle crescere fino a dimensioni molto pi grandi del normale,
per poi manipolarle in modo da farle assomigliare pi ai tentacoli famelici
e contorti di un kraken che non a semplici radici. Cos, Malfurion aveva
permesso ai soldati di uccidere molti demoni.
Ma in un altro punto lontano dalla battaglia, l'acutissima sensibilit di
Malfurion percep un'irregolarit e intu che si trattava di un incantesimo
protettivo. Mantenendo gli occhi sempre chiusi, l'elfo si concentr e scopr
che la fonte di quella magia non andava cercata in qualche angolo del ter-
reno, ma in alto, molto al di sopra di loro.
Fra le nuvole.
Il druido utilizz ancora una volta i poteri appresi da Cenarius e si inol-
tr oltre la cappa di nuvole alla ricerca di ci che cercava di nascondersi l.
E nella sua mente, Malfurion vide centinaia e centinaia di demoni volan-
ti.
Si trattava per lo pi di Guardie dell'Abisso, in quantit talmente elevata
che Malfurion dedusse fossero state radunate, prendendole da altre parti
del contingente blasfemo, proprio per quello scopo. Avevano armi tremen-
de e volti feroci. Erano orribili alla vista. Anche da sole, sarebbero state un
nemico temibile da affrontare.
Ancor pi inquietanti, per, erano le creature che volavano con loro. E-
rano stregoni Eredar, a decine. Privi di ali, si tenevano sospesi nell'aria
grazie alla magia. Malfurion li osserv e cap che alcuni controllavano l'in-
cantesimo, mentre altri erano intenti a individuare possibili punti di debo-
lezza tra i ranghi elfici.
Ma per quanto quella scena fosse terribile, fu ci che avanzava in volo,
immediatamente dietro le Guardie dell'Abisso e gli Eredar, a impressionare
Malfurion nel profondo. Come lanciate da centinaia di catapulte, enormi
rocce infuocate cadevano con implacabile precisione a terra, attraverso le
nuvole. Il druido si concentr ancor di pi, tentando di evitare di essere in-
tercettato dagli stregoni, e cos riconobbe i missili per quel che realmente
erano.
Infernali.
Aprendo gli occhi di scatto, Malfurion grid a chiunque potesse udirlo:
Attenzione al cielo! Ci stanno attaccando dal cielo!.
Per un attimo Lord Stareye parve accorgersi di lui, ma si limit a tirar su
col naso nella sua direzione, per poi concentrarsi nuovamente sulle fila de-
cimate di demoni. Malfurion spron la sua cavalcatura in avanti e si ag-
grapp a una sentinella.
Suonate l'allarme! I demoni ci stanno attaccando dalle nuvole!
Il soldato si limit per a guardarlo con aria confusa, senza comprende-
re. L'illusione nel cielo resisteva e chiunque avesse scrutato in alto avrebbe
preso il druido per pazzo.
Infine, Malfurion vide un altro che sembrava aver capito. Incroci lo
sguardo di Krasus, che sembrava agitatissimo per qualche motivo. Non
appena si guardarono, si resero entrambi conto che l'altro aveva compreso
cosa stava per succedere. Krasus gli indic con il dito, non in direzione di
Lord Ravencrest, ma di Illidan. Malfurion annu, poich aveva subito in-
tuito le intenzioni del mago; il druido doveva avvertire uno dei pochi in
grado di reagire alla minaccia proveniente dall'alto.
Illidan! grid Malfurion, in piedi sulla sella per farsi notare dal fratel-
lo. Illidan, tuttavia, era fin troppo intento a lanciare incantesimi per accor-
gersi di qualsiasi cosa attorno a lui.
Malfurion si concentr e chiese aiuto al vento. Quando quest'ultimo ac-
consent alla sua richiesta, il druido radun tutte le forze. Guid il vento
con l'energia delle dita, poi si sfreg due volte la guancia.
Di rimando, il fratello si tocc all'improvviso una gota, in risposta al
vento che aveva imitato il gesto di Malfurion. Illidan si gir indietro e vide
il gemello.
Il druido indic il cielo con espressione allarmata. Illidan quasi distolse
lo sguardo, ma il druido si fece irato in volto, fissandolo intensamente. Il
fratello infine si decise ad alzare gli occhi.
In quel momento, il primo demone cadde attraverso la coltre illusoria
dell'incantesimo.
L'Eredar colp i due maghi non appena individu la loro posizione e lan-
ci all'unisono diversi incantesimi fra le linee elfiche. Pesanti goccioline si
riversarono sui soldati, inizialmente senza causare ferite finch non trapas-
sarono l'armatura e bruciarono la carne viva. I militari lanciarono urla lace-
ranti nell'aria, mentre quella pioggia si trasformava in una mostruosa tem-
pesta. Gli elfi caddero a terra contorcendosi convulsamente e la carne dei
loro volti venne strappata a morsi dalle fiamme.
Malfurion si rivolse ancora una volta al vento, affinch allontanasse la
pioggia di fiamme dai compagni. Illidan e le Guardie della Luna lanciaro-
no i loro incantesimi.
Uno degli stregoni esplose con un grido e anche una delle Guardie
dell'Abisso vicino a lui per. Non appena gli elfi della notte cercarono di
ucciderne altri, per, i loro attacchi si scontrarono con uno scudo invisibi-
le.
Il forte vento evocato dal druido spazz via l'orribile tormenta, ma il
danno ormai era stato compiuto. Le linee dei difensori vacillarono.
Subito dopo, gli Infernali si scagliarono gi dal cielo.
La prima ondata di demoni non arriv a terra. Due esplosero e molti altri
andarono a scontrarsi contro il vuoto dell'aria, planando a casaccio in varie
direzioni, lontano dagli elfi. Un dardo blu trafisse in rapida successione
una decina di demoni.
Ma nonostante gli sforzi congiunti dei maghi, degli incantatori e del
druido, gli Infernali che calavano sulla terra erano comunque troppi. Uno
precipit al centro della linea elfica gi sfaldata, provocando effetti cata-
strofici. Una dozzina di catapulte cariche di esplosivo avrebbero causato
una misera parte del disastro compiuto da quell'unico demone. Simili a fo-
glie in balia del vento, alcuni elfi della notte vennero scaraventati in aria
dall'impatto dell'Infernale. Il caos generato dall'attacco fece crollare altri
soldati a terra, dove le Guardie Ferali li finivano rapidamente, senza piet.
Altri Infernali atterrarono a ritmo incalzante e il fronte dei difensori per-
se ogni parvenza di ordine. Cosa ancor peggiore, ciascun demone giunto a
terra si alz dai crateri fumanti provocati dall'impatto con il terreno, e part
alla carica contro gli elfi della notte.
Le possenti radici evocate in precedenza da Malfurion si rivelarono inef-
ficaci contro gli Infernali. I demoni le squarciarono senza sforzo e gli in-
fuocati colossi si avventarono in massa sugli elfi, generando caos ovunque.
All'improvviso, la lancia persa da un soldato caduto balz in aria, pro-
prio in direzione di un Infernale. L'arma divamp in un riflesso blu e infil-
z il demone a una velocit tale da rendere lente a confronto persino crea-
ture come gli Infernali. Nello scagliarsi con infallibile precisione contro il
demone, la lancia si ingigant e la punta divenne affilata e sottile come un
ago.
Trafisse l'Infernale cos facilmente che il demone al principio non si rese
nemmeno conto di essere morto. L'enorme creatura spalanc le fauci, poi
prese a divincolarsi furiosamente. Il ritmo frenetico del suo dibattersi si ar-
rest nel momento in cui la lancia, sospinta dalla magia, penetr a fondo
nella carne.
Quasi fosse leggero come un cucciolo, il mastodontico Infernale venne
trascinato all'indietro. La lancia riprese ad avanzare e colp un altro Infer-
nale appena fuoriuscito dal cratere. Il demone riusc unicamente a fissare
la lama con gli occhi spalancati, prima di essere trafitto.
Senza rallentare, la lancia magica prese alla sprovvista un altro Inferna-
le. Soltanto allora si ferm e il missile infuocato esplose insieme alle sue
vittime.
Accanto a Malfurion, Rhonin, aggrottando la fronte, assent soddisfatto.
Ma proprio mentre sembrava che i difensori potessero volgere la battaglia
nuovamente a loro favore, squillarono i corni a nord.
La Legione! grid Krasus. Altri demoni stanno arrivando dal lato
opposto!
L'atroce verit si era ormai rivelata nella sua interezza. Come sorta dalla
terra stessa, una fiumana di esseri orrendi affior da nord e aggred i solda-
ti schierati in quella direzione. Come i demoni provenienti dal cielo, anche
le nuove creature sopraggiunte erano rimaste nascoste da un incantesimo
protettivo. Ormai per brulicavano come formiche. Gli elfi della notte si
batterono con coraggio, ma le loro linee gi colpite vacillarono di fronte al
nuovo assalto.
I demoni avevano pianificato bene la loro trappola, facendo affidamento
sulla presunzione degli elfi della notte. Quel che Ravencrest aveva consi-
derato una scaramuccia di scarso rilievo, una vittoria ottenuta facilmente
con cui infondere coraggio alle truppe, si era rivelato in realt un tremendo
inganno svelato a caro prezzo.
Dobbiamo ritirarci! disse Rhonin. A questo punto  l'unica strategia
possibile!
Al principio, sembr che Lord Ravencrest non intendesse compiere quel
passo necessario. Non giunse alcun segnale di ripiegamento, sebbene i
demoni avanzassero ancora con ferocia. Gli Infernali continuavano ad ab-
battersi sugli elfi della notte, mentre gli Eredar, oltre a proteggersi fra loro,
lanciavano un incantesimo dopo l'altro. Malfurion e i compagni non erano
pi in grado di attaccare e dovevano limitarsi a deviare gli attacchi degli
stregoni. Perfino le Guardie della Luna non potevano far molto di pi che
proteggere l'esercito elfico devastato.
Infine, i corni suonarono la ritirata. La Legione Infuocata non offriva tut-
tavia alcuna tregua e ogni passo compiuto per allontanarsi dalla battaglia
fu pagato a prezzo del sangue.
I danni subiti sono ormai ingenti! sibil Krasus, avvicinandosi al
druido. Dobbiamo creare un varco fra le nostre file e il nemico!
In che modo? chiese Malfurion.
L'espressione sul volto del mago si fece ancora pi lugubre. Dobbiamo
smetterla di cercare di combattere contro gli Eredar e concentrarci unica-
mente per separare da noi il gruppo principale di demoni!
Ma gli stregoni ci colpiranno senza piet mentre compiamo una simile
manovra! Uccideranno moltissimi soldati...
Ma ne periranno molti di pi se continuiamo con questi ritmi!
Krasus diceva la verit, sebbene il druido avrebbe preferito non sentirla.
Le Guardie Ferali falciavano gli elfi da ogni direzione, facendo a pezzi
qualunque soldato capitasse a tiro. Dal canto loro, gli Eredar avevano bi-
sogno di molto tempo per elaborare gli incantesimi e i danni da loro causa-
ti, sebbene notevoli, erano ormai meno ingenti di quelli provocati dalle
armi degli altri demoni.
Di' a tuo fratello di procedere come noi gli ordin il mago.
Non mi ascolter. Non su una questione del genere. Era gi stato dif-
ficile convincere Illidan a guardare il cielo. Persuaderlo a fare quel che
chiedeva Krasus avrebbe richiesto troppo tempo, ammesso di riuscirci.
Lo far io si offr Rhonin. Forse mi ascolter.
In verit, Illidan nutriva un profondo rispetto per l'umano. Rhonin era in
grado di lanciare incantesimi che perfino il gemello di Malfurion non era
ancora in grado di maneggiare. Illidan lo considerava quasi uno shan'do.
Fa' tutto il possibile, allora Krasus disse a Rhonin.
Dopo che il mago dalla capigliatura rossiccia si fu allontanato, Malfu-
rion chiese: Cosa facciamo?.
Qualsiasi cosa che possa allontanarci dai demoni.
Il druido sperava di ricevere una risposta pi precisa, ma comprese che
Krasus non voleva impartirgli ordini espliciti. Ognuno avrebbe agito nel
modo a lui pi congeniale. Le vie seguite dal mago pi anziano non sareb-
bero state necessariamente uguali a quelle di Malfurion.
Senza attendere che il druido prendesse la sua decisione, Krasus gestico-
l in direzione del campo di battaglia. Al principio, Malfurion non riusc a
capire cosa stesse facendo, poi not i demoni alla testa del gruppo rimpic-
ciolire di trenta centimetri o pi. Dopo pochi istanti li vide lottare contro
una palude, apparsa improvvisamente sotto i loro piedi. I demoni che era-
no immediatamente dietro di loro si accalcarono, cercando di spostarsi sul
lato opposto.
Invece di sferrare un altro attacco, gli elfi della notte saggiamente prose-
guirono nella ritirata. Krasus per riusc a venire in aiuto soltanto a una
schiera di difensori. In altre aree, Malfurion vide i demoni che continuava-
no a decimare gli avversari. Il druido si rivolse allora alla terra e parl nuo-
vamente alle piante. Domand loro di donargli ancora una volta l'aiuto del-
le radici. Le piante sapevano delle terribili conseguenze e che una volta
partiti gli elfi, tutte le forme di vita l presenti sarebbero state annientate
dalla Legione Infuocata. Ciononostante, offrirono al druido tutto ci di cui
disponevano.
Con il viso inondato di lacrime per il sacrificio richiesto alla natura,
Malfurion elabor meticolosamente il suo incantesimo. Le radici guizza-
rono verso l'alto con ancor pi irruenza di prima e si trasformarono in una
vera e propria foresta rovesciata. I demoni squarciarono i teneri viticci, ma
alla fine gli Infernali dovettero rallentare. Il druido avvert il dolore inferto
alle radici, ma l'incantesimo ottenne l'effetto previsto. Gli elfi della notte si
allontanavano sempre di pi dall'atroce nemico.
Ma da sud sopraggiunse una tregua inaspettata sotto forma di cavalleg-
geri delle pantere della notte. Malfurion aveva dimenticato il gruppo invia-
to in avanscoperta da Lord Ravencrest. Erano meno di quel che ricordava,
ma ci non imped loro di combattere con foga. Parecchie pantere erano
ferite e pi di un soldato appariva distrutto, eppure sbarrarono lo stesso la
strada alla Legione Infuocata, permettendo alla fanteria di guadagnare se-
condi preziosi.
A nord! grid Krasus. Concentrati sul nord!
Sebbene non riuscissero a scorgere direttamente il versante settentriona-
le dello scontro, Malfurion e il mago disponevano di metodi alternativi per
osservare la scena. Il druido si concentr, rivolgendosi agli uccelli e agli
insetti alati. Non riusc a contattare i primi, ma alcuni fra i secondi gli pre-
starono ascolto. Perfino i membri pi umili del regno animale capivano
che restare vicino ai demoni voleva dire andare incontro alla morte. I cole-
otteri che individu erano gi in volo e accettarono di buon grado di diven-
tare i suoi occhi.
Grazie a quei minuscoli esseri, ben presto il druido fu in grado di vedere
dall'altro capo della battaglia. Ci che scorse lo riemp di dolore. La Le-
gione Infuocata si riversava tra i soldati perfino pi numerosa di quanto
accaduto finora. Dappertutto giacevano cadaveri. Volti troppo simili al suo
fissavano con uno sguardo ormai vitreo la terribile forza che li aveva tra-
volti. Le belve ferali scagliavano in aria i corpi dei morti, mentre gli altri
demoni erano gi a caccia di nuove vittime.
Malfurion cerc qualche pianta o creatura che potesse essergli d'aiuto,
ma non sembravano esserci altro che coleotteri. Una brezza leggera fece
volteggiare gli insetti e ci sugger al druido una nuova idea. Si serv del
coleottero per parlare al vento. Disse quanto ammirava le formidabili tem-
peste create dalle correnti, convincendolo a mostrargliele ancora.
Il vento rispose affabilmente e cre subito un turbine polveroso. Incitato
ulteriormente da Malfurion, il vortice si ingigant sempre pi e, a confron-
to, gli enormi demoni parvero presto dei nani. Contemporaneamente, l'in-
tensit del turbine si centuplic.
Non appena lo ritenne adatto allo scopo, il druido convogli l'energia del
vortice contro l'avanguardia dei demoni.
Al principio, la Legione Infuocata ignor il vento impetuoso... perlome-
no finch non inghiott i primi demoni e li uccise all'istante. I guerrieri in-
fuocati pi vicini alle vittime reagirono spostandosi, ma furono inseguiti
da un violento tornado. Malfurion non prov piet per i demoni e sper
che molti altri li raggiungessero presto.
Non diventare troppo spavaldo lo ammon Krasus. La nostra tattica
ha fatto guadagnare tempo all'esercito, ma nulla di pi.
Non occorreva che qualcuno gli ricordasse la verit, ma il druido co-
munque non replic. Gli elfi della notte non erano certo nelle condizioni di
capovolgere il corso degli eventi. Le azioni di Malfurion e degli altri in-
cantatori avevano semplicemente permesso ai soldati di sopravvivere.
Per nulla soddisfatto, il druido tent di individuare attraverso i coleotteri
qualsiasi altro elemento potesse rivelarsi utile contro i demoni. Gli insetti
volteggiavano coraggiosamente sulla Legione Infuocata, consentendogli
cinque diverse vedute simultanee. Senza dubbio doveva esserci qualcosa
in grado di...
Malfurion emise un grido quando qualcosa afferr uno dei coleotteri
schiacciandolo. Due degli insetti sopravvissuti volarono via all'istante, ma
la coppia rimasta si volt, permettendo all'elfo tremante di vedere la crea-
tura che aveva ucciso l'insetto sventurato.
Nel bel mezzo dei demoni si ergeva una figura dalla pelle scura che so-
vrastava il resto della Legione Infuocata. La creatura avanzava come un
gigante, impartendo con calma ordini ai temibili guerrieri. Ricordava va-
gamente un Eredar, ma doveva essergli molto superiore, come gli Eredar
lo erano nei confronti degli Infernali. Con le spalle protette da un'elaborata
corazza, sorvegliava il furioso campo di battaglia con profonda indifferen-
za. Lasci cadere frammenti di guscio dalla mano destra, che erano tutto
ci che rimaneva del coleottero... poi fiss direttamente uno degli altri in-
setti ancora utilizzati da Malfurion.
E la mente del druido.
"Dunque sei tu... il colpevole."
La testa di Malfurion venne schiacciata da una forte pressione. Sent
come se il suo cervello si stesse espandendo, premendo contro il cranio.
Malfurion cerc di chiamare aiuto, ma la bocca non obbed alle sue ri-
chieste. In preda alla disperazione, cerc l'ausilio di qualsiasi cosa si tro-
vasse vicino al demone, qualcosa che potesse distrarre il suo assalitore,
prima che fosse troppo tardi.
Dal profondo della terra, qualcosa si smosse. Le rocce stesse, le pi anti-
che e indurite forme viventi, si destarono dal sonno eterno. In principio
giunsero al cospetto di Malfurion cariche di risentimento, poich poche
cose erano per loro pi importanti del riposo. Ma il druido subito spost la
loro attenzione su cosa restava dopo il passaggio della furia della Legione
Infuocata, evidenziando soprattutto gli effetti sul paesaggio.
Pochi capivano che le rocce erano vive, e ancor meno che fossero sensi-
bili alle sorti del mondo. Adesso, quelle che si erano risvegliate scoprirono
la terribile verit sui demoni, ossia che nemmeno la terra era in grado di
sfuggire alla morte portata da loro. La folle magia scatenata dai demoni di-
struggeva ogni cosa. Nulla, per quanto fosse ben nascosto, poteva sfuggir-
vi.
Quel destino comprendeva anche le rocce. Quelle che giacevano sepolte
alle spalle della Legione Infuocata avevano perso ogni sensibilit. La loro
essenza vitale era stata distrutta con la stessa rapidit con cui le lame delle
Guardie Ferali uccidevano gli elfi della notte.
Malfurion cadde su un ginocchio, mentre il demone sferrava il suo attac-
co, serrandogli forte il cranio. Pensare gli divent di colpo impossibile. Il
druido cominci a perdere conoscenza...
La terra rimbomb. Malfurion croll su entrambe le ginocchia. Strana-
mente, la pressione sulla mente adesso diminu.
Attraverso gli occhi dei coleotteri, il druido osserv con stupore le fendi-
ture che si aprivano attorno alla figura mostruosa che lo aveva attaccato.
Un demone pi piccolo l vicino inciamp in una delle crepe, che pronta-
mente si richiuse e lo fagocit. Altri demoni fuggirono da quella zona, la-
sciando che il loro gigantesco capo si difendesse da solo.
Lo sguardo impassibile per non svan affatto dal volto del nemico di
Malfurion, ma era evidente che riusciva a malapena a non cadere in uno
dei tanti baratri che si spalancavano sempre pi enormi attorno a lui. L'in-
quietante colosso si sporse verso un insetto, ma Malfurion ordin imme-
diatamente alle due creature rimaste di volare via.
Non appena si furono allontanate, il druido vide il demone tracciare un
cerchio attorno a s. Si form un'immensa sfera verde, che protesse il suo
occupante del violento terremoto. La sfera si libr sopra il caos, mentre al-
tri demoni minori sprofondavano in nuovi precipizi.
Le cupe orbite spietate del demone osservarono a loro volta le forme che
si ritiravano.
"Ti ritrover, insetto..."
Le sue parole non si riferivano al coleottero, ma a Malfurion. Mentre
l'avversario spariva dalla sua visuale, il druido cap che anche lui avrebbe
riconosciuto il demone al prossimo incontro. Sospettava gi di conoscerne
il nome; senza dubbio doveva trattarsi di uno dei pi temibili comandanti
di quell'esercito del male.
Non poteva che trattarsi di Archimonde.
All'improvviso, due mani lo presero per le spalle, spezzando il contatto
con gli insetti. Istintivamente, Malfurion si prepar all'attacco di un nuovo
demone, ma il tocco avvertito era gentile, la voce delicata e premurosa.
Ti ho trovato, Malfurion sussurr Tyrande.
Il druido riusc unicamente ad annuire. Si era accorto solo in quel mo-
mento di non essere pi in sella alla cavalcatura e si chiese cosa fosse ac-
caduto all'animale. Tyrande lo sollev delicatamente sulla sua pantera. Ri-
velando una forza sorprendente, l'elfa lo sistem davanti a s, poi incit
l'imponente felino a proseguire.
Con il cuore ancora in subbuglio, Malfurion colse frammenti della cata-
strofica battaglia mentre la sacerdotessa di Elune lo portava via. Centinaia
di soldati si trascinavano faticosamente sul terreno spianato mentre, da
lontano, i demoni continuavano a inseguirli. In parecchi luoghi, le fiamme
si innalzavano fra gli schieramenti; qui e l esplosioni causate da qualche
incantesimo erano accompagnate da grida, se di elfi o di demoni, per, non
avrebbe saputo dirlo. In un'occasione, l'elfo avvist il vessillo personale di
Lord Ravencrest, ma non vide alcun segno della presenza del nobile.
Diversi volti sfilarono davanti ai suoi occhi mentre il felino conduceva
lui e Tyrande verso la salvezza. Dai soldati era svanita l'aspettativa di un
trionfo dato per scontato. Al suo posto, l'orribile verit poteva ora manife-
starsi: molto probabilmente gli elfi della notte avrebbero perso la guerra.
Malfurion doveva aver reagito a quelle visioni gemendo, poich Tyrande
si chin su di lui e sussurr: Non temere, Malfurion... mi prender cura
delle tue ferite non appena potremo fermarci.
Il druido riusc a voltarsi per vederla in faccia. Era quasi del tutto nasco-
sta sotto l'elmo dell'ordine di Elune. Il resto era coperto di fango e sangue.
Dalla determinazione con cui l'elfa procedeva, Malfurion dedusse che il
sangue apparteneva a un'altra creatura. Fu sconvolto dal fatto che Tyrande
con ogni probabilit si fosse avvicinata molto pi di lui al cuore della bat-
taglia. Aveva sempre considerato la vocazione dell'amica pi spirituale
della sua, perfino dopo averla vista in armatura.
Tyrande riusc finalmente a dire il druido. Gli altri?
Ho visto Broxigar, i due maghi e tuo fratello. E anche il Capitano Sha-
dowsong, che li precedeva come un pastore premuroso. Pronunci le ul-
time parole accennando un sorriso.
Ravencrest?
 ancora il padrone della Fortezza di Black Rook.
Nonostante le numerose perdite, dunque, il nucleo della forza che soste-
neva l'esercito era rimasto intatto. Eppure, n Ravencrest n i suoi incanta-
tori erano riusciti a impedire il disastro.
Tyrande...
Calmati, Malfurion. Mi meraviglia che tu sia ancora in grado di parlare,
con quel che ti  accaduto...
Il druido sapeva che l'attacco sferrato da Archimonde era stato decisa-
mente intenso, ma non capiva da cosa Tyrande l'avesse intuito.
All'improvviso, la sacerdotessa lo strinse forte a s. Mentre Malfurion
accett con piacere quel contatto, non grad l'apprensione che vi percep.
Elune deve aver davvero vegliato su di te! Tanti sono stati squarciati
vicino a te, la tua cavalcatura  stata sventrata, ridotta a un orribile ammas-
so di carne e ossa, mentre tu hai riportato appena qualche graffio.
Squarciati... la sua pantera della notte fatta a pezzi... cosa era accaduto
attorno a lui? Perch non si era accorto della carneficina? Come aveva po-
tuto sopravvivere, oltre ad aver sopportato l'attacco mentale del demone?
La semplice presa di coscienza dell'orribile spettacolo avvenuto attorno a
lui senza che ne fosse consapevole lo fece rabbrividire.
Malfurion non aveva risposte a queste domande, eppure riusc a com-
prendere una cosa. Era sopravvissuto a ci che gli era stato scatenato con-
tro da uno degli arcidemoni. Da un lato, era grato per il miracolo avvenuto;
dall'altro, era conscio di esser stato ormai notato da Archimonde. Si sareb-
bero incontrati di nuovo, senza ombra di dubbio.
E quando fosse accaduto, Malfurion era certo che il signore dei demoni
avrebbe fatto del suo meglio per non lasciargli la prossima volta nessuna
via di scampo.
Capitolo sette
Peroth'arn avanz faticosamente verso la sua stanza, finalmente libero di
recuperare un po' della forza prosciugata dal lavoro incessante al portale.
Prima di congedarsi per assumere personalmente il comando dell'esercito
di demoni, Archimonde aveva esposto un piano essenziale su come modi-
ficare gradualmente il portale per permettere l'arrivo del grande Sargeras.
Diversamente da Mannoroth, che incitava gli Eletti a lavorare al portale
senza riguardo per l'indebolirsi dei loro poteri, Archimonde aveva compre-
so che non sarebbero sopravvissuti abbastanza da portare a termine la mis-
sione se non veniva concessa loro la possibilit di dormire o mangiare.
Certamente li faceva lavorare sodo, ma i momenti di pausa avevano con-
tribuito a far procedere il lavoro come mai in precedenza, nemmeno sotto
la supervisione di Lord Xavius.
Al pensiero del precedente padrone, Peroth'arn non pot fare a meno di
guardarsi alle spalle. La stanza, una sala piccola arredata solo con un letto
di legno, un tavolo e una lampada a olio in ottone, era invasa dalle ombre,
ognuna delle quali ricordava allo stregone la cosa emersa dal portale subito
dopo il glorioso Archimonde. Che la bestia che era apparsa fosse stata un
tempo Lord Xavius turbava molti Eletti. Erano tutti vissuti nel terrore del
consigliere della regina quando era stato uno di loro, ma adesso Xavius ir-
radiava una presenza inquietante che negli ultimi tempi tormentava perfino
i sogni di Peroth'arn.
Nel tentativo di scacciare quelle preoccupazioni, l'elfo sistem svoglia-
tamente il letto. Era consacrato al lavoro come tutti gli altri, ma in quanto
membro degli Eletti era abituato a sistemazioni molto pi dignitose. Senti-
va la mancanza della sua compagna e della loro dimora, che non vedeva da
giorni. Mannoroth non aveva concesso a nessuno il permesso di lasciare il
palazzo e in questo lui e Archimonde erano pienamente d'accordo. Di con-
seguenza, gli stregoni dovevano adattarsi a dormire dove potevano - in
quel caso, in stanze un tempo utilizzate dagli ufficiali del corpo di guardia.
Il Capitano Varo'then aveva offerto spontaneamente le stanze agli incanta-
tori, ma Peroth'arn avrebbe giurato che il soldato sfregiato lo aveva fatto
con un leggero sorriso ironico. Varo'then e i suoi subordinati erano abituati
a un'esistenza pi spartana e Peroth'arn sospettava gioissero del disagio
sopportato ora dagli stregoni in nome della causa.
Ma ne sarebbe valsa la pena, una volta che il signore della Legione fosse
giunto fra loro. Il mondo sarebbe stato purificato dagli indegni e gli impu-
ri. Soltanto gli Eletti, i sudditi pi eccellenti di Azshara, sarebbero soprav-
vissuti. Peroth'arn e altri come lui avrebbero popolato una terra nuova e
pura, un paradiso mai sognato prima.
Naturalmente, in seguito avrebbero dovuto apportare numerose modifi-
che. Come aveva spiegato la regina, era necessario la Legione Infuocata
radesse al suolo ogni cosa. Il mondo sarebbe stato ricostruito da zero. Gli
Eletti avrebbero dovuto impegnarsi a fondo nell'opera, ma le ricompense
per gli sforzi compiuti sarebbero state incommensurabili.
Sospirando come un martire, Peroth'arn si sedette sul letto rigido. Una
volta realizzato il paradiso, tra le sue prime richieste ci sarebbe stata quella
di un posto pi morbido e lussuoso dove dormire.
Aveva appena poggiato il capo sul blocco grigio che fungeva da guan-
ciale, quando una voce gli sussurr all'orecchio.
Cos tanti sacrifici... cos tante privazioni davvero immeritate...
Peroth'arn scatt in posizione seduta. Scrut nuovamente la stanza, ma
non vide nulla tranne le mura orribilmente disadorne e il mobilio anonimo
e privo di decorazioni.
Ti costringono a patire una tale squallore... invece dovrebbero venerar-
ti, caro Peroth'arn...
In risposta, l'Eletto si limit a sospirare lievemente mentre un frammento
di ombra si staccava da un angolo. Occhi dalle striature rubino fissavano lo
stregone sbigottito.
Lord Xavius...'
Gli zoccoli del satiro risuonarono leggermente, avvicinandosi a Pe-
roth'arn. Un tempo portavo quel nome mormor. Adesso non significa
tanto per me.
Che cosa ci fate qui?
Xavius sogghign, con un suono molto simile al belare della creatura a
cui somigliava. Conosco le tue ambizioni, Peroth'arn. Conosco i tuoi so-
gni e so quanto hai lottato duramente per raggiungerli.
A dispetto della diffidenza nei confronti della figura cornuta, l'elfo della
notte avvert un senso di gratitudine. Nessun altro sembrava ammirare il
suo impegno senza riserve. Nemmeno la regina o Archimonde.
Ti incalzavo duramente perch avevo grandi aspettative su di te, amico
mio.
Peroth'arn non se ne era mai reso conto e udire quella verit dal suo pa-
drone di un tempo lo riemp di orgoglio. Lord Xavius era stato il termine
di paragone sul quale tutti gli Eletti avevano misurato le loro abilit. Si era
rivelato un maestro assoluto della sua arte oscura e non v'era alcun sacrifi-
cio richiesto ad altri che il consigliere non avesse gi provato.
Io... ne sono onorato.
Il satiro chin la testa da un lato e sorrise. Per ragioni inspiegabili, Pe-
roth'arn non giudic pi quel largo sorriso cos spaventoso come aveva fat-
to in precedenza.
No... sono io a dover essere onorato, mio valoroso Peroth'arn... e sono
giunto da te nella speranza di sentirmi ancor pi onorato.
Non capisco, mio... Non capisco.
Un po' di vino? Xavius cre una bottiglia dall'aria e la offr all'elfo
della notte. Peroth'arn l'apr e ne annus il contenuto. L'intenso aroma ine-
bri i suoi sensi. Senza dubbio doveva trattarsi del vino ottenuto dai fiori
dell'arcobaleno, il suo preferito.
Xavius si chin verso di lui. Proviene dalla cantina personale della re-
gina... disse con malizia. Ma la cosa pu rimanere un segreto fra noi, ve-
ro?
Lo stregone fu inizialmente sconvolto da una trasgressione cos ardita ai
danni di Azshara, ma poi ne rimase affascinato. Xavius aveva compiuto un
atto di tradimento nei confronti della regina unicamente per il bene di Pe-
roth'arn. Azshara avrebbe fatto decapitare sudditi devoti per molto meno.
Il Capitano Varo'then avrebbe da ridire osserv Peroth'arn.
Lui non  uno di noi... e non riveste dunque alcun interesse.
Giusto. Per gli Eletti, il capitano e i suoi soldati costituivano un male
necessario. Senza dubbio, erano servitori della regina, ma senza il sangue
nobile e l'aspetto elegante degli altri. La maggior parte degli Eletti li con-
siderava alla stregua di coloro che un tempo vivevano oltre le mura del pa-
lazzo, ma non lasciavano mai trapelare quest'opinione. Il Capitano Va-
ro'then conosceva modi silenziosi per occuparsi di coloro che gli dimostra-
vano disprezzo.
Bevi lo incit Xavius, sollevando la bottiglia in alto.
Con la bocca della bottiglia accostata alle labbra, non v'era alcun motivo
per cui Peroth'arn dovesse esitare ulteriormente. Lasci dunque scorrere il
nettare sulla lingua e pi gi fino in gola. Sent fremere tutto il corpo, men-
tre gustava la rara bevanda.
Una ricompensa attesa da troppo tempo disse Xavius. Una fra le tan-
te possibili.
 delizioso.
Il compagno annu. Pi tempo Peroth'arn trascorreva insieme al satiro,
meno lo temeva. Xavius gli dimostrava il rispetto che meritava. Ed era un
vero onore per l'elfo, poich Xavius era diventato uno dei servitori pi sti-
mati di Sarge-ras: per il signore della Legione non contava forse pi di tut-
ti gli Eletti messi insieme?
Lui osserva anche te comment il satiro a bassa voce, come se confi-
dasse un segreto a un amico fidato.
Lui? Vuoi dire...
Siamo tutti osservati dal suo occhio vigile, anche adesso che  cos di-
stante da noi. Un dito affusolato avanz minacciosamente verso Pe-
roth'arn. Ma alcuni li osserva pi attentamente di altri... nella speranza
che possano prepararsi per un'ulteriore grandezza.
Peroth'arn rimase senza parole. Sargeras aveva notato proprio lui? Tran-
gugi con avidit un altro abbondante sorso di vino, con gli occhi spalan-
cati e assorti. Gli altri l'avrebbero davvero invidiato.
Per i suoi nemici, Sargeras  la morte incarnata, ma verso coloro che
sposano la sua causa, la sua benevolenza  incalcolabile. Xavius port
nuovamente la bottiglia alle labbra di Peroth'arn. Mi ha sottratto all'aldil.
Mi ha ricondotto qui e mi ha concesso non solo una nuova vita, ma anche
un posto speciale al suo fianco.
Distendendo le membra, il satiro sfoggi la sua nuova forma davanti a
Peroth'arn. Poich la vedeva ormai come un dono prezioso del Grande A-
bissale, l'elfo non poteva far altro che ammirarla. Xavius era diventato
molto pi grosso di quanto non fosse stato nella sua vita precedente. Le
sue fattezze erano pi robuste e imponenti. Xavius sembrava pi forte e a-
gile, nonostante gli zoccoli. Era inoltre evidente che avesse una padronan-
za ancor maggiore delle arti magiche. Peroth'arn riusc a percepire il potere
che irradiava e all'improvviso prov un moto di gelosia. Anche lui merita-
va un simile potere.
Forse il vino l'aveva reso meno accorto nel celare le proprie emozioni,
poich all'improvviso Xavius si ritrasse da lui come se qualcosa l'avesse
colpito. Il satiro sembr quasi scivolare nuovamente nelle tenebre. Pe-
roth'arn strinse forte la bottiglia, nel timore di aver offeso una creatura be-
nedetta dal Grande Abissale.
Ma, rapido come si era ritratto, Xavius ritorn verso di lui. Il satiro so-
vrast minacciosamente l'elfo seduto e lo fiss negli occhi. Lo stregone
non riusc a distogliere lo sguardo.
No... sussurr Xavius quasi a se stesso.  ancora troppo presto...
ma... Sargeras mi ha detto di individuare coloro che ne saranno degni...
forse potrei... s... ma per poter assumere tali sembianze, una creatura a-
vrebbe bisogno di forza e determinazione... posso forse sperare che tu pos-
sieda simili doti, caro Peroth'arn?
Lo stregone balz dal letto e ansim: Ho tutta la forza e la determina-
zione di cui avete bisogno! Farei qualsiasi cosa per essere pi degno della
regina e di Sargeras! Concedetemi la possibilit di essere uno dei prescelti,
vi prego!.
Il cammino da percorrere  spaventoso, caro Peroth'arn... ma alla fine
diventeresti superiore agli altri Eletti! Saresti direttamente ai miei ordini!
Tutti vedrebbero in te una delle creature prescelte dal Signore della Legio-
ne! I tuoi poteri sarebbero pi che decuplicati! Verresti invidiato da tutti
gli altri e saresti il primo a unirsi a me!
S! rugg l'elfo della notte. Far tutto il necessario, Lord Xavius! Non
mi abbandonate! Ne sono degno, ve lo giuro! Concedetemi questo dono!
La figura cornuta sogghign, una vista che riemp il suo compagno non
pi di apprensione ma di speranza. S, mio caro Peroth'arn... ti credo.
Credo che tu sia davvero degno di assumere le sembianze di uno dei suoi
servitori pi fidati, cos come ho fatto io.
Lo sono.
Il tuo mondo cambier per sempre... sar molto meglio di quello attua-
le.
Peroth'arn pos la bottiglia sul letto, poi si inginocchi. Se posso farne
parte qui e ora, vi chiedo di concedermelo. Vi prego, ditemi che  possibi-
le!
Il ghigno si fece pi intenso. Oh, s, possiamo procedere anche ades-
so.
Allora ve ne prego, Xavius... rendetemi come voi! Datemi la benedi-
zione del Grande Abissale, affinch possa trasformarmi in un servitore an-
cor pi eccellente! N sono degno!
Come desideri. Xavius fece un passo indietro e divent ancora pi
imponente, fino a occupare completamente la visuale di Peroth'arn. Le ve-
nature color rubino negli occhi del satiro brillarono di cupa ferocia.
Al principio ti potr causare un po' di dolore mormor al suo adepto
ma non avrai altra scelta se non quella di sopportare.
Xavius sollev in alto le mani artigliate...
Non appena l'incantesimo lo colp, Peroth'arn si rimpicciol. Sent come
se il suo corpo venisse dilaniato fino alle ossa, pezzo dopo pezzo. Lo stra-
zio che prov non era nulla a confronto di quel che aveva immaginato. Gli
occhi si riempirono di lacrime e, incapace di articolare una parola, implor
gemendo la fine della sofferenza. Non era questo che aveva voluto.
No rispose il satiro, ignorando le sue suppliche. Ora dobbiamo com-
pletare ci che abbiamo iniziato.
Le urla raggiunsero livelli orribili. Difficilmente gli altri Eletti avrebbero
riconosciuto colui che un tempo era stato Peroth'arn. Il suo corpo mutava
in continuazione, plasmato lentamente ma con determinazione dai poteri di
Xavius. Le grida diventarono singhiozzi, ma perfino questi non impietosi-
rono Xavius, per quanto lancinanti fossero.
S... disse Xavius, con un bagliore nelle orbite scellerate. Lascia che
si sfoghi il dolore. Lascia che si sfoghi la collera. Nessun altro potr ascol-
tarti. Puoi urlare finch vuoi... come ho fatto anch'io. Il ghigno del satiro
divenne selvaggio e animalesco.  il prezzo da pagare per abbracciare la
gloria di Sargeras...
Gli elfi della notte pensavano che i demoni si sarebbero fermati da qual-
che parte lungo il cammino. Credevano che, una volta rientrati a Suramar,
si sarebbero almeno potuti riorganizzare per fermare il nemico. Si erano
sentiti sicuri del fatto che, se anche tutte le altre strategie avessero fallito,
la Fortezza di Black Rook avrebbe dato loro rifugio.
Ma si erano sbagliati su tutti i fronti. Rhonin e Krasus se ne erano resi
conto prima di Lord Ravencrest e di tutti gli altri. Avevano visto il lugubre
gigante Archimonde assumere il comando della Legione, con la ripugnante
approvazione del suo padrone.
Non ci conceder tregua disse il mago pi anziano, esprimendo ci
che entrambi da tempo pensavano. Al ricordo della atroce crudelt di Ar-
chimonde, istintivamente si tocc il petto dove aveva inserito la scaglia di
Korialstrasz.
Porter i demoni allo stremo delle forze, pur di impedire che succeda
convenne Rhonin. Ma saremo gi stati sconfitti molto prima che ci ac-
cada.
Gli elfi della notte cercarono invano di arginare la disfatta a Suramar,
poich cos avrebbero almeno potuto riparare nella Fortezza. Poteva con-
tenere a malapena la popolazione che viveva in quell'area, ma non certo
l'enorme forza radunata da Ravencrest. Il nobile per sperava che raggiun-
gerla avrebbe infuso nuovo coraggio nei suoi seguaci. Tuttavia, non fu
possibile. Non vi fu nemmeno il tempo per entrare nell'edificio. I soldati
riuscirono a tener testa al nemico abbastanza da permettere ai civili di fug-
gire, ma niente di pi. Non c'era alcuna possibilit di preparare la Fortezza
a una situazione di quel tipo e, a suo onore, Ravencrest non aveva cercato
di rifugiarsi l mentre la Legione Infuocata travolgeva ogni altra cosa.
Non avrei mai pensato che la Fortezza si rivelasse cos inutile! ringhi
a Illidan. Ma il nostro esercito  ancora molto numeroso, nonostante le
perdite. Se ci fermiamo qui, i demoni trucideranno tutti quelli rimasti fuori,
per poi far morire di fame quelli dentro.
Di sicuro potremmo affrontare un assedio! insistette il gemello di
Malfurion.
Contro avversari normali, s, ma questi nemici non cederanno facil-
mente alla stanchezza n se ne andranno! Distruggeranno tutto quel che ci
circonda, per aspettare poi l'inevitabile! L'elfo barbuto scosse la testa.
Non star ad aspettare una fine cos ignobile!
Dopo meno di un giorno, abbandonarono Suramar al nemico, consape-
voli che non sarebbe rimasto nulla da restaurare, anche se la Legione In-
fuocata fosse stata eventualmente sconfitta. Ovunque i demoni marciasse-
ro, non rimanevano che rovine. Prima che il profilo della citt svanisse
all'orizzonte, i difensori videro crollare alberi imponenti e le mura cedere
sotto l'assalto implacabile.
Ma sebbene gran parte della Legione Infuocata dovesse essere impegna-
ta nell'assedio di Suramar, i demoni all'inseguimento dell'esercito elfico
proseguirono senza sosta, come se l'assenza dei compagni non li avesse af-
fatto indeboliti. Fino a quel momento vi era stato solo un piccolo vantag-
gio nell'estenuante ritirata degli elfi: le minacce dal cielo erano scomparse.
Gli Eredar lanciavano pi incantesimi che potevano per danneggiare gli el-
fi, ma i continui sforzi evidentemente li avevano sfiniti. Erano diminuiti
anche gli attacchi degli Infernali, per lo meno dall'alto. Tuttavia, marcia-
vano ancora davanti agli altri demoni e colpivano le linee elfiche ogni vol-
ta che ne avevano l'opportunit.
Il giorno lasci il posto alla notte, poi la notte al giorno, e ancora l'eser-
cito radunato da Ravencrest venne respinto. Pi di un cavalleggero dormi-
va in sella alla cavalcatura, guardato con invidia da molti dei fanti. I pi
forti aiutarono coloro che cominciavano a mostrare segni di debolezza. I
profughi dinnanzi ai soldati aumentavano con il passare delle ore e manca-
va loro la coordinazione e la resistenza dei combattenti. Anni e anni di pa-
ce li avevano resi impreparati a una simile catastrofe e presto l'esercito si
rivers a malincuore fra i civili stremati.
Procedete! grid Jarod Shadowsong a un gruppo che avanzava lenta-
mente davanti a lui e alle sue guardie. Non potete fermarvi nel mezzo!
Avanti!
Krasus si rabbui. La situazione non potr che peggiorare. Ravencrest
non sar pi in grado di mantenere l'ordine fra i soldati, se si mischieranno
cos con i civili.  proprio quello che vuole Archimonde.
Ma cosa possiamo fare? Rhonin aveva occhiaie profonde. Non si era
mai riposato veramente da quando era scattata la trappola e lo stesso vale-
va per gli altri. Soltanto Brox sembrava ancora in forze. Cresciuto in un'e-
poca di guerre continue, l'orco era stato costretto molte volte a sopportare
il peso di intere giornate senza dormire. Eppure, anche lui sembrava pronto
a cedere al sonno, se si fosse presentata l'occasione.
In effetti, fu proprio Brox a rispondere alla domanda di Rhonin, ma non
a parole. Come il resto dell'esercito anche il loro gruppo stava per rimanere
intrappolato nel flusso di profughi, cos l'orco entr in azione. Si spinse ol-
tre Jarod e la sua scorta, poi sbrait alla folla pi vicina, brandendo l'ascia.
A quello spettacolo, gli elfi della notte gli fecero largo, pieni di paura.
No! rugg l'orco. Avanti! Non da quella parte! Avanti e basta! Aiuta-
te gli altri!
Sotto lo sguardo dei compagni, l'orco prese a guidare la fila di profughi
come se in vita sua non avesse fatto altro che governare greggi o mandrie.
Nessuno degli elfi della notte desiderava provocarlo, cos obbedirono alla
lettera ai suoi comandi.
Jarod si affrett a seguirne l'esempio e sparse le guardie in ogni direzio-
ne per sistemare i civili alla testa del suo gruppo. L'ordine venne presto ri-
stabilito e non appena altri ufficiali si resero conto di ci che stava acca-
dendo, cominci a formarsi una fila ordinata. Con prudenza, l'esercito se
ne assunse la responsabilit e il ritmo di marcia degli elfi riprese pi soste-
nuto.
Tuttavia, la Legione Infuocata ancora li incalzava. Krasus not una mon-
tagna in lontananza e quell'apparizione provoc in lui un vago ricordo. Si
gir verso Jarod e chiese: Capitano Shadowsong, quel picco minaccioso
laggi ha forse un nome?.
S, Maestro Krasus.  il Monte Hyjal.
Monte Hyjal... Il mago serr le labbra. Siamo diretti cos lontano?
Rhonin si accorse della sua espressione. Sussurr perch soltanto Krasus
potesse sentirlo e gli domand: Ricordi quel nome?.
S... significa che la situazione  davvero molto grave.
L'umano sbuff. Questo lo sapevamo gi.
Lo sguardo di Krasus si rannuvol. Non possiamo permettere che que-
sta ritirata prosegua ancora per molto. L'esercito deve fermarsi, Rhonin. Se
superiamo il Monte Hyjal, tutto sar irrimediabilmente perduto.
I ricordi si stanno risvegliando?
O forse semplicemente il buon senso. Qualunque cosa sia, resto del pa-
rere che non possiamo oltrepassare quella montagna. A dispetto di ci che
racconta la storia, se non ci fermiamo ora non avremo nessuna possibilit
di sopravvivere.
Ma Lord Ravencrest sta gi facendo tutto il possibile e noi ci siamo
sfiniti soltanto per guadagnare tempo.
Allora dobbiamo fare di pi. Krasus si sollev quel tanto che cavalca-
re una pantera della notte gli consentiva. Se solo potessi trovare Malfu-
rion. Le sue abilit ci sarebbero molto utili adesso.
L'ultima volta che l'ho visto era insieme alla sacerdotessa, Tyrande. Era
pallido come pu diventarlo un individuo della sua razza. Deve aver com-
battuto contro un'entit che l'ha quasi distrutto.
S, credo si trattasse di Archimonde.
In quel caso sarebbe morto.
Krasus scosse la testa. No... ed  per questo che vorrei fosse qui adesso.
Tuttavia, con o senza di lui, dobbiamo iniziare un nuovo attacco.
Iniziare un nuovo cosa?
Il mago pi anziano torn a voltarsi indietro, verso i demoni. S, dob-
biamo ricominciare ad attaccare.
I draghi pi eminenti erano riuniti nella Sala degli Aspetti, condotti l da
Alexstrasza e Neltharion. I quattro Aspetti presenti guidavano la riunione,
assistiti unicamente dai rispettivi consorti e da quelli dell'assente Nozdor-
mu. Tutti gli altri draghi avevano gi offerto il proprio contributo, ma per
quelli dotati di poteri speciali, il processo richiedeva maggior cautela.
Le tre compagne del Guardiano della Terra rimasero quasi del tutto na-
scoste dietro di lui. Erano pi grandi di Korialstrasz e tuttavia sembravano
piccole rispetto al colosso nero. Osservandole, il consorte pi giovane di
Alexstrasza not come sembrassero mere ombre del Guardiano della Ter-
ra, poich ogni loro movimento si basava su ci che Neltharion diceva o
faceva. Il drago rosso ne rimase turbato, ma nessun altro sembr prestarvi
attenzione.
I maschi smeraldo che affiancavano Ysera erano magri, quasi spettrali se
paragonati ad altri draghi. Cosa ancor pi inquietante, si spostavano, come
faceva anche la loro amata, tenendo gli occhi sempre chiusi. Eppure, dietro
le palpebre, si potevano scorgere gli occhi muoversi avanti e indietro. I
draghi verdi esistevano simultaneamente su due piani diversi; spesso e vo-
lentieri vivevano nel Sogno di Smeraldo. Erano immobili e silenziosi, ma
Korialstrasz riusciva a percepire la loro sensibilit magica che esaminava
senza sosta l'ambiente che li circondava.
Malygos e le sue compagne erano in netto contrasto. Sempre in movi-
mento, si spingevano fra loro e guardavano dappertutto. Le scaglie bianche
e blu scintillavano in brevi e allegre esibizioni di magia e di tanto in tanto
piccoli dettagli dell'uno o dell'altro cambiavano in base al capriccio del
momento. Korialstrasz li trov pi rassicuranti dei verdi e dei neri.
Quasi altrettanto solenni di Ysera e dei suoi compagni erano le quattro
consorti di Nozdormu. Avevano la stessa tonalit bronzo sabbia dell'Aspet-
to, ma le loro sembianze erano pi stabili rispetto a quelle semiliquide del
Signore del Tempo. Korialstrasz si chiese esattamente dove Nozdormu
fosse andato, per mancare a eventi cos rilevanti. Da quel poco che era riu-
scito a carpire dalla sua regina, pareva che neppure le consorti di Nozdor-
mu sapessero con esattezza cosa fosse accaduto.
Tuttavia, il Senzatempo era ancora l nella sua essenza e questa era una
questione vitale. La sua consorte pi anziana reggeva con le zampe una
clessidra, fatta apparentemente di un puro raggio di luce dorato. All'inter-
no, brillanti granelli di sabbia bronzea scorrevano non verso il basso, ma in
alto. Quando la parte superiore si riempiva, i granelli ridiscendevano, per
poi ricominciare il percorso inverso.
La sabbia era essa stessa parte di Nozdormu, che l'aveva disgiunta da s
in caso di urgente necessit per il suo stormo. Tutti gli Aspetti avevano
probabilmente accantonato un frammento della loro essenza, poich non
erano soltanto enormi rettili, ma molto di pi. Rappresentavano le energie
pi potenti del mondo, la vera struttura del suo esistere, energie create da
coloro che avevano forgiato il mondo. Senza dubbio, erano soggetti alle
leggi naturali, ma erano comunque molto al di sopra degli altri draghi cos
come questi ultimi erano superiori alle razze pi giovani.
I vari stormi avevano alternato le loro offerte, uno alla volta. Rimaneva-
no due draghi e l'ultimo, ironia della sorte, era proprio Korialstrasz.
Per qualche ragione che non riusciva a comprendere appieno non se ne
sentiva molto onorato.
Ma prima che Korialstrasz si presentasse, doveva essere condotta avanti
l'essenza del Senzatempo. Saridormi, la prima consorte dell'Aspetto del
Tempo, port dolcemente la clessidra con s nella zampa sinistra e si avvi-
cin all'Essenza dei Draghi.
La creazione di Neltharion fluttuava proprio al centro della stanza e la
sua forma disadorna irradiava un bagliore inquietante, ma solenne. I draghi
vennero inondati da un arcobaleno di colori che, non a caso, imitava le to-
nalit dei vari stormi.
Sono qui a rappresentare Colui Che  Senza Fine, Colui Che Vede
Passato, Presente E Futuro! declam Saridormi. Sollev al di sopra del
disco luccicante la clessidra splendente. Nel suo nome, aggiungo la sua
forza, il suo potere, la sua essenza a quest'arma che useremo contro i ne-
mici pronti ad attaccare il nostro regno!
Con una zampata, il mastodontico drago femmina ruppe la clessidra.
La sabbia che rappresentava l'essenza di Nozdormu non si ammucchi a
terra, come Korialstrasz si sarebbe aspettato. Invece, mulin, quasi fosse
un essere vivo e senziente, e cominci a ruotare sopra l'Essenza dei Dra-
ghi. Nel roteare, un leggero fiotto bronzeo si rivers sul disco. Ogni parti-
cella ne colp la superficie con un lampo intenso, poi venne assorbita all'in-
terno.
Un violento riverbero avvolse la sala mentre l'ultimo granello si immer-
geva nel disco con un bagliore sfavillante che per un attimo accec Korial-
strasz. Il drago rosso distolse lo sguardo e non osserv pi la scena finch
la luce non si dilegu. Vide che gli altri, perfino i verdi, erano stati costret-
ti a coprirsi gli occhi. Soltanto Neltharion sembrava aver contemplato l'in-
tera scena, assaporandola con uno sguardo avido e smisurato.
Amor mio sussurr Alexstrasza.
Korialstrasz avanz ancora in preda al malessere che non riusciva a
spiegarsi. Fosse stato per lui, avrebbe negato la propria essenza al disco,
ma era stata Alexstrasza a chiedergli quel favore come aveva fatto con tutti
gli altri; come poteva essere lui l'unico a dirle di no? Tuttavia, fiss il tali-
smano come se vi vedesse non la salvezza per il mondo ma qualcosa che lo
avrebbe contaminato per sempre.
" un pensiero assurdo" riflett. "Per quale motivo il Guardiano della
Terra dovrebbe compiere un gesto cos folle e sconsiderato?"
Ormai, l'Essenza dei Draghi incombeva su di lui. Cos vicino, Korial-
strasz non vi trovava pi nulla di insignificante. Davanti a lui, si stagliava
un potere tanto grande, sognato da molti in passato, come altrettanti avreb-
bero continuato a fare nei secoli a venire. Davanti a lui v'era l'essenza con-
giunta di tutti i draghi, le creature pi potenti fra quelle esistenti al mondo.
Ti sta aspettando.
Il drago rosso sollev lo sguardo e incontr l'immenso volto del colosso
nero. Neltharion non batt ciglio. Respirava con affanno, come in preda a
un delirio crescente a ogni secondo di esitazione di Korialstrasz.
"C' qualcosa che non va bene..." pens il compagno di Alexstrasza. Ma
poi ricord come la sua regina, Malygos e Ysera avessero donato di buon
grado la loro parte. Malygos, in effetti, aveva deciso di essere il primo a
sacrificare un po' di s, in omaggio alla causa comune. Se il Custode della
Magia si fidava dell'opera di Neltharion, chi era il misero Korialstrasz per
agire diversamente?
Con quel pensiero nella sua mente, il drago rosso si apr all'Essenza dei
Draghi.
Il disco brill e lo inond della sua luce accecante. Korialstrasz si denu-
d il petto e abbass tutte le difese magiche di cui ogni drago disponeva.
Sent l'Essenza dei Draghi raggiungerlo, come aveva visto fare con gli al-
tri, e penetrare dentro di lui, come se la sua pelle corazzata fosse soltanto
un'illusione...
Poco dopo, la forza angosciante riemerse dal suo petto, ma insieme a es-
sa l'Essenza dei Draghi attir verso di s anche qualcos'altro. Era un'entit
impalpabile e contorta, non esattamente fatta di luce n di sostanza. Era
circondata da un sottile riflesso cremisi e, mentre l'ultimo frammento si se-
parava da Korialstrasz, il drago prov un senso di perdita che lo rattrist.
Armandosi di coraggio, il drago rosso osserv lo splendore dell'Essenza
dei Draghi attirare a s il dono ricevuto. Lentamente, la luce riaffond nel
disco.
Non appena ci che l'Essenza dei Draghi aveva ottenuto da Korialstrasz
ebbe compiuto la stessa azione, il drago rosso ansim. Avrebbe voluto al-
lungare le zampe per riprendersi ci che era suo, ma cos avrebbe distrutto
ogni sforzo e, cosa ben peggiore, si sarebbe disonorato di fronte all'amata
Alexstrasza.
Perci Korialstrasz guard impotente l'Essenza dei Draghi assorbire la
sua essenza, in aggiunta a quella degli altri. Poi osserv impotente Neltha-
rion che afferrava il disco quasi con bramosia, per poi mostrarlo agli altri
colossi.
Il rituale  stato compiuto... sentenzi il Guardiano della Terra. Tutti
hanno donato la loro parte. Adesso sigiller per sempre l'Essenza dei Dra-
ghi in modo che ci che abbiamo realizzato non venga mai perduto.
Neltharion chiuse gli occhi. Il corpo assunse una minacciosa aura nera,
che fluttu verso il piccolo, ma potente talismano nella zampa anteriore.
Gli altri giganti sobbalzarono. Per un attimo, un attimo brevissimo ma
rivelatore, l'Essenza dei Draghi avvamp nera come il suo creatore.
 normale? chiese Ysera a bassa voce.
S, poich  come dev'essere rispose Neltharion quasi con tono di sfi-
da.
 un'arma senza eguali. Dev'essere senza eguali aggiunse Malygos
con evidente orgoglio.
Il Guardiano della Terra approv le parole del drago blu. Neltharion si
guard attorno, per vedere se qualcuno avesse altre domande. Korialstrasz
ne aveva diverse, ma non si sent all'altezza di formularle, visto il compia-
cimento per gli eventi mostrato dalla sua regina.
Ci vorr tempo per formulare l'incantesimo definitivo annunci il co-
losso nero. Dovr trasferire il disco in un luogo silenzioso e appartato,
dove potr creare le formule magiche pi complesse.
Quanto ci vorr? volle sapere Alexstrasza. Non dovr succedere
troppo tardi.
Sar pronto quando necessario. Ci detto, Neltharion dispieg le ali e
si libr in volo. Le sue consorti lo seguirono immediatamente, simili a ma-
rionette i cui fili erano manovrati dal Guardiano della Terra.
Gli altri osservarono il drago nero svanire attraverso quello che sembra-
va un muro solido, poi si congedarono anche loro. Alexstrasza rimase
dov'era e Korialstrasz fece lo stesso.
Ma mentre con lo sguardo seguiva i colossi che si allontanavano, i suoi
pensieri continuarono a rimuginare su quanto realizzato quel giorno. Non
poteva negare l'incredibile potere del minuscolo disco dorato. Senza dub-
bio Neltharion aveva forgiato un'arma alla quale le orde infinite di demoni
non avrebbero potuto resistere.
Ma, si rese conto tardivamente, neppure i draghi.
Capitolo otto
Malfurion sogn. Nel sogno, lui e Tyrande vivevano in una bella casa-
albero al centro dell'imponente Suramar. Era il periodo migliore dell'anno
e le piante erano in fiore. La vegetazione rigogliosa ricopriva la terra come
un meraviglioso tappeto. L'albero maestoso li rinfrescava, grazie alla
chioma ampia e ombrosa, e fiori di ogni foggia e colore circondavano la
base del tronco.
Tyrande, vestita con uno splendido abito giallo, verde e arancio, suonava
una lira d'argento, mentre i loro figli, un maschio e una femmina, si rincor-
revano attorno all'albero, ridendo e giocando. Malfurion sedeva vicino alla
finestra della sua superba dimora, respirando l'aria fresca e assaporando la
vita che aveva realizzato. Il mondo era in pace e la sua famiglia conosceva
solo la felicit...
Poi, un tremito violento scosse l'albero. Malfurion corse alla finestra e
vide con orrore le case e le torri di Suramar crollare rapidamente. Altre
strutture collassarono. La gente gridava e incendi impetuosi divamparono
in ogni direzione.
L'elfo cerc i figli, ma non riusc a trovarli. La sua compagna Tyrande,
invece, rimaneva seduta su un ramo robusto, e continuava a suonare una
dolce melodia con la lira.
Malfurion si arrischi a sporgersi e url: Tyrande! Vieni dentro! Pre-
sto!.
Lei lo ignor, serenamente concentrata sulla sua musica, indifferente alla
catastrofe incalzante e alla posizione precaria in cui si trovava.
All'improvviso, l'albero s'inclin. Malfurion cerc di usare i poteri drui-
dici per impedirgli di cedere, ma non accadde nulla. Percep l'albero e tutta
la flora come fossero morti.
Il crollo della casa risvegli alla fine Tyrande. L'elfa lasci cadere la lira,
url allungandosi verso Malfurion, ma la distanza era troppo grande. La
compagna di Malfurion perse l'equilibrio, scivolando dal ramo...
Una figura vestita di nero si materializz subito nell'aria e la afferr
prontamente. Illidan sorrise con generosit in direzione di Tyrande, poi
annu amabilmente al fratello. Tuttavia, invece di soccorrere Malfurion,
vol via con la sua preda.
Illidan! grid Malfurion, cercando di mantenere l'equilibrio. Torna
qui!
Il gemello si ferm a mezz'aria. Tenendo sempre stretta Tyrande, si vol-
t e rise a Malfurion.
Mentre sogghignava, Illidan si trasform in un essere pi robusto e terri-
ficante. Gli abiti, lacerandosi, rivelarono l'armatura sottostante. La pelle
imbrun e una coda rozza e seghettata gli spunt dalla schiena. Una mano
artigliata teneva sospesa Tyrande sulla citt in rovine, scuotendola come
una bambola di pezza.
Malfurion fiss in preda all'orrore Archimonde che faceva dondolare
Tyrande davanti a lui...
Nooo!
Si svegli di soprassalto e quasi ruzzol dalla pantera della notte sulla
quale stava precariamente seduto. Mani sottili ma forti gli impedirono di
perdere quel poco di equilibrio che gli rimaneva, stringendolo al petto pro-
tetto dall'armatura. Il druido ripens ad Archimonde e istintivamente cerc
di liberarsi dalla presa.
Fermo, Malfurion! Fai attenzione!
La voce di Tyrande gli fece riprendere del tutto conoscenza. Malfurion
alz lo sguardo e ne vide il volto preoccupato. L'elfa aveva sollevato l'el-
mo, cos lui pot ammirare le fattezze della giovane, che gli erano cos ca-
re.
Ho sognato... prese a dire, poi s'interruppe. Alcuni particolari del so-
gno erano troppo intimi per riferirli a chi non gli aveva promesso il suo
amore. Ho... sognato concluse in tono di scusa.
Lo so. Ti ho sentito parlare. Credo di aver udito il mio nome e quello di
Illidan.
S. Malfurion non os aggiungere altro.
La sacerdotessa gli sfior la guancia. Deve esser stato un sogno terribi-
le, Malfurion... ma almeno sei riuscito finalmente ad addormentarti.
Il druido si rese conto all'improvviso della vicinanza con lei e si raddriz-
z. Si guard attorno e per la prima volta not il mare di figure che li cir-
condava. La maggior parte erano civili, molti dall'aria confusa e del tutto
spaesata. Pochi elfi della notte avevano sofferto tanto. Senz'altro, il trauma
subito doveva aver condotto molti di loro sull'orlo della disperazione.
Dove siamo?
Vicino al Monte Hyjal.
Malfurion rimase a bocca aperta. Cos lontano? Non pu essere!
Temo di s, invece.
Malfurion chin il capo. Dunque, nonostante tutti gli sforzi, la sua gente
era comunque condannata. Se i demoni erano gi riusciti a spingere i di-
fensori cos indietro, quale speranza di riscatto potevano avere gli elfi?
Elune veglia su di noi sussurr Tyrande dopo aver interpretato la sua
espressione. Invoco il suo nome affinch ci guidi. Ci conceder una tre-
gua, ne sono certa.
Lo spero. Dove sono gli altri?
Tuo fratello  laggi, insieme alle Guardie della Luna. Tyrande indic
a nord. Non ho visto Krasus, n gli altri.
Malfurion non intendeva parlare con Illidan. Dopo lo scontro con Ar-
chimonde, il druido voleva disperatamente parlare con i maghi. Doveva
avvertirli che il potente demone era alla guida delle forze che li stavano in-
seguendo.
A patto, ovviamente, che Krasus e tutti gli altri fossero ancora vivi. Ar-
chimonde aveva dato loro la caccia dopo essersi occupato di Malfurion?
Tyrande, devo trovare gli stranieri. Sono tuttora convinto che rappre-
sentino la chiave per la nostra salvezza.
A piedi non ce la farai mai. Sei ancora debole. Prendi la mia pantera.
Sacrificare la cavalcatura dell'elfa per una ricerca che poteva rivelarsi in-
fruttuosa imbarazzava Malfurion. Tyrande, io...
Ma lei gli rivolse uno sguardo che non aveva mai visto prima, un'espres-
sione determinata e risoluta che Malfurion aveva notato soltanto nelle sa-
cerdotesse pi devote e di grado superiore.  importante, Malfurion. Ne
ho la certezza.
Tyrande scese dall'enorme felino prima che lui potesse protestare un'al-
tra volta. L'elfa port con s unicamente la sacca e le armi, poi guard il
druido e insist: Vai, ora.
Incapace di ribattere, se non chinando il capo per ringraziarla, Malfurion
si sistem, poi spron la pantera della notte tra la folla. Non voleva tradire
la fiducia di Tyrande; se gli altri erano ancora vivi, li avrebbe trovati.
La pantera si fece strada a fatica fra i soldati e i civili, ringhi, ma senza
mai aggredire nessuno, nonostante l'evidente fastidio per i tanti corpi che
l'accerchiavano. Il druido era soddisfatto nel constatare che i soldati erano
riusciti in generale a mantenere l'ordine. La maggior parte dei civili veni-
vano radunati gentilmente ma con fermezza, e mantenevano un'andatura
costante. I demoni avevano contato senza dubbio sulla confusione derivata
dal mischiare due gruppi diversi. Almeno quel pericolo fino a quel mo-
mento era stato scongiurato.
Ma con cos tanti individui aggregati all'esercito, anche ritrovare creatu-
re cos insolite come l'orco, l'umano e Krasus si rivel un'impresa difficile.
Solo dopo aver passato in rassegna con lo sguardo la folla una dozzina di
volte, Malfurion si decise a utilizzare la sua arte.
Si rifiut di attraversare il Sogno di Smeraldo, poich v'erano altri mezzi
con cui riteneva di poter percepire la presenza degli stranieri. Fece fermare
la pantera della notte, chiuse gli occhi e si concentr sullo spazio attorno a
s. Nell'intera regione, si rivolse alle menti delle pantere che riusciva a ve-
dere. Parl loro come aveva fatto con gli animali della foresta durante l'ad-
destramento. Malfurion arriv anche a comunicare con la cavalcatura di
Tyrande per non sprecare neanche la minima possibilit di un avvistamen-
to. I felini, abituati ai loro padroni, avrebbero sicuramente notato l'odore
insolito dei tre stranieri.
Ma i primi animali da lui contattati non avevano riconosciuto coloro che
Malfurion cercava. Il druido si fece forza, dispiegando i suoi sensi pi lon-
tano e raggiunse creature ben al di l del suo campo visivo. Alcuni profu-
ghi portavano con s animali domestici e Malfurion contatt anche a loro.
Pi menti interpellava, maggiori probabilit aveva.
Finalmente, una delle pantere reag. La risposta non giunse a parole, ma
in immagini e odori. Il druido impieg alcuni istanti a decifrarli, ma alla
fine comprese che l'animale aveva visto di recente l'orco. Brox era quello
che si distingueva di pi fra i tre, dunque non lo stup molto che la pantera
lo ricordasse meglio degli altri. Per il felino, il guerriero orco era una me-
scolanza di odori pungenti e intensi che richiamavano alla mente le caratte-
ristiche pi indomite e nascoste della cavalcatura stessa. In Brox, la pante-
ra della notte aveva riconosciuto uno spirito affine. In effetti, l'immagine
che l'animale conservava del guerriero zannuto rendeva l'orco simile a una
pantera della notte ritta sulle zampe posteriori; un braccio terminava con
uno spropositato paio di artigli che doveva essere l'ascia di Brox.
Scoprire esattamente dove e quando il felino avesse visto Brox si dimo-
str un po' pi arduo. Gli animali non calcolavano il tempo e la distanza al-
lo stesso modo degli elfi. Tuttavia, con un certo sforzo, il druido infine riu-
sc a stabilire che la pantera avesse visto Brox una o due ore prima, quasi
al centro del grande esodo.
Malfurion devi la cavalcatura in quella direzione e continu a chiedere
alle altre pantere di nuovi avvistamenti. Aumentarono sempre pi gli ani-
mali che ricordavano non soltanto Brox, ma anche Rhonin e Krasus. Qual-
cosa nel mago pi anziano assumeva un ruolo preminente nella mente del-
le creature; quei predatori cos abili nutrivano per lui un grande rispetto,
che solitamente riservavano unicamente ad animali di gran lunga superiori.
Tuttavia, non temevano Krasus, come se intuissero in lui qualcosa di mol-
to, molto pi potente. In verit, Malfurion ben presto si rese conto che le
pantere della notte avrebbero probabilmente obbedito con pi facilit a
Krasus che non a coloro che le avevano allevate e cresciute.
Il druido interpret questo fatto come un'ennesima prova dei molti mi-
steri che circondavano il mago dalle sembianze simili a quelle di un elfo e
incit il felino a procedere pi speditamente. L'andatura era difficile da
mantenere, poich cavalcavano in senso contrario rispetto alla marea vi-
vente, ma con la guida del druido, la pantera della notte riusc ad avanzare
senza danneggiare nessuno di coloro che incontrava sul suo cammino.
La situazione generale si fece pi critica quando Malfurion si avvicin al
punto in cui dovevano trovarsi i tre stranieri. In lontananza emersero i ru-
mori della battaglia e inquietanti lampi di luce cremisi e verde marcio si
levarono all'orizzonte. L i soldati avevano un aspetto pi spossato e diffi-
dente. Erano chiaramente quelli che si erano trovati pi di recente in prima
linea a respingere i demoni. Le cicatrici e le tremende ferite che Malfurion
not al suo passaggio testimoniavano la furia implacabile della Legione In-
fuocata.
Cosa state facendo qui? gli domand un ufficiale la cui armatura, un
tempo immacolata, era ora imbrattata di sangue e siero purulento. Gli oc-
chi lacrimavano. Tutti i non combattenti devono stare alla testa al gruppo!
Andate via!
Prima che il druido potesse spiegare, qualcuno dietro di lui grid: Ma
lui dovrebbe trovarsi qui, capitano! Dovrebbe essere evidente anche solo
guardandolo in volto!.
Illidan? Malfurion si gir e vide il fratello, praticamente incolume,
cavalcare verso di lui. Illidan mostrava il primo sorriso che il suo gemello
avesse visto in tutto il viaggio: sembrava cos fuori luogo, data la situazio-
ne, che Malfurion temette fosse impazzito.
Credevo ti fossi perso! disse Illidan, con una vigorosa pacca sulla
spalla del fratello. Senza accorgersi della perplessit di Malfurion, l'incan-
tatore si rivolse all'ufficiale: Altre domande?.
No, Maestro Illidan! Il soldato salut rapidamente e se ne and.
Cosa ti  accaduto, fratello? chiese il gemello vestito di nero. Mi
hanno detto di averti visto cadere, la tua cavalcatura fatta a pezzi...
Sono stato salvato... Tyrande mi ha portato in salvo. Nell'istante in cui
menzion quel nome, Malfurion se ne pent.
Il sorriso era rimasto, ma il buon umore che celava svan. Davvero lei
ha fatto questo? Sono lieto che ti sia stata cos vicina.
Illidan...
 un bene che tu adesso sia qui prosegu il fratello, interrompendo
ogni ulteriore discussione sulla sacerdotessa. Il mago anziano sta cercan-
do di organizzare qualcosa e credo sia convinto che tu sia essenziale.
Intendi dire Krasus? Dove si trova adesso?
Il sorriso di Illidan si fece quasi lugubre. Be', proprio dove sei diretto,
fratello. Proprio sul limitare estremo del combattimento...
Il vento mugghi. Un calore opprimente aggred gli elfi della notte pre-
scelti per la linea di difesa. Di tanto in tanto, dai ranghi si levava un grido,
seguito dai ruggiti trionfanti di un demone.
Dov' Illidan? chiese Krasus, la cui pazienza era ormai al limite. Le
Guardie della Luna si rifiutano di operare senza di lui, a parte proteggere
se stesse!
Ha detto che sarebbe tornato intervenne Rhonin. Prima doveva parla-
re con Ravencrest.
Otterr onori a sufficienza se riusciremo nel nostro intento e nessuno lo
biasimer se falliremo, perch saremo tutti morti...
Rhonin non replic. Illidan voleva soltanto compiacere il suo protettore.
Il fratello di Malfurion era l'opposto del druido: ambizioso, incontenibile e
incurante dei rischi altrui. I due maghi avevano gi scoperto che tre Guar-
die della Luna, sulle quali speravano di poter contare, erano fuori combat-
timento. I demoni non le avevano uccise, erano semplicemente paralizzate
dalla stanchezza per aver sostenuto Illidan con il loro potere.
Tuttavia, nonostante l'utilizzo sconsiderato degli altri incantatori, questi
sembravano legati totalmente a lui. Quando si trattava di lanciare incante-
simi di qualsiasi genere, a Illidan riusciva ci che per loro era impossibile.
Inoltre disponeva anche del sostegno politico di Lord Ravencrest e gli elfi
della notte erano molto sensibili alla condizione sociale, perfino sull'orlo
dell'annientamento completo.
Rhonin all'improvviso si irrigid. Fa' attenzione!
Quello che sembrava un fungo fluttuante, creato dalla foschia, si pos
sullo schieramento. Prima che gli incantatori potessero reagire, il contorno
sfior il luogo dove si trovavano i soldati.
Parecchi elfi gridarono nel sentirsi il volto invaso da dozzine di roventi
pustole rosse. Scoppiarono una dopo l'altra, si riformarono e scoppiarono
ancora, diffondendosi rapidamente su tutte le parti scoperte del corpo delle
vittime.
Jekar iryn! sibil Krasus, indicando la nube.
Un lampo di intensa luce blu inglob il temibile fungo con una velocit
tale da salvare a decine gli elfi dal tremendo tormento. Sfortunatamente,
non vi era nessun rimedio per chi era gi stato colpito. Caddero uno dopo
l'altro, con la loro carne ormai putrefatta che ricordava una landa di vulca-
ni in eruzione.
Rhonin fiss la scena disgustato. Che orrore! Che siano maledetti!
Potessimo spazzarli via con una semplice maledizione! Non possiamo
attendere ancora! Se le Guardie della Luna non ci seguiranno, dovremo fa-
re qualcosa con le nostre forze.
Ma mentre si preparavano a procedere, Rhonin avvist una coppia di ca-
valieri avvicinarsi. Ecco Illidan... e con lui c' Malfurion!
Che gli Aspetti siano lodati! Krasus si volt per andar loro incontro.
Non appena giunsero vicino, si par davanti al fratello di Malfurion. Sei
in ritardo! Raduna subito le Guardie della Luna! Devi essere pronto a se-
guire le mie indicazioni!
Da altri, Illidan probabilmente non avrebbe accettato un ordine cos bru-
sco, ma nutriva un profondo rispetto per entrambi i maghi, in particolare
per Rhonin. L'incantatore guard oltre Krasus e, notato l'atteggiamento se-
vero di Rhonin, annu e si affrett a obbedire.
Cosa sperate di fare? chiese Malfurion, smontando di sella.
Dobbiamo fermare i demoni in questo punto preciso rispose Krasus.
 vitale che non ci spingano al di l del Monte Hyjal. Dobbiamo trasfor-
mare la disfatta in un attacco impetuoso da parte nostra!
Il druido assent, poi disse: C' anche Archimonde. Sono riuscito a ma-
lapena a sfuggirgli.
Avevo intuito fosse presente. Krasus esamin l'elfo della notte. E il
fatto che tu sia sopravvissuto allo scontro con lui dimostra che avevo ra-
gione nel desiderare la tua presenza in questo momento.
Ma... cosa potrei fare io?
Quello che sei stato preparato a fare, ovviamente.
Ci detto, Krasus si volt nuovamente verso Rhonin, gi pronto ad af-
frontare i demoni ancora lontani. Il mago pi anziano si sistem accanto a
lui e, un attimo dopo, Malfurion segu il suo esempio.
Krasus lanci un'occhiata all'umano. Rhonin, in fatto di magia Illidan
ammira te pi di chiunque altro. Ti lascio il compito di stabilire un contatto
con lui.
Come desideri. Il mago dalle trecce rosso fuoco sbatt le palpebre.
Fatto.
Krasus si rivolse nuovamente al druido. Malfurion, immagina l'incante-
simo pi potente che saresti in grado di lanciare. Ma per qualsiasi cosa al
mondo, non dirmi di cosa si tratta! Utilizza qualsiasi metodo, e qualsiasi
contatto con le energie naturali ti sia necessario, ma non completare la pro-
cedura finch non sar io a dirtelo. Dobbiamo mostrarci implacabili contro
i nemici.
Io... ho capito.
Bene! Allora, cominciamo. Segui le mie istruzioni. Rhonin?
Sono pronto rispose il mago pi giovane. Ho scelto l'incantesimo da
utilizzare.
Krasus spalanc gli occhi. Ah! Un'altra cosa, Malfurion. Preparati a
modificare alla svelta l'obiettivo del tuo attacco. Sposta l'effetto dell'incan-
tesimo ovunque sembrer crearsi un vuoto nella nostra impresa. Chiaro?
Credo di s.
Speriamo allora che le forze del bene ci assistano.
Krasus si ferm all'improvviso. I suoi occhi fissarono immobili lo spazio
che separava gli elfi della notte dai demoni.
Rhonin si chin rapidamente verso Malfurion. Utilizza qualsiasi cosa.
Non lasciare nulla di intentato.  una questione di vita o di morte.
Si stanno avvicinando al punto cruciale Krasus inform i compagni.
Speriamo che Archimonde si trovi nelle prime linee.
Riuscivano tutti a percepire l'avanzata dei nemici. Il male permeava l'es-
senza stessa dell'aria e sospingeva un fetore ripugnante nella loro direzio-
ne. Perfino Krasus rabbrivid, ma per il disgusto, non per la paura.
Rhonin, Jarod Shadowsong si  preparato. Le Guardie della Luna sono
pronte?
S.
Ci siamo quasi... Il volto pallido di Krasus si contrasse, le palpebre
batterono lievemente. Adesso.
Nessuno conosceva il tipo di attacco scelto dall'altro, proprio come sta-
bilito da Krasus che desiderava un'iniziativa del tutto caotica, cos da rovi-
nare qualsiasi strategia difensiva elaborata da Archimonde e dagli altri
demoni. Il piano di Krasus aveva probabilit pi elevate di rivelarsi un di-
sastro, o anche peggio, che non un successo, ma il mago comunque vi con-
tava.
All'improvviso, dalle nuvole si abbatterono scintillanti lance di ghiaccio
che piombarono sull'armata maledetta. A nord, il terreno trem e i demoni
subitaneamente si sparpagliarono, mentre il suolo si ingrossava. Altrove,
enormi uccelli neri apparvero dal nulla e si diressero verso gli elementi
della Legione sospesi nel cielo.
Sull'intero fronte, il nemico venne aggredito da un incantesimo dopo l'al-
tro. Alcune magie si concentravano su aree delimitate, altre sembravano
agire dappertutto. Nonostante i loro elementi apparissero a volte in contra-
sto, gli incantesimi riuscirono a causare danni molto pesanti al nemico che
avanzava.
I demoni perirono trafitti dal ghiaccio, bruciati da fiamme cremisi o sep-
pelliti dal fango. Le creature che si trovavano nel cielo caddero lacerate da
centinaia di artigli o vennero scagliate l'una contro l'altra dai venti, trovan-
do cos una morte immediata.
Gli Eredar tentarono il contrattacco, ma Krasus d'un tratto ordin:
Cambiate bersaglio!.
Subito Malfurion e Rhonin e, pi a nord, Illidan e le Guardie della Luna
variarono la direzione dei propri incantesimi. Krasus sent gli stregoni di-
ventare confusi e insicuri sul punto esatto in cui dirigere l'attacco. Sul ter-
reno, le Guardie Ferali e altri guerrieri demoniaci cercarono invano di di-
fendersi contro qualcosa che le loro armi non erano in grado di trafiggere
n di bloccare.
L'avanzata incontenibile infine si ferm.
Sono bloccati! grid Krasus. Concentratevi su un altro bersaglio e
colpite pi duramente! Dobbiamo cominciare a riguadagnare terreno!
Di nuovo, modificarono l'obiettivo dei loro attacchi. Alcune aree si pla-
carono, ma non appena la Legione cercava di sfruttare i momenti di tregua,
qualche incantatore si affrettava subito a riempire il vuoto. I demoni ormai
non riuscivano pi a mantenere le loro posizioni, ancor meno ad attaccare.
Stanno battendo in ritirata! url Malfurion.
Non fermatevi! Krasus digrign i denti. Rhonin, avverto il capita-
no!
Il druido os guardare l'umano per un attimo. Che intende dire?
Ci  voluta un po' di forza di persuasione, ma Shadowsong si  recato
da Ravencrest!  in attesa di un nostro segnale!
Per far cosa?
Per tutta risposta, i corni da battaglia squillarono. Una corrente improv-
visa elettrizz gli elfi della notte. La rassegnazione e lo sconforto erano
ormai svaniti. Ancora una volta i soldati risposero al richiamo dei corni
con energia e l'esercito avanz.
Gli incantatori si adattarono, mentre anche loro procedevano lentamente
a piedi. I felini li seguivano subito dietro, marciando con i soldati incontro
al nemico.
Infine la Legione Infuocata inizi a ritirarsi.
Per prima cosa gli elfi della notte attraversarono il varco di rovine aperto
in precedenza dalle Guardie della Luna e dai maghi per guadagnare tempo.
Poi presero a farsi strada tra i demoni morti. Superarono anche molti cada-
veri dei loro compagni, deceduti ore prima, ma pi procedevano pi i ca-
daveri dei demoni aumentavano. La Legione Infuocata, indebolita dagli at-
tacchi inattesi degli incantatori, ripieg rapidamente, mentre gli elfi della
notte tagliavano loro la strada.
Un'altra serie di corni echeggi. Un ruggito prolungato e compiaciuto
proruppe inaspettatamente nel mezzo dell'esercito. Gli elfi della notte si ri-
versarono avanti, raddoppiando il passo.
Ravencrest deve rispettare il piano! sbott Krasus. Non possono in-
seguire la Legione troppo lontano o troppo velocemente!
Un nugolo di frecce piomb sui demoni, uccidendone a decine. I caval-
leggeri caricarono i superstiti della linea nemica e i grossi felini lacerarono
con bramosia le loro prede.
Il cuore di Malfurion prese a battere pi forte. Ci stiamo riuscendo!
Non fermatevi! rimarc il mago.
E non lo fecero, infatti. Spronati dal successo, il druido e gli altri conti-
nuarono a sostenere le truppe. Per quanto si sentissero stanchi, sapevano
bene che quello era un momento particolarmente delicato della battaglia. Il
Monte Hyjal incombeva ancora minaccioso alle loro spalle, ma ormai si
faceva sempre pi lontano.
Poi, ci fu un'altra gradita sorpresa: un canto si lev dal centro dell'avan-
guardia. Le Sorelle di Elune, rifulgenti nelle loro armature da battaglia, of-
frirono un ulteriore aiuto ai combattenti. Anche se era pieno giorno, il can-
to ritmico delle sacerdotesse nutr letteralmente di energia i guerrieri not-
turni. Era come se la luna stessa all'improvviso risplendesse sull'esercito.
Lottarono metro per metro e a ogni passo i demoni perivano. Krasus sol-
lev lo sguardo al cielo coperto e disse: Adesso! Colpite gli Eredar a vo-
stro piacimento!.
Ciascun incantatore concentr i propri sforzi sugli stregoni in volo. Il
cielo fu devastato dai tuoni. I lampi scintillarono in un vibrante tripudio di
colori. I venti mugghiarono.
Non si riuscivano a vedere gli effetti degli attacchi, ma si potevano co-
munque percepire in altri modi. Gli Eredar cercarono di riunirsi, ma dove-
vano anche badare a proteggere le truppe di terra, indebolendosi e affati-
candosi. Ogni volta che un incantesimo uccideva uno stregone, i difensori
sentivano un subitaneo infiacchimento delle forze maligne schierate dai
nemici. Pi ci si verificava, pi duramente il gruppo di Krasus attaccava i
sopravvissuti.
Infine, gli stregoni si ritirarono completamente. Il loro ripiegamento la-
sci i guerrieri mostruosi che erano a terra privi di qualsiasi protezione
contro i maghi e le Guardie della Luna.
Stanno fuggendo! sussurr Malfurion, stupito del successo della sua
compagnia.
Sono troppo importanti. Archimonde avr ancora bisogno di loro ri-
spose Krasus cupamente. E ne avr bisogno eccome. La guerra non  an-
cora vinta, ma questa battaglia  nostra.
Non dovremmo inseguirli fino a ricacciarli dentro il portale e nel loro
regno infernale?
Krasus ridacchi, con una voce cos insolita che perfino Rhonin trasal.
Parli pi come tuo fratello che non come te stesso, Malfurion. Non la-
sciarti travolgere dall'euforia del momento. L'esercito non sopravviverebbe
mai a una battaglia campale sulla via di ritorno verso Zin-Azshari. In que-
sto momento si stanno affidando unicamente alla forza di volont.
Allora... qual  la questione?
Guardati attorno, giovane elfo della notte. La tua gente sopravvive. 
pi di quel che credevano di poter fare soltanto un'ora fa.
Ravencrest seguir dunque le tue indicazioni? chiese Rhonin, giran-
dosi nel tentativo di individuare il vessillo del nobile.
Credo di s. Guarda l, a nord.
L'avanguardia aveva rallentato e ora i soldati sembravano pi interessati
a mantenere il terreno ottenuto che non a conquistarne dell'altro. Gli uffi-
ciali in sella si aggiravano per radunare i fanti nel gruppo principale. Alcu-
ni sembravano un po' delusi, ma altri erano pi che contenti di riposarsi,
anche se dovevano rimanere in piedi.
In pochi minuti, la prima linea si era fermata del tutto. Ben presto gli elfi
della notte cominciarono a rimuovere la carneficina e a creare un forte
schieramento, con guerrieri imponenti e risoluti piazzati per respingere
chiunque tentasse di distruggere il miracolo raggiunto.
Solo allora Krasus sospir. Ha ascoltato. Che gli Aspetti siano lodati.
Ha ascoltato.
Davanti a loro si potevano scorgere solo le forme indefinite della molti-
tudine bestiale. La Legione Infuocata si era allontanata ben oltre la portata
delle frecce, perfino al di l degli sforzi degli incantatori stremati.
Ce l'abbiamo fatta disse Rhonin, con la voce ormai rauca. Siamo riu-
sciti a impedir loro di cacciarci oltre il Monte Hyjal.
S mormor Krasus, guardando non i demoni ma gli esausti difensori.
S, ce l'abbiamo fatta. Ora inizia la parte pi difficile.
Capitolo nove
Mannoroth si chin davanti all'oscuro portale, flettendo le tozze zampe
anteriori e ripiegando le ampie ali coriacee dietro la schiena. Il demone
cerc di farsi il pi piccolo possibile, poich stava comunicando con il suo
signore Sargeras, che non sembrava affatto di umore allegro.
"La via non mi  stata ancora aperta... mi aspettavo di meglio da voi..."
Abbiamo difficolt ammise Mannoroth ma l'obiettivo...  come se il
mondo stesso cercasse di impedire la vostra venuta, Grande Abissale.
"Nessuno potr rifiutarmi..."
N-no, Grande Abissale.
Per un po' ci fu silenzio, poi la voce nella mente di Mannoroth disse:
"V' un disturbo, un'anomalia... coloro che non dovrebbero esserci e inve-
ce sono qui, e coloro che cercano di risvegliare quel che non dev'essere ri-
svegliato".
Il demone colossale non finse di capire e si limit a rispondere: S, Sar-
geras.
"Essi rappresentano la chiave di tutto. Bisogna dar loro la caccia."
Archimonde  sul campo di battaglia e il Capobranco si trova da tempo
sulle loro tracce. I trasgressori saranno abbattuti.
Per un attimo il varco inquietante vibr e si contorse come una creatura
viva. Mannoroth riusc a percepire la volont del Signore della Legione di
giungere in quel mondo cos ricco. La delusione emanata da Sargeras rag-
gel perfino il suo spietato luogotenente.
"Uno di loro dovr essere condotto fin qui incolume... voglio gustarmi il
piacere di farlo a pezzi con tutta calma."
Un'immagine si materializz nella sua interezza nella mente di Manno-
roth. Si trattava di una creatura insignificante della stessa razza degli Eletti.
Era tuttavia pi giovane e, confrontato ai suoi pari, indossava abiti verdi e
marrone piuttosto banali. Nella visione del demone, l'elfo della notte era
all'interno del palazzo. Mannoroth riconobbe la sala dove era stato creato il
portale originario... un luogo ormai ridotto a un cumulo di rovine battuto
dal vento.
"Osservalo bene."
L'ho gi fatto, Grande Abissale. Archimonde, Hakkar e io vigiliamo
sulla sua presenza. Uno di noi riuscir senza dubbio a catturarlo.
"Da vivo" ordin l'entit dall'aldil, cominciando ad arretrare nella testa
di Mannoroth. "Lo voglio vivo... in modo che possa divertirmi a torturar-
lo..."
E mentre Sargeras svaniva, Mannoroth rabbrivid, ben sapendo quale
destino quel Malfurion avrebbe subito, una volta che il Grande Abissale lo
avesse avuto in pugno.
L'immane compito di riorganizzare l'esercito era complicato dai numero-
si profughi che accompagnavano i soldati, ma a onor del vero Lord Raven-
crest faceva tutto il possibile. Fece compilare un inventario delle provviste,
in particolare di acqua e cibo, e le distribu. Alcuni profughi di alto lignag-
gio protestarono per non aver ricevuto una razione pi abbondante e ade-
guata al loro rango, ma un solo sguardo del nobile mise tutti a tacere.
Anche Tyrande e le altre sacerdotesse profusero le loro energie a favore
dei soldati e dei civili. Con la grata dell'elmo sollevata, l'adepta di Elune
avanzava in sella a una pantera della notte e si fermava a parlare con una
persona dopo l'altra. Tutti, giovani e vecchi, di stirpe elevata o di basso
rango, gradivano la sua vicinanza. Forse durava solo un momento, ma ap-
parivano rinfrancati dopo la sua venuta. Tyrande non lo interpret come il
risultato di un suo dono particolare. Ne dedusse semplicemente che i suoi
modi gentili costituivano un supremo sollievo, raffrontati a tutto ci che la
sua gente era stata costretta a patire negli ultimi tempi.
Una piccola figura raggomitolata su se stessa attir l'attenzione della sa-
cerdotessa. Un'elfa, di due o tre anni troppo giovane per poter entrare al
servizio di Elune, sedeva triste in silenzio, con lo sguardo nel vuoto.
Tyrande si chin accanto a lei e le mise una mano sulla spalla. La giova-
ne trasal, si volt e fiss la sacerdotessa con occhi da belva selvaggia.
La pace sia con te... Tyrande disse dolcemente, mentre le porgeva un
otre d'acqua. Attese che la giovane elfa finisse di bere, poi aggiunse: So-
no una sacerdotessa del tempio. Come ti chiami?.
Dopo un attimo di esitazione, la piccola rispose: Shandris Feathermo-
on.
Dov' la tua famiglia?
Non lo so.
Sei di Suramar? La sacerdotessa non si ricordava di lei, ma ci non
voleva dire che Shadris non fosse di quella citt.
No... Ara-Hinam.
Tyrande cerc di nascondere la propria preoccupazione. Shandris era tra
i rifugiati che i demoni avevano inseguito quando era scattata la trappola.
In base a quel che Tyrande aveva appreso da alcuni sopravvissuti, molti
erano morti prima che la Legione Infuocata concedesse agli altri di fuggi-
re. La famiglia della giovane elfa poteva essere ancora in vita... ma poteva
anche non esserlo pi.
Quando li hai visti per l'ultima volta?
Shandris spalanc gli occhi. Ero con un'amica... quando sono arrivati i
mostri. Ho cercato di correre verso casa, ma qualcuno mi ha afferrata... e
mi ha detto di correre nella direzione opposta. Cos ho fatto. Poi si copr
il volto con le mani, inondandole di lacrime. Sarei dovuta tornare a casa!
Sarei dovuta tornare a casa!
Il tragico racconto non era quello che Tyrande avrebbe voluto ascoltare.
La sacerdotessa avrebbe domandato ovunque, ma era quasi certa che nes-
suno dei parenti pi prossimi di Shandris fosse sopravvissuto e che la pic-
cola elfa fosse ormai rimasta sola al mondo.
Qualcuno si  preso cura di te da quando sei fuggita?
No.
I profughi di Ara-Hinam, un insediamento di ridotte dimensioni, erano
in fuga da due giorni quando si erano imbattuti nell'esercito. Era straordi-
nario che Shandris fosse riuscita a salvarsi, priva di aiuti, fin l. Molti elfi
della notte pi grandi di lei erano periti; in generale, la loro razza non era
adatta ad affrontare simili avversit. Gli elfi della notte, bench difficil-
mente deboli, erano ben poco preparati alla vita una volta fuori dal loro
mondo ovattato, un difetto ora diventato evidente. Tyrande ringrazi Elune
per il fatto che lei, Malfurion e Illidan erano stati allevati diversamente, ma
rappresentavano comunque una minoranza.
Vi erano tanti elfi nella stessa situazione di Shandris, eppure c'era qual-
cosa nella piccola elfa che commosse in modo particolare la sacerdotessa.
Forse perch assomigliava un po' a com'era stata Tyrande a quell'et. In
ogni caso, la sacerdotessa invit la bambina ad alzarsi.
Vorrei che salissi in sella alla pantera della notte. Verrai con me. Con-
trastava con gli ordini ricevuti, ma la sacerdotessa non se ne cur. Non po-
teva salvare tutti, ma avrebbe fatto il possibile per Shandris.
Con il volto teso, ma lo sguardo per la prima volta sereno, Shandris
mont sul felino. Tyrande si assicur che fosse sistemata in maniera co-
moda, poi spron la pantera a proseguire.
Dove siamo dirette? chiese la piccola elfa.
Devo ancora compiere del lavoro. Potrai trovare un po' di frutta secca
nella borsa a sinistra.
Shandris si gir avidamente verso la sacca e frug all'interno, finch non
scov il pasto frugale. Tyrande non le fece notare che stava divorando an-
che la sua razione. L'ordine di Elune addestrava le adepte a imparare a so-
pravvivere con il minimo necessario. V'erano anche quattro periodi di di-
giuno rituale all'anno, osservati in generale come segno di dedizione alla
dea. Adesso, in quel momento di guerra, si erano rivelati molto utili.
Tyrande si spost verso il successivo gruppo di fuggiaschi, ai quali con-
tinu a fornire assistenza. In gran parte erano semplicemente stremati, ma
alcuni erano anche feriti. Tyrande cercava sempre di offrire pi aiuto pos-
sibile ai feriti, invocando la Madre Luna affinch le donasse la forza e i po-
teri necessari. Con sua gioia profonda, quel giorno la dea ritenne opportu-
no assicurare il successo a tutti i suoi sforzi.
Ma poi s'imbatt in una piaga purulenta che la impression. Era difficile
stabilire se fosse accidentale o no. Tyrande esamin l'inquietante pus ver-
dastro che la circondava e si chiese che cosa avesse provocato quei tagli
cos strani. La vittima, un elfo anziano, giaceva pallida e priva di cono-
scenza, respirando affannosamente. La compagna, dai biondi capelli rac-
colti con quel che rimaneva di una spilla ornata di rubini e smeraldi, gli te-
neva delicatamente la testa.
Come si  procurato questa ferita? chiese Tyrande, non ancora sicura
di poter rallentare il corso dell'infezione. V'era qualcosa di preoccupante.
Non  stato lui a causarla, ma qualcun altro.
Non capisco.
L'elfa pi vecchia si irrigid, mentre tentava di rimanere calma abbastan-
za da riuscire a spiegare. Quella cosa... mi ha detto che sembrava una sor-
ta di... lupo o segugio... ma deforme, come se provenisse da un sogno ter-
ribile...
Tyrande rabbrivid. Cap che l'elfa si riferiva a una belva ferale. I qua-
drupedi demoniaci erano quasi riusciti a uccidere Malfurion pi di una vol-
ta. Bramavano soprattutto coloro che erano dotati di qualche potere magi-
co, che assorbivano dai corpi fino a ridurli a gusci rinsecchiti e privi di vi-
ta.
E ha compiuto l'intero tragitto da Ara-Hinam in queste condizioni? La
sacerdotessa era meravigliata che si potesse resistere tanto a lungo con una
ferita cos orrenda.
No... da l siamo fuggiti illesi. Un senso di amarezza pervase le sue
parole. Questo l'ha preso appena due giorni fa, mentre si era allontanato a
cercare un po' di cibo.
Due giorni? Facevano allora parte del fiume di corpi diretti verso il
Monte Hyjal. Ma nessuno dei demoni era riuscito a giungere al di l del
passo, di questo Tyrande era sicura.
Giurate che  accaduto solo due giorni fa?  successo qui vicino?
Nei boschi che ora sono a sud rispetto a noi, lo giuro.
La sacerdotessa si morse il labbro; erano i boschi dietro le linee elfiche.
Tyrande si chin sulla ferita e disse: Vediamo cosa posso fare.
Si costrinse a toccarla, nella speranza di poter almeno impedirne una
propagazione ulteriore. Alle sue spalle, ud Shandris rimanere senza fiato.
La piccola elfa era preoccupata per Tyrande, e ne aveva motivo. Non si po-
tevano mai sapere gli effetti di una ferita causata da un demone. La Legio-
ne Infuocata non sarebbe stata contraria alla diffusione di un'epidemia.
La luna era assente dal cielo, ma ci non turb Tyrande. Sebbene le sa-
cerdotesse fossero pi forti quando era visibile, erano pienamente consa-
pevoli che la luna non era mai troppo lontana. Il loro legame con Elune era
sempre potente, indipendentemente dal periodo del giorno o della notte o
perfino dal ciclo lunare.
Madre Luna, accogli la mia supplica sussurr. Concedi a quest'umile
servitrice i poteri lenitivi e curativi del tuo tocco. Conduci le mie mani
all'origine di questo scempio, fa' che io possa eliminare la piaga cos da far
guarire quest'innocente...
Tyrande cominci a cantare sommessamente, per concentrarsi sul suo
compito. Le ferite rimarginate a Broxigar non erano nulla, se paragonate a
quel che stava tentando di fare in quel momento. Ci volle tutto il suo auto-
controllo per non cedere alla sensazione che avrebbe fallito.
Senza preavviso, una pallida luce argentea brill attorno alle sue dita. La
compagna del ferito la fiss a occhi spalancati e Shandris rimase di nuovo
meravigliata. Tyrande divenne pi fiduciosa; ancora una volta, Elune ave-
va risposto alle sue richieste. Senza dubbio quel giorno la dea la stava assi-
stendo!
La guaritrice fece scorrere le dita attorno alla ferita, ponendo particolare
attenzione dove l'orrore era peggiore. Tyrande non pot evitare di fare una
smorfia nel toccare le aree infestate dal pus. Che specie di male incarnava-
no i demoni per far s che un semplice morso o graffio lasciasse un tale
tormento?
Non appena le sue dita superavano le zone devastate, la lesione diventa-
va meno raccapricciante come aspetto. Le pustole si disseccarono, fino a
scomparire del tutto. La lacerazione purulenta si restrinse sempre pi, fin-
ch lentamente non si rimargin.
Incoraggiata, Tyrande riprese a pregare Elune. L'infezione si ridusse a
una piccola chiazza ovale, mentre la ferita in s divent una cicatrice, dap-
prima fresca, poi quasi scomparsa.
All'improvviso l'elfo gemette, come se si fosse svegliato da un profondo
sonno, ma Tyrande non si ferm. Non poteva dare per scontato che la spa-
rizione dei segni esterni significasse la completa guarigione della ferita.
L'infezione poteva aver lasciato tracce di veleno nel sangue della vittima.
Dopo diversi, difficili secondi, quando il petto dell'elfo finalmente inspi-
r ed espir a un ritmo pi disteso e gli occhi si aprirono, la sacerdotessa
cap di aver sconfitto l'opera del demone. Tyrande sospir, indietreggi e
ringrazi Elune. La dea le aveva concesso un miracolo.
La compagna della vittima si volt e con infinita deferenza prese la ma-
no di Tyrande nelle sue. Vi ringrazio, sorella! Vi ringrazio davvero!
Sono soltanto uno strumento dell'azione di Madre Luna. Se c' qualcu-
no da ringraziare,  Elune.
Ciononostante, sia l'elfo colpito - Karius - sia la compagna, continuarono
a esprimere la loro gratitudine per quello che interpretavano come un gesto
eroico. Tyrande fu quasi costretta a respingerli, per quanto la ringraziava-
no.
Potete ricambiare il mio gesto riferendomi pi in dettaglio cosa  acca-
duto disse infine all'elfo.
Karius acconsent e narr la vicenda per quel che riusciva a ricordare.
Disperati, i due si erano resi conto di aver fame, ma lo scompiglio del
momento gli aveva impedito di trovare qualcuno fra i profughi che avesse
cibo a sufficienza da condividerlo con loro. La maggior parte degli elfi e-
rano fuggiti portando solo ci che erano in grado di trasportare con le loro
braccia.
Individuata un'area della foresta che pensava potesse ospitare bacche e
acqua fresca, Karius si era congedato dalla compagna con la promessa di
tornare a breve. Era stata la disperazione a spingerlo a quella caccia teme-
raria, poich certamente altri avevano gi da tempo ripulito la foresta da
qualsiasi cosa commestibile.
Karius era stato costretto a penetrare nella foresta ben oltre le sue inten-
zioni. Aveva cominciato a preoccuparsi del fatto che avrebbe potuto non
ritrovare pi la sua compagna, sebbene lei gli avesse assicurato che sareb-
be rimasta indietro ad aspettarlo, se lui si fosse trattenuto troppo a lungo.
Quando infine aveva scoperto un cespuglio di purpuree bacche mature,
Karius si era affrettato a riempire la sacca alla cintola, concedendosi di
mangiare una bacca di tanto in tanto per riacquistare le forze.
Ma non appena finito di riempire la borsa, aveva udito qualcosa di e-
norme perlustrare la foresta. Il suo primo pensiero era che potesse trattarsi
di un tauren o di un orso. Aveva preso la via del ritorno, con lo sguardo
costantemente rivolto all'indietro, in modo che, qualunque cosa fosse e-
mersa, non l'avrebbe colto di sorpresa.
E cos si era ritrovato a guardare nella direzione sbagliata, quando la
belva lo aveva attaccato davanti.
Poich un tempo aveva prestato servizio nella Fortezza di Black Rook,
Karius possedeva ancora una certa agilit, nonostante lo sfinimento. Si era
voltato proprio mentre il mostro, una sorta di segugio demoniaco con due
terrificanti tentacoli che spuntavano dalla groppa, aveva cercato di balzar-
gli addosso. La belva non era riuscita ad afferrargli la gola, come era sua
intenzione, ma gli aveva bloccato la gamba.
In qualche modo, Karius aveva cercato di non gridare, sebbene ogni fi-
bra del suo essere ne sentisse la necessit. Piuttosto, l'elfo aveva tentato di
afferrare qualcosa, qualsiasi cosa con cui difendersi. Con mano tremante
aveva trovato una roccia spessa e appuntita, che aveva scagliato con tutte
le sue forze contro il naso della creatura.
Aveva udito qualcosa spezzarsi. Un lamento spaventoso si era abbattuto
sulle sue orecchie e la bestia gli aveva lasciato andare la gamba. Nonostan-
te questo, Karius dubitava di riuscire a sfuggire al demone, quando da
qualche parte, in lontananza, un suono acuto era riecheggiato all'improvvi-
so.
La reazione della terribile creatura era stata estremamente rapida e stu-
pefacente. Inizialmente si era acquattata, poi era balzata in avanti verso la
fonte del rumore. Lo spirito di conservazione aveva spinto Karius a gettar-
si all'istante nella direzione opposta. Non si era nemmeno fermato per fa-
sciare la ferita, che al momento si limitava a sanguinare. Ferito, l'elfo della
notte si era fatto strada a fatica verso la compagna in attesa e, a ogni duro
passo del cammino, temeva che la creatura tornasse per finirlo.
Tyrande ascolt il racconto con un forte presentimento. Karius senza
dubbio era stato fortunato a sopravvivere allo scontro con il demone. Ma
ci che la preoccupava era cosa facesse quel mostro dietro le linee dello
schieramento. Naturalmente, una sola di tali belve, bench pericolosa, po-
teva essere sconfitta da Malfurion o dai maghi. Ma se ce ne fossero state di
pi?
A tal pensiero, la sacerdotessa chiese: Avete accennato a un suono che
ha attirato la belva lontano. Com'era?.
Karius riflett un attimo prima di rispondere. Un suono acuto e crepi-
tante.
Simile a un tuono?
No... mi ha fatto pensare a... allo schioccare di una frusta, direi.
La sacerdotessa si alz in piedi. Vi ringrazio per la vostra pazienza. Se
potete scusarmi, ora devo andare.
No! protest la compagna di Karius. Siamo noi che vi ringraziamo
nuovamente, sorella! Credevo di perderlo!
Tyrande non aveva tempo per discutere ulteriormente. Elarg a entrambi
la benedizione del tempio, poi si rec subito da Shandris, che la guardava a
occhi spalancati.
Lo hai guarito completamente! C-credevo che sarebbe morto prima che
tu potessi cominciare!
Anch'io credevo cos rispose Tyrande, montando in sella dietro la pic-
cola. Madre Luna  stata generosa con me.
Non ho mai visto una sacerdotessa sanare una ferita cos tremenda... e
il mostro che l'ha causata...
Silenzio, Shandris. Devo riflettere. Tyrande guid la pantera della not-
te verso il luogo in cui ricordava di aver visto gli incantatori l'ultima volta.
Nel suo ruolo di sacerdotessa, Tyrande spesso otteneva informazioni che
sfuggivano anche agli strateghi di Lord Ravencrest. Adesso, ancora una
volta, aveva udito qualcosa di cui doveva mettere al corrente Malfurion e
Krasus.
Gli assassini della Legione li stavano circondando.
I draghi neri ritornarono, protetti dalla notte, nel loro vasto rifugio. Nel-
tharion si era mostrato impaziente di andare a casa, poich aveva molto la-
voro da sbrigare. Il suo piano era cos prossimo alla realizzazione che qua-
si riusciva ad assaporare il gusto della vittoria.
Un maschio pi piccolo, in cima a una guglia che sembrava un artiglio
sollevato, chin il capo in segno di ossequio. Il Guardiano della Terra non
gli prest attenzione: i suoi pensieri erano troppo concentrati sull'avveni-
mento imminente. Neltharion plan nella bocca della caverna principale
del suo stormo e si rivolse subito alle consorti, giunte immediatamente die-
tro di lui. Pi all'interno dell'antro, si poteva udire gli altri draghi strepitare.
Andr ai piani inferiori. Non devo essere disturbato.
Le femmine annuirono, abituate ormai a quell'ordine. Non chiesero di
cosa l'Aspetto si occupasse laggi. Come tutti nello stormo nero, le consor-
ti esistevano unicamente per obbedire ai comandi di Neltharion. Ogni crea-
tura della montagna era in qualche modo affetta dalla stessa follia che col-
piva Neltharion pi di tutti.
L'enorme drago nero si destreggi nei cunicoli che a fatica gli permette-
vano di passare. Nel discendere pi in basso, i suoni della vita dei draghi
svanirono per lasciar posto a un nuovo, strano rumore insistente. Per chi-
unque lo ascoltasse, assomigliava pi di ogni altra cosa a quel che si udiva
nella bottega di un fabbro, in quanto si sentiva il battito ripetitivo di un
martello sul metallo. I colpi proseguivano senza sosta e, nell'avvertire un
aumento della velocit, il ghigno selvaggio di Neltharion si allarg, pieno
di soddisfazione. S, tutto si stava finalmente compiendo.
Ma il drago non si diresse alla fonte del rumore. Si volt verso una gal-
leria laterale e continu la discesa. Dopo un po', il martellamento svan e
non rimase altro che il respiro affannoso di Neltharion a rimbombare nei
corridoi bui. A nessun altro oltre a lui era consentito attraversare quelle sa-
le sotterranee.
Infine, il Guardiano della Terra raggiunse il salone dove aveva lanciato
l'incantesimo sull'Eredar. Entrando, tuttavia, il drago alz la testa, perch
aveva percepito, nonostante le apparenze, di non essere solo.
Le voci nella sua mente, le voci ridotte a mormorii costanti in presenza
di altri draghi, d'un tratto crebbero in un'agitazione convulsa.
"Presto..."
"Presto..."
"Il mondo ritrover il suo ordine..."
"Tutti coloro che hanno tradito conosceranno il loro destino..."
"L'ordine verr ristabilito..."
"Avrai il posto di comando che ti spetta..."
Ripetevano incessantemente questo e altro al Guardiano della Terra. Il
petto gli si gonfi di orgoglio e gli occhi brillarono smaniosi. Presto il
mondo sarebbe stato come lui desiderava!
"Tutti hanno donato la propria essenza" parl all'aria. "Perfino l'assente
Nozdormu."
Le voci non risposero, ma il drago sembr intuire che fossero compia-
ciute. Assent fra s e s, poi chiuse gli occhi e si concentr.
Alla sua richiesta, l'Essenza dei Draghi si materializz.
Ammirate questa bellezza tuon nel vederla sospesa nel vuoto, di
fronte al suo sguardo affascinato. Ammirate la sua perfezione, la sua e-
nergia.
Un bagliore dorato circond la sua creazione, rilucendo con un'intensit
mai vista prima. Mentre Neltharion dirigeva l la sua volont, l'Essenza dei
Draghi prese a vibrare lentamente. In tutta la sala, le stalattiti e le stalagmi-
ti tremarono come animate di vita.
L'oscillazione del disco crebbe a ogni respiro impaziente del Guardiano
della Terra. L'intera sala ora vacillava. Frammenti di roccia si staccarono
dal soffitto e parecchie gigantesche stalattiti si agitarono minacciosamente.
S... sibil il drago avidamente. Gli occhi di Neltharion bruciavano
con trepidazione. S...
In quel momento la montagna tuon, come se si fosse scatenata un'im-
mensa eruzione vulcanica o un grande terremoto. Il soffitto cominci a
sgretolarsi completamente. Pietre ciclopiche crollarono dappertutto,
schiantandosi sul terreno con boati laceranti. Molte rimbalzarono accanto
alla pelle dura del drago massiccio, ma lui non vi bad per nulla.
Poi, dall'Essenza dei Draghi scaturirono forme eteree. Erano ombre lu-
minose, lievi immagini in volo. La maggior parte aveva le ali e l'aspetto
assomigliava a quello di Neltharion. Alcune erano nere, altre bronzee, altre
blu o rosse. Iniziarono a sciamare sopra al disco, crescendo rapidamente di
numero.
V'erano anche forme di altro genere, pi piccole, ma pi bizzarre. Bril-
lavano di un verde pallido, molte avevano le corna e cavit scure al posto
degli occhi. Erano numericamente inferiori alle precedenti, ma v'era in loro
un'intensit, una malvagit che le rendeva altrettanto degne di attenzione
degli spettri che aleggiavano al di sopra di esse.
Erano le essenze di tutti coloro che avevano contribuito a creare l'Essen-
za dei Draghi, consapevolmente o no. Unite nel disco, incarnavano un po-
tere che faceva sembrare modesto perfino quello di un Aspetto come Nel-
tharion. La loro semplice apparizione era sufficiente a provocare crepe e
fenditure nella solidit della montagna e l'intera regione ormai era scossa
con violenza.
Una stalattite smisurata si stacc all'improvviso. Preso dalle sue fantasti-
cherie, il Guardiano della Terra non se ne accorse, finch non fu troppo
tardi.
Soltanto una formazione di quelle dimensioni avrebbe potuto ferire il
drago nero. Colp Neltharion sul lato sinistro della mascella, lacerando la
pelle scagliosa e dura. Un frammento di scaglia insanguinata vol via e
colp con il margine affilato il cuore dell'Essenza dei Draghi.
Neltharion tuon con orrore, non per se stesso, ma per ci che era acca-
duto alla preziosa creazione. La scaglia solc il disco in profondit, rovi-
nandone la perfezione. Le forme al di sopra e al di sotto del disco vortica-
rono freneticamente.
Il drago reag con prontezza, terminando l'incantesimo. Le figure spet-
trali riaffondarono nel disco, ma pi lentamente e con maggiore esitazione
di quanto sperava. Non appena svanirono, il tremore cess e non rimasero
altro che cumuli di polvere a segnalare il suo breve, ma letale passaggio.
Quando fu sicuro che non avrebbe provocato alcun rischio, Neltharion
afferr l'Essenza dei Draghi e la tenne stretta a s. Il danno non era cos
grave come aveva pensato, ma il fatto stesso che esistesse lo mand su tut-
te le furie. Non aveva mai immaginato che qualcosa, men che meno lui
stesso, potesse costituire un pericolo per il disco.
Ti guarir sussurr, cullando il minuscolo oggetto nella palma come
una madre con il suo bambino tra le braccia. Sarai di nuovo la mia crea-
zione perfetta...
Con il disco nella zampa, Neltharion lasci la sala il pi rapidamente
possibile, muovendosi su tre zampe, e torn indietro con passo svelto, qua-
si saltellante. Il Guardiano della Terra aveva un'aria preoccupata che a-
vrebbe turbato perfino le sue consorti. Il suo respiro si fece spasmodico,
come se temesse che tutto ci che aveva realizzato fino a quel momento
potesse rivelarsi vano.
Invece di tornare dove abitavano i suoi compagni, tuttavia, il drago nero
devi verso un'altra sequenza di cunicoli. Il battito del martello risuon pi
forte, mentre Neltharion si faceva strada con la sua massa notevole negli
stretti corridoi, e ben presto i colpi si trasformarono nei suoni ben distinti
di un'attivit costante. Strane voci cinguettavano di continuo, ma le loro
esatte parole erano sopraffatte dal rumore dei martelli.
Neltharion si spinse nella nuova sala. La luce accecante lo costrinse a
fermarsi un attimo per permettere agli occhi di adattarsi. Non appena vi
riusc, scorse decine di goblin, piccoli e agili, affaccendati nelle diverse fa-
si del lavoro di un fabbro. Dappertutto v'erano forni immensi, alimentati da
fiumi di magma incandescente. Una mezza dozzina di creature dalla pelle
verde faticarono a rimuovere da uno stampo enorme quello che sembrava
uno scudo ovale adatto a un gigante. Il metallo all'interno riluceva di una
tonalit arancio brillante. I goblin ribaltarono rapidamente la forma e la-
sciarono che il suo contenuto cadesse in una tinozza d'acqua. Si alz una
tremenda vampata di vapore che rischi di bruciare completamente un la-
voratore troppo lento.
Altri goblin colpivano con il maglio vari pezzi. Alcuni, che indossavano
grembiuli protettivi, si aggiravano tra gli altri per assicurarsi che tutti svol-
gessero il proprio compito in modo adeguato.
Poich, in tutta la sala non aveva trovato quel che cercava, Neltharion
tuon: Meklo! Meklo, vieni con me!.
Il grido del colosso nero sovrast i suoni circostanti. Spaventati, i goblin
interruppero il lavoro. Due rischiarono addirittura di rovesciare del ferro
fuso addosso a un loro compagno.
Al lavoro, al lavoro! sbrait una voce stridula e nervosa. Volete forse
rovinare tutto?
I lavoratori obbedirono all'istante. Da un cunicolo in alto, un anziano
goblin emaciato, con un ciuffo di peli grigi sulla sommit della testa altri-
menti calva, si affrett a raggiungere il drago impaziente. Il capo dei go-
blin mormor fra s durante il tragitto, ma le sue parole non esprimevano
risentimento verso il padrone. Piuttosto, sembrava calcolare senza requie
qualcosa.
Densit di venti centimetri per una superficie di trentasette metri qua-
drati, il che vuol dire che approssimativamente si dovranno aggiungere al-
tri venti chili al composto e... I suoi piedi sbatterono contro il dito media-
no della zampa anteriore di un'altra creatura. Il goblin sollev lo sguardo e
reag con sorpresa nel vedere il colosso nero. Mio padrone Neltharion!
Meklo! Guarda questo!
Il Guardiano della Terra avvicin bene la palma per far esaminare il di-
sco dal goblin. Meklo strizz gli occhi, manifestando con un sibilo la sua
contrariet.
Un lavoro cos preciso, ora  rovinato! La forma era perfetta!
Vi  caduta sopra una mia scaglia, goblin! Spiegami perch  riuscita a
danneggiare un oggetto invulnerabile!
Vedo anche del sangue. Meklo alz lo sguardo ed esamin la ferita di
Neltharion per un attimo, prima di sibilare di nuovo sdegnosamente. Ma
certo, la cosa ha perfettamente senso! Mio padrone Neltharion, voi siete
stato parte integrante nella creazione del disco, non  vero?
C'eri anche tu, goblin. Dovresti saperlo.
S. Voi avete creato la matrice. Il capo dei goblin rimase ancora a ri-
flettere per un istante, poi chiese: Gli altri, hanno offerto le loro essenze,
giusto? Si sono uniti alla matrice del disco?.
Naturalmente.
Aah, ma voi invece non siete unito. Avete creato la matrice dell'Essen-
za dei Draghi con il vostro potere e il vostro sangue, ma siete l'unico drago
che non  direttamente legato a essa. Il goblin abbozz un ghigno, che
mostr i denti gialli e aguzzi. Ci vi rende la sua unica debolezza, mio si-
gnore. La scaglia, il vostro sangue... qualsiasi parte di voi ha la capacit di
distruggere l'Essenza dei Draghi. Credo che potrebbe distruggerla facil-
mente. Meklo mim il gesto di schiacciare qualcosa tra indice e pollice.
Gli occhi del Guardiano della Terra divennero terrificanti da sostenere,
perfino per il goblin. Non farei mai una cosa simile!
Senza dubbio no, senza dubbio! balbett Meklo, strisciando ai piedi di
Neltharion. Significa che nulla potr mai distruggerlo, non  vero?
La furia che tormentava il drago si affievol. Neltharion dischiuse il lab-
bro e ostent denti colossali e affilati come rasoi. Nulla, s. Dunque, la
mia Essenza dei Draghi ...  invulnerabile!
Finch voi non contribuirete alla sua distruzione la figura smunta os
rammentare.
Cosa che non accadr mai! Neltharion abbass lo sguardo sul danno
causato all'Essenza dei Draghi. Ma questo dovr essere riparato immedia-
tamente! Il disco deve essere ancora perfetto!
Sar necessario quel che  servito la volta scorsa.
Il drago si fece beffe del goblin. Avrai tutto il mio sangue che sar ne-
cessario! Sar di nuovo integro!
Certamente, certamente. Meklo guard gli altri goblin. Questo ral-
lenter il completamento degli altri progetti, per i quali avremo comunque
bisogno del vostro sangue e dei vostri poteri magici.
Tutto il resto pu attendere! Il disco no!
Allora dovremo cominciare adesso, mio signore. Concedetemi un mo-
mento per interrompere il lavoro in corso. Torner con l'assistenza neces-
saria.
Mentre il goblin si congedava, Neltharion prese ad ansimare. La sua pre-
ziosa creazione sarebbe stata risanata. Come lui, sarebbe stata di nuovo
perfetta.
E insieme, avrebbero dominato ogni cosa...
Capitolo dieci
Tutto ci  intollerabile! esclam Lord Stareye, mentre prelevava una
presa di polvere dalla sacca per aspirarne un po'. Kur'talos, una perfetta
opportunit persa!
Forse, Desdel. Ma forse no. Tuttavia, ormai  fatta e dobbiamo farcene
una ragione.
I due nobili si trovavano nella tenda di Lord Ravencrest con altri ufficia-
li aristocratici e discutevano del prossimo piano d'azione, ora che la disfat-
ta era stata scongiurata. Desdel Stareye, tuttavia, era convinto che Krasus
avesse agito prematuramente nel fermare l'esercito proprio quando il ne-
mico si trovava in difficolt. Stareye era sicuro che gli elfi della notte sa-
rebbero potuti arrivare fino a Suramar senza difficolt, se solo avessero a-
scoltato il suo parere, espresso pi di una volta da quando Krasus e gli altri
si erano uniti al gruppo.
I soldati hanno combattuto con valore rispose gentilmente il mago
ma sono fatti di carne e ossa e si sono indeboliti. Avevamo bisogno di
questo riposo.
E anche di cibo aggiunse Brox, che aveva accompagnato gli incanta-
tori. Gli elfi della notte chiaramente non avevano accolto favorevolmente
la sua presenza, ma poich Ravencrest non aveva ordinato che venisse
cacciato via, nessuno, compreso Stareye, aveva obiettato.
S,  vero approv il padrone della Fortezza di Black Rook. I soldati
e i profughi si stanno rifocillando e riposando, non c' altro da aggiungere.
Adesso, invece, proseguiamo con la mossa successiva.
Zin-Azshari, certamente! sbott all'improvviso Stareye ad alta voce.
La regina Azshara dev'essere salvata!
Gli altri nobili si associarono alla proposta. Krasus si rabbui, ma non
disse nulla. Lui e gli altri avevano discusso dell'argomento prima dell'arri-
vo degli ufficiali e si erano trovati d'accordo sul fatto che gli elfi della not-
te si aggrappavano alla convinzione che la regina fosse prigioniera dei de-
moni. Poich Zin-Azshari era anche il punto di accesso dal quale la Legio-
ne Infuocata entrava a Kalimdor, sembrava inutile vagliare ogni diverso
piano d'azione. Per un motivo o per l'altro, la capitale doveva essere con-
quistata.
Krasus non credeva per che il popolo di Malfurion fosse in grado di
farcela da solo.
Ignorando il protocollo, avanz e chiese: Nobile Ravencrest! Sono co-
stretto a parlarvi di nuovo di un argomento che so non intendete ascoltare,
eppure non possiamo e non dobbiamo evitarlo!.
Ravencrest accett un calice di vino da Lord Stareye. Perfino nei mo-
menti pi critici, gli alti gradi elfici non rinunciavano ad alcune comodit.
Vi riferite all'eventualit di contattare i nani o altre razze.
Accanto a lui, Stareye ostent un'espressione beffarda. Analoghe reazio-
ni si lessero sui volti di molti degli altri aristocratici.
Nonostante fosse chiaro che quel tentativo si sarebbe rivelato un enne-
simo fallimento, Krasus non cedette. I nani, i tauren e le altre razze ades-
so stanno certamente affrontando le loro battaglie contro la Legione Infuo-
cata. Divisi, vi sono poche probabilit di sopravvivenza, ma lo sforzo con-
giunto di tutti potrebbe determinare la presa di Zin-Azshari con un bilan-
cio di vittime molto pi contenuto!
Tauren a Zin-Azshari? proruppe un nobile. Quale barbarie!
Forse preferirebbero che vi fossero i demoni? mormor Rhonin a Mal-
furion.
Non credo possiate capire rispose il druido crucciato.
No, non posso.
Il comandante barbuto trangugi il vino, poi restitu il calice a Lord Sta-
reye. Fiss il mago come avrebbe fatto con un saggio venerabile, ma dalle
idee troppo avventate. Maestro Krasus, il vostro apporto al combattimen-
to  stato molto apprezzato. La vostra conoscenza in materia di magia su-
pera quella di qualsiasi nostro stregone. Per esercitare simili poteri, non e-
siter a rivolgermi a voi per un consiglio. Ravencrest aggrott ancor di
pi la fronte. Tuttavia, per quel che riguarda altre faccende, devo ricor-
darvi che non siete uno di noi. Non potete comprendere verit basilari. An-
che se facessi una cosa folle come chiedere aiuto ai nani o ai tauren, crede-
te davvero che arriverebbero in nostro soccorso? Diffidano di noi come noi
non ci fidiamo di loro! Inoltre, se pure si unissero a noi, vi aspettate che i
nostri soldati combattano al loro fianco?
 molto probabile che i nani ci tradiscano intervenne Stareye. Sono
noti per la loro avidit. Ci deruberebbero per poi tornare in fretta nelle loro
tane.
Un altro ufficiale aggiunse: E i tauren passerebbero il tempo a litigare
fra di loro. Sono bestie, non creature intelligenti! La loro disorganizzazio-
ne si riverserebbe anche sui nostri combattenti, causando un tale scompi-
glio che saremmo facilmente spazzati via dai demoni!.
Lord Ravencrest si trov d'accordo. Vedete, Maestro Krasus? Invite-
remmo non solo la confusione fra le nostre fila, ma anche la morte certa.
Potremmo comunque ritrovarci ad affrontarla proseguendo da soli.
Questa discussione  ormai conclusa, buon mago, e con il dovuto ri-
spetto vi devo ordinare di non sollevarla pi in futuro.
I due rimasero a fissarsi per diversi secondi... e fu Ravencrest a disto-
gliere per primo lo sguardo. Nonostante quella piccola vittoria, per, Kra-
sus accolse la richiesta.
Perdonate il mio ardire disse.
Ci accingiamo a discutere di rifornimenti e logistica, Maestro Krasus.
Veramente non c' alcun bisogno di incantatori in questa sessione, tranne
Illidan, che  al mio diretto servizio. Suggerirei a voi e agli altri di dedi-
carvi a un meritato riposo. Le vostre abilit saranno fondamentali, quando
ci rimetteremo in cammino.
Krasus s'inchin ossequiosamente, senza aggiungere altro. Con i compa-
gni si allontan con calma dalla tenda.
Ma non appena giunse in un punto dove coloro che erano all'interno non
potevano udirlo, il mago pallido comment amaramente: La loro man-
canza di lungimiranza porter questa guerra a una tragica conclusione.
L'alleanza con le altre razze  la chiave della vittoria....
Non accetterebbero ribad Malfurion. La mia gente non combatter
mai a fianco di altre creature.
Per hanno accettato Korialstrasz con facilit replic Rhonin.
Ben pochi possono rifiutare un drago, Maestro Rhonin.
Verissimo biascic Krasus, pensieroso. Rhonin, devo andare a cer-
carli.
Cercare chi?
I miei... i draghi, naturalmente.
Brox sbuff e Malfurion sembr perplesso. Il druido sapeva che Krasus
aveva un legame con Korialstrasz, ma perfino in quel momento non com-
prese appieno la verit.
I draghi, Maestro Krasus? Ma sono da soli un esercito! Come pensate
di riuscirci?
Ho i miei metodi... ma per attuarli, mi occorrer un mezzo di trasporto
veloce. Le pantere della notte non sarebbero adatte. Ho bisogno di una cre-
atura in grado di volare.
Come un drago? domand Rhonin ironicamente.
Sar sufficiente qualcosa di pi piccolo, amico mio.
Con grande sorpresa degli altri, fu Malfurion a farsi venire improvvisa-
mente un'idea. Non lontano da qui vi sono dei boschi. Forse... forse potrei
contattare Cenarius. Potrebbe trovare una soluzione.
Dall'espressione sul volto di Krasus, l'ipotesi non era sembrata piena-
mente soddisfacente, ma nessuno riusc a proporre qualcosa di meglio.
L'anziano mago infine annu, dicendo: Dovremo separarci al pi presto,
allora. Altrimenti il Capitano Shadowsong cercher di fermarci o, anche
peggio, di mandarci le sue truppe al seguito.
A Jarod e alle restanti guardie del corpo era stato concesso un po' di
tempo per riposarsi e per recuperare le forze. Nessuno riteneva che i maghi
corressero pericoli fisici nel mezzo del contingente e i soldati difficilmente
potevano difenderli da un attacco magico meglio di loro stessi. Ripresa la
marcia, la scorta avrebbe ovviamente ripreso subito i propri doveri.
Ma Krasus sperava di essere gi partito quando ci sarebbe avvenuto.
Credi davvero che sia necessario andare? gli chiese il mago dai capelli
rossi.
Vado per due motivi, Rhonin. Il primo  quello di cui stiamo parlando.
I draghi possono capovolgere le sorti della battaglia. Per quanto riguarda il
secondo, si tratta di qualcosa di pi personale. Voglio capire perch non
percepisco altro che silenzio da parte loro. Non dovrebbe essere cos, come
certamente saprai. Ho bisogno di scoprire la verit.
Non vi furono ulteriori obiezioni. Lord Ravencrest era intenzionato a far
marciare gli elfi con l'oscurit e in quel momento Krasus doveva essere
molto lontano, prima che scoprissero la sua assenza.
Rhonin assent. Cosa faremo Brox e io?
Se il nostro amico druido riuscir davvero a procurarmi il mezzo di tra-
sporto cui accenna, sar di ritorno prima del calar delle tenebre. Nel frat-
tempo, tu e Brox dovrete cercare di evitare di farvi vedere da Lord Raven-
crest. Potrebbe chiedere notizie su di noi. Andr su tutte le furie non appe-
na scoprir che sono partito.
Forse, ma forse no. Per lo meno, nessuno metter pi in dubbio le sue
decisioni ad alta voce.
Krasus ignor la battuta dell'umano e si rivolse a Malfurion. Dobbiamo
andare. Se portiamo un paio di pantere della notte nell'area in cui sono
concentrati i profughi, i soldati non ci disturberanno pi di tanto. Da l po-
tremo proseguire verso i boschi. Krasus sibil lievemente. Poi dovremo
solo sperare che il tuo maestro ci giunga in aiuto.
Si congedarono rapidamente dagli altri, seguendo il suggerimento del
mago pi anziano. I soldati li scrutarono con sospetto e curiosit, ma dal
momento che i due non si dirigevano al fronte, ben presto se ne disinteres-
sarono.
Malfurion si sentiva ancora a disagio per la missione di Krasus, ma non
ne discusse con l'incantatore. Riconosceva la sua saggezza e sapeva che
Krasus comprendeva i draghi meglio di chiunque altro. Spesso, sembrava
perfino uno di loro. Sicuramente in passato Krasus doveva aver goduto
dell'esperienza irripetibile di vivere fra quelle antiche creature per un po' di
tempo. Quale altra spiegazione poteva avere il suo legame misterioso con
quei colossi?
Impiegarono quasi tre ore, ma alla fine riuscirono a raggiungere i boschi.
Malfurion non avvert il senso di consolazione che aveva provato l'ultima
volta che era stato in un luogo simile. La foresta era venuta in contatto con
la Legione e i segni del suo passaggio erano rimasti. Se non fosse stato per
l'improvviso dietrofront degli assalitori, sarebbe stata di certo gi comple-
tamente cancellata.
Nonostante la minaccia incombente, la vita splendeva ancora rigogliosa
nel bosco. Gli uccellini cantavano e il druido riusc a sentire gli alberi dif-
fondere la notizia del loro arrivo. Il fruscio delle foglie si faceva partico-
larmente intenso ogni volta che Krasus si avvicinava, come se anche la fo-
resta fosse in grado di capire la sua diversit. Diedero, naturalmente, il
benvenuto anche all'elfo della notte, e senza dubbio captarono la sua aura e
la palese benedizione di Cenarius.
Ma del semidio, il druido non riscontr traccia. Cenarius doveva occu-
parsi di varie questioni, principalmente cercare di convincere i suoi simili
alla difesa attiva e organizzata del loro mondo. Come poteva dunque spe-
rare Malfurion che il signore dei boschi trovasse il tempo per rispondere al
suo richiamo?
Questa terra ha gi patito troppe sofferenze disse il suo compagno di
viaggio. Riesco a percepire la malvagit che  passata di qui.
Anch'io. Krasus, non so se Cenarius riuscir davvero a sentirmi.
Non posso che chiederti di cercare di raggiungerlo, Malfurion. Se falli-
sci, non me la prender con te. Dovr dunque riuscire a cavarmela con la
pantera della notte, sebbene ci rallenter molto il viaggio.
Giunsero a una radura nel profondo del bosco, dove il druido avvert una
maggiore tranquillit. Ne inform Krasus e smontarono entrambi.
Devo lasciarti solo? chiese il mago.
Se Cenarius decide di venire, lo far anche in vostra presenza, Maestro
Krasus.
Malfurion individu uno spiazzo di erba soffice e selvaggia dove seder-
si. Krasus si mise rispettosamente in un angolo, per non disturbare il drui-
do.
Malfurion chiuse gli occhi e si concentr. Prima di tutto contatt gli al-
beri, le piante e altre forme di vita, cercando attraverso di loro qualsiasi se-
gno di una recente presenza del semidio. Se Cenarius fosse stato l, ben
presto l'avrebbe scoperto.
Ma la foresta non gli trasmise alcuna traccia della divinit. Frustrato, il
druido riflett sulle altre opzioni. Sfortunatamente, soltanto il Sogno di
Smeraldo poteva offrigli una maniera sicura per contattare immediatamen-
te il suo shan'do.
Era proprio come temeva. Espir e si concentr sul regno etereo. Non
aveva bisogno di entrarvi completamente, ma soltanto di lambirne le e-
stremit. Dopodich avrebbe potuto trasmettere i suoi pensieri a Cenarius.
Perfino interagire in quel modo cos leggero preoccupava Malfurion, ma
era costretto a farlo.
Percep se stesso che iniziava a separarsi dall'involucro mortale. Tuttavi-
a, invece di permettere al passaggio di chiudersi, il druido si tenne a met
strada fra le due realt. Quell'azione si dimostr pi faticosa di quel che
pensava, ma Malfurion non voleva rimanere a lungo in quelle condizioni.
Si figur Cenarius come lo conosceva e utilizz quell'immagine per stabili-
re un contatto...
La sua concentrazione all'improvviso venne disturbata da una voce nelle
sue orecchie.
Malfurion! Non siamo soli!
Il rapido rientro nel proprio corpo scosse il druido. Spaventato, non riu-
sc a fare altro che aprire gli occhi... appena in tempo per scorgere una bel-
va ferale pronta ad attaccarlo.
Qualcuno mormor formule magiche e l'orrenda bestia si raggrinz su se
stessa. La creatura si accartocci, si contorse e divent rapidamente un
ammasso mostruoso di tendini e ossa.
Krasus afferr Malfurion per le braccia e lo sollev con una forza sor-
prendente. Il mago domand: Sei in grado di difenderti?.
Il druido non riusc a rispondere, poich improvvisamente il bosco si
riemp non soltanto di belve demoniache ma anche di terrificanti Guardie
Ferali cornute. I due incantatori erano in svantaggio di almeno dieci a uno.
Le loro cavalcature, legate a un albero, ringhiarono tirando le funi, ma non
riuscirono a liberarsi. I demoni, in ogni caso, ignorarono le pantere, poich
i loro evidenti obiettivi erano il mago e il druido.
Krasus tracci una linea invisibile attorno a s e al compagno, lanciando
un altro rapido incantesimo. Dal terreno emersero lance cristalline, che
crebbero alte come un elfo della notte.
Tre Guardie Ferali vennero trafitte dalle punte. Una belva ferale ulul,
mentre un'altra lancia gli lacerava parzialmente il muso.
La reazione rapida di Krasus diede a Malfurion l'opportunit di riflettere.
Guard verso gli alberi pi vicini ai demoni in avanzamento e chiese aiuto.
Rami robusti dal folto fogliame si protesero in basso, intralciando quat-
tro raccapriccianti guerrieri. Sollevarono i demoni in alto, fino a trascinarli
via dallo sguardo. Malfurion non riusc a vedere cosa era accaduto alle vit-
time, ma not in ogni caso che erano scomparse.
Altri alberi si limitarono semplicemente ad allungare i rami, calcolando i
movimenti in base agli attacchi delle creature. Una Guardia Ferale cadde
inciampando in un ramo; un'altra fu ancor meno fortunata: si spezz il col-
lo quando si scontr con l'ostacolo inaspettato.
Tuttavia, i demoni continuavano a circondarli, soprattutto i segugi. Sem-
bravano lanciare sguardi malvagi mentre si avvicinavano e senza dubbio il
terrore dei due incantatori in trappola solleticava il loro appetito.
Nonostante l'efficacia dell'attacco di Malfurion, i demoni sembravano
temere di pi Krasus e con buone ragioni. Il mago conosceva le arti magi-
che molto pi approfonditamente che non il druido e formulava incantesi-
mi con prontezza ed estrema crudelt. Era completamente diverso rispetto
alla figura debole del primo scontro con i demoni. Sicuramente, anche a-
desso Krasus sembrava molto affaticato, ma ci non rallent il ritmo con
cui lanciava i suoi incantesimi.
Un crepitio simile a un tuono riecheggi nella foresta. Krasus si port la
mano al collo, avviluppato ferocemente da un tentacolo sottile che lo ser-
rava sempre pi come un cappio. Il mago piant i piedi bene a terra e si
trascin verso le lance che lui stesso aveva evocato.
L'elfo si arrischi a guardare dietro di s e gli si par dinnanzi una vista
spaventosa quasi quanto Archimonde: un gigantesco cavaliere scheletrico,
con la testa formata da un teschio con le corna e fiamme al posto degli oc-
chi. Utilizzava una frusta terribile per trascinare Krasus a una morte certa.
La creatura sopraggiunta all'improvviso era pi alta degli altri demoni e,
dal modo in cui si scostavano al suo passaggio, Malfurion intu si trattasse
del capo.
Il druido afferr alcuni steli d'erba e li gett contro il laccio nefasto. Gli
steli presero a vorticare in fretta nell'aria, poi tagliuzzarono la frusta come
coltelli ben affilati, finch non la tranciarono di netto.
Krasus rimase a bocca aperta quando l'estremit della frusta si stacc.
Cadde in ginocchio e cerc di liberarsi del cappio al collo. Il demone ince-
spic di qualche passo, ma riusc comunque a restare in piedi. Riavvolse la
frusta e si prepar a utilizzarla ancora contro il druido.
Circondato dai demoni e con il compagno immobilizzato, Malfurion non
aveva speranza di salvarsi. Lui e Krasus non soltanto si erano esposti all'at-
tacco degli assassini demoniaci, ma questa volta era giunto anche il loro
capo per assicurarsi che non per loro vi fosse scampo. Nessun Jarod Sha-
dowsong sarebbe giunto a soccorrerli. Soltanto Rhonin e Brox sapevano
della loro partenza ed entrambi supponevano che Malfurion e Krasus non
avrebbero incontrato difficolt. Come erano stati imprudenti.
Con sua grande sorpresa, per, il demone non colp immediatamente.
Invece, sibil a Malfurion: Arrrenditi, creatura, e la tua vita sssar ri-
sparmiata! Ttte lo prrrometto in nome del mio onorrrato padrrrone, Sssar-
gerasss! Quesssta  l'unica sssperanza di sssalvezza che hai....
Krasus toss e tent di schiarirsi la gola. A-arrendersi alla Legione In-
fuocata  un d-destino ben peggiore della pi atroce delle morti! Dobbia-
mo combattere anche se siamo destinati alla sconfitta, Malfurion!
I lugubri ricordi legati al suo breve incontro con Archi-monde spinsero
l'elfo della notte alla medesima conclusione. Poteva soltanto immaginare
quel che i demoni avrebbero fatto con i prigionieri, specie con quelli che si
erano finora rivelati determinanti nello sventare i loro piani. Non ci ar-
renderemo mai!
Le orbite infuocate guizzarono di rabbia e il demone fece schioccare la
frusta quattro volte. Lampi rilucevano nell'atmosfera, non appena la frusta
sfiorava il terreno. Forme colossali si formarono improvvisamente davanti
al demone. A ogni schiocco, un segugio spietato si materializzava.
Allora i miei cuccioli sssi nutriranno di voi, sssciocchi incantatorrri!
Krasus si fece forza, poi fiss il capo dei demoni. I suoi occhi si affila-
rono pericolosamente.
Ma il cavaliere scheletrico era preparato a quell'attacco. Fece ondeggiare
il nerbo ripetutamente, fino a produrre una foschia. Quest'ultima si fece
improvvisamente scintillante, come se qualcosa fosse esploso al suo inter-
no.
L'elfo della notte trattenne un'imprecazione. Il loro avversario si era gi
sbarazzato facilmente di quello che sarebbe dovuto essere un potente in-
cantesimo.
 come temevo mormor Krasus.  il Capobranco. Hakkar!
Malfurion, avrebbe voluto chiedergli cosa sapeva del demone, ma in
quel momento gli altri mostri si disposero ancora all'attacco. Le lance for-
nivano una qualche protezione, ma i demoni cominciarono a dilaniarle, ad
afferrarle e a farle a pezzi. Sullo sfondo, il loro capo sghignazzava, con un
rumore che ricordava quello di centinaia di serpenti infuriati.
Tuttavia, proprio mentre la prima Guardia Ferale riusc a districarsi dalle
lance per affrontare la coppia di nemici, decine di guerrieri in sella alle
pantere della notte giunsero alla carica da ogni direzione. Le cavalcature si
avventarono contro i demoni prima che questi ultimi si rendessero conto di
essere aggrediti. Durante l'assalto, i cavalleggeri intonarono un canto.
Malfurion si stup dell'arrivo degli elfi e non cap subito che non si trat-
tava dei soldati di Jarod Shadowsong. Le loro armature erano pi argentate
e, osservandole pi attentamente, si accorse che avevano un aspetto pi
femminile. Il canto che ud era una lode per la Guerriera della Notte, temi-
bile incarnazione in battaglia della Madre Luna.
L'Ordine di Elune era giunto in loro aiuto.
Per la prima volta, Malfurion vide le miti e gentili sacerdotesse nei loro
ruoli durante il tempo di guerra. Molte brandivano lunghe spade ricurve,
mentre altre portavano piccole lance a doppia punta. Alcune avevano archi
non pi lunghi dei loro avambracci, con cui scoccavano frecce senza sosta.
L'effetto sui demoni fu immediato. Le belve ferali crollarono a terra, tra-
fitte. Una sacerdotessa fece volteggiare la spada con l'abilit di un soldato
e decapit un guerriero cornuto. Due pantere della notte balzarono su un
altro segugio, squarciandolo ripetutamente su entrambi i fianchi fino a ri-
durlo a una carcassa sanguinante.
Fra le temibili figure che seminavano distruzione nella Legione Infuoca-
ta, Malfurion vide Tyrande.
Prima che potesse raggiungerla, un demone si gett su di lui. L'imponen-
te Guardia Ferale l'avrebbe dilaniato, se il druido non avesse avuto i rifles-
si pronti. L'elfo sgusci dal nemico, poi lanci un incantesimo.
Il terreno sotto le zampe dell'avversario si trasform in un composto u-
mido e sabbioso. La Guardia Ferale si inabiss fino alla vita, ma riusc
comunque a non scivolare pi a fondo. Si aggrapp agli steli d'erba con la
mano libera, per cercare di liberarsi.
Malfurion non gli concesse quell'opportunit. Con un calcio, strapp gli
steli dalla mano del demone, poi si avvent contro di lui. Il guerriero mo-
struoso saett verso Malfurion, per cercare di bloccargli le gambe. L'elfo
guizz via, con un piede ormai immobilizzato dal nemico. Afferr l'elsa
della spada proprio quando il demone inizi a trascinarlo nelle sabbie mo-
bili.
Sollevando la spada con tutte le forze, Malfurion affond la lama nella
testa della Guardia Ferale.
Dopo aver visto il demone sprofondare lentamente nel pantano, il druido
not che non tutto procedeva per il meglio. L'Ordine di Elune era in van-
taggio, ma pi di una sacerdotessa doveva affrontare una minaccia incom-
bente. Mentre si raddrizzava, vide addirittura un'adepta disarcionata da una
belva ferale, che le squarci poi il collo come fosse stato di seta. Un'altra
sacerdotessa venne scaraventata a terra, mentre un demone puntava fra le
mascelle spalancate di una pantera della notte una lancia, la cui estremit
sbuc tra le scapole del felino. Un attimo dopo, un secondo guerriero asse-
st il colpo di grazia alla sacerdotessa.
Ma ci che pi atterr Malfurion fu il vedere Tyrande impegnata a com-
battere una Guardia Ferale: presa dalla lotta, l'elfa non si accorse del Ca-
pobranco e della sua frusta.
Il nerbo avrebbe dovuto avvolgerle il collo, ma un subitaneo spostamen-
to della cavalcatura diresse la sferza attorno alle braccia della sacerdotessa,
serrandole ai lati del corpo. Il cavaliere scheletrico la stratton forte, disar-
cionandola con estrema facilit.
No! grid Malfurion e fece per raggiungerla.
Mentre stava lanciando un incantesimo, Krasus tent di afferrare il gio-
vane per un braccio. Druido, sei pi al sicuro qui...
Ma l'elfo aveva occhi solo per Tyrande. Dimentico completamente della
sua preparazione, si diresse nel cuore della battaglia. Quando fu abbastan-
za vicino, balz in alto, ma non verso l'amica d'infanzia.
Il gigantesco Capobranco resistette al peso di Malfurion, che gli si era
avventato contro. L'attacco provoc comunque all'orrenda figura una per-
dita di concentrazione. La frusta allent la morsa sulla sacerdotessa e la fe-
ce cadere pesantemente sul terreno.
Sssciocco! rugg il Capobranco, mentre afferrava il druido per la spal-
la. Io sssono Hakkar... e tu non sssei nessuno.
Non si avvide del pugnale che il druido aveva sguainato dalla cintola. La
piccola lama affond nel braccio del demone in un punto dove l'articola-
zione del gomito offriva una certa vulnerabilit.
Hakkar lanci un urlo e lasci andare la preda. Estrasse il pugnale, la cui
lama affilata era coperta del fluido vischioso che era il sangue del demone.
Comunque, invece di utilizzare il pugnale contro Malfurion, il Capobranco
lo gett e recuper la frusta che gli era caduta. Con il braccio sollevato, si
avvicin furtivamente al druido, che si stava rialzando.
I sssuoi orrrdini sono di tenerti in vita se posssibile... ma credo che non
lo sssar, dopotutto...
Hakkar assest un colpo. Malfurion grid di dolore, mentre un lampo gli
divampava su tutto il corpo. Sent come se stesse bruciando vivo.
Tuttavia, una parte di s rimase impassibile nello spasimo. L'elfo riusc a
ricorrere agli insegnamenti di Cenarius e distolse la mente dalla sofferenza.
Il dolore causatogli dalla frusta svan completamente. Il Capobranco lo
colp una seconda e una terza volta, ma avrebbe potuto essere una brezza
leggera, per come la percep il druido.
Malfurion cap che quella prova alla fine avrebbe distrutto il suo corpo,
nonostante l'assenza di dolore. Le lezioni del suo shan'do gli davano la
possibilit di fare il possibile per difendersi... ammesso che fosse possibile.
Forssse ti manterrrr in vita quel che basta lo schern Hakkar e lo col-
p nuovamente. Tutto quel che lui cerrrca sono vite a sufficienza da tortu-
rare! Non ci sssar altro che questo... Il temibile gigante sollev ancora la
frusta.
Malfurion alz lo sguardo al cielo. La coltre di nubi gli offr la speranza
migliore e, ironia della sorte, era stato il Capobranco a suggerirgli quella
opportunit.
Il vento fu il primo a soccorrerlo, scuotendo le nuvole in movimento.
Queste ultime non amavano essere disturbate in quel modo e la collera le
rese rapidamente sempre pi scure. Sebbene fosse contrario alla sua indo-
le, Malfurion aliment la rabbia delle nubi, poi approfitt della loro vanit.
C'era qualcuno l capace di dominare i fulmini a suo piacimento e lo osten-
tava.
Hakkar interpret l'immobilit dell'altro come una resa. Il Capobranco,
con lo sguardo infuocato, ritrasse il braccio. Ti dar un altrrro colpo, cre-
do! Un altrrro colpo...
Le nuvole tuonarono e si agitarono.
Si abbatt un fulmine, formato non da uno, ma da due dardi, che assesta-
rono il colpo mortale all'enorme demone.
Hakkar si lasci sfuggire un mugghio di dolore che fece rabbrividire o-
gni osso del corpo di Malfurion. Il Capobranco venne inondato da una luce
brillante e spalanc le braccia come per abbracciare ci che l'aveva distrut-
to. La frusta, ormai bruciata, cadde dalle mani di Hakkar.
Tutt'attorno la scena della battaglia, le belve ferali smisero d'un tratto di
lottare e ulularono in segno di lutto.
Infine, la luce celeste scomparve... e il cadavere ormai ridotto in cenere
del Capobranco si polverizz sull'erba.
I segugi mostruosi ulularono ancora una volta, poi i corpi s'illuminarono
come quando il padrone li aveva evocati inizialmente. In un sol colpo, i
demoni scomparvero, mentre le loro grida continuavano a echeggiare
nell'aria.
Privi di Hakkar e dei suoi animali, le poche Guardie Ferali rimaste pro-
varono a difendersi dalle sacerdotesse e da Krasus. Quando l'ultimo mostro
cadde ucciso, Malfurion barcoll verso Tyrande.
L'elfa era seduta a terra, ancora in parte scioccata. Non appena lo vide,
per, il suo volto eruppe in un sorriso meraviglioso che fece dimenticare al
druido il proprio dolore.
Tyrande! Sei tu l'artefice di questo miracolo...
Nessun miracolo, Malfurion. Uno dei profughi che ho guarito mi ha ri-
ferito della presenza di un demone dietro le nostre linee. Mi ha anche de-
scritto colui che ho pensato fosse il demone che li comandava. L'elfa
guard rapidamente i resti di Hakkar. Sono venuta ad avvertire te e gli al-
tri, solo per scoprire che tu e Krasus vi eravate separati dal gruppo per
giungere fin qui. Forse  stata Elune a parlarmi, ma sapevo che eravate in
pericolo.
Cos ti sei rivolta alle altre sacerdotesse. Ho visto pochi soldati combat-
tere con altrettanto valore.
L'elfa gli rivolse un altro sorriso, questa volta stanco, ma compiaciuto.
Vi sono molti aspetti del nostro culto che i non adepti non comprendo-
no. L'elfa si fece pi seria in volto. Ti senti bene?
S... ma temo che io e Krasus siamo giunti fin qui inutilmente. Speravo
di poter contattare Cenarius perch il mago potesse disporre di una caval-
catura in grado di condurlo nella terra dei draghi.
Rhonin e Brox mi hanno accennato alla questione, ma riuscivo a mala-
pena a crederci. Pensa davvero di poter incontrare i draghi?
Il druido si gir verso Krasus, che due sacerdotesse stavano aiutando a
rialzarsi. Come molti altri, lo trattavano con deferenza, anche se non ne
comprendevano bene la ragione. Il mago giunse nel luogo in cui giaceva il
Capobranco e lo osserv allarmato. Guardalo. In lui v' qualcosa di spe-
ciale, Tyrande. Credo che saprebbe rivolgersi ai draghi, se solo riuscisse a
raggiungere il loro regno.
Ma a meno che non lo porti l un drago, come altrimenti potrebbe fare
in tempo?
Non lo so. Io... Un'ombra improvvisa circond la coppia. Malfurion
alz lo sguardo e la sua espressione da disperata si trasform in meravi-
gliata.
Due creature sopraggiunte senza alcun rumore volarono in cerchio tre
volte attorno al gruppo di soldatesse prima di risalire verso una zona lonta-
na dalle pantere della notte. I felini sibilarono, ma non si azzardarono ad
attaccare i nuovi arrivati, forse perch non erano ancora sicuri di come
considerarli.
Avevano ampie ali piumate e teste simili a quelle dei corvi. A prima vi-
sta le creature ricordavano grifoni neri come l'ebano. Gli arti anteriori era-
no ricoperti di scaglie e muniti di artigli. A parte questo, per, erano crea-
ture totalmente diverse. Invece del torso e del posteriore leonini, le creatu-
re avevano sembianze equine, comprese le folte code.
Ippogrifi dichiar il bene informato Krasus e il suo turbamento lasci
spazio a una profonda soddisfazione. Volatili rapidi e sicuri. Il tuo Cena-
rius non poteva scegliere di meglio.
Tyrande non sembr altrettanto entusiasta. Ma ce ne sono due.
Il mago e Malfurion si guardarono l'un l'altro e capirono perch Cenarius
aveva inviato una coppia di cavalcature.
A quanto pare, dovr accompagnare il Maestro Krasus rispose il drui-
do.
L'elfa lo afferr per un braccio ed esclam: No, Malfurion! Non puoi
andare laggi!.
Comprendo il motivo della decisione del signore della foresta inter-
venne Krasus. Il druido sar pi capace di condurre gli ippogrifi e il suo
legame con Cenarius sar segno di ottima reputazione presso la regina dei
draghi rossi, Alexstrasza... Colei Che  la Vita.
Tyrande lo supplic con gli occhi, ma Malfurion fu costretto ad accon-
sentire. Ha ragione, Tyrande. Devo andare con lui. Perdonami. D'impul-
so, il druido la abbracci. Tyrande esit, poi ricambi la fugace stretta.
Malfurion abbass lo sguardo su di lei, poi aggiunse: Temo che dovrai
aiutare Rhonin e Brox a spiegare la nostra assenza. Credi di poterlo fare
per me?.
Tyrande alla fine si arrese all'inevitabile. Certo che lo far. Dovresti
conoscermi bene.
Gli ippogrifi gracchiarono, quasi fossero impazienti di partire. Krasus li
assecond, montando subito in sella. Malfurion si arrampic sul secondo
animale, con gli occhi sempre fissi su Tyrande.
L'elfa gli prese il polso e cominci a sussurrare. Ci volle un attimo per-
ch i due viaggiatori capissero che Tyrande stava impartendo al druido la
benedizione di Elune.
Vai tranquillo concluse con dolcezza. E torna con lo stesso stato d'a-
nimo... per me.
Il druido deglut, incapace di dire alcunch. Krasus pose fine all'imba-
razzo di entrambi spronando delicatamente l'ippogrifo sui fianchi. L'ani-
male gracchi ancora, poi si volt per spiccare il volo. Istintivamente, la
cavalcatura di Malfurion fece altrettanto.
Arrivederci e grazie, Tyrande disse. Torner presto.
Ci conto, Mal.
Il druido sorrise nel sentirle usare il diminutivo d'infanzia, poi si aggrap-
p saldamente all'ippogrifo, mentre quest'ultimo si librava nell'aria dietro
al compagno.
Il viaggio sar lungo grid Krasus ma non molto lungo, grazie al do-
no del semidio!
Malfurion annu, senza prestare molta attenzione a quelle parole. Il suo
sguardo era ancora fermo sulla figura in basso che diventava sempre pi
piccola. La guard fissarlo a sua volta, finch non riusc pi a vederla.
E perfino allora il druido continu a guardare in basso e in quel momen-
to seppe in cuor suo che Tyrande stava facendo esattamente la stessa cosa.
Capitolo undici
I demoni non si raggrupparono per attaccare e gli elfi della notte lo in-
terpretarono come un segnale positivo, anche se Rhonin e Brox rimaneva-
no di parere diverso. Ravencrest si arrischi a lasciar riposare le truppe
un'altra sera e, sebbene entrambi gli stranieri fossero d'accordo sul bisogno
di ristoro, sapevano pure che la Legione Infuocata non sarebbe certo rima-
sta inattiva in quel lasso di tempo. Archimonde avrebbe complottato e or-
ganizzato contromosse, per ogni secondo in cui i suoi avversari indugiava-
no.
La scoperta della scomparsa di Krasus e Malfurion non venne accolta
favorevolmente dagli elfi della notte. Jarod aveva l'aspetto di un condanna-
to a morte, e non a torto. Era suo compito assicurarsi che non accadesse
nulla agli incantatori disperatamente necessari alla battaglia e adesso alcu-
ni avevano abbandonato l'esercito sotto il suo naso.
Lord Ravencrest mi far giustiziare per questo! ripet l'ex ufficiale del
corpo di guardia, mentre si dirigeva con gli altri alla tenda del nobile.
Tyrande, appena rientrata dopo essersi congedata da Krasus e Malfurion,
aveva insistito per aiutarlo a spiegare la questione, ma ci non confortava
per nulla Jarod. L'ufficiale era sicuro che avrebbe ricevuto la pi tremenda
delle punizioni per aver permesso che membri cos preziosi del contingen-
te partissero con tale facilit.
E inizialmente il nobile barbuto reag proprio come Jarod temeva. Appe-
na appresa la notizia, Ravencrest si lasci sfuggire un urlo furioso e colp il
tavolino che usava come appoggio per le varie mappe.
Non ho dato il permesso per azioni cos insensate! grid il padrone
della Fortezza di Black Rook. Con quest'oltraggio, minacciano la saldez-
za delle nostre forze! Se dovesse diffondersi la notizia che due incantatori
ci hanno abbandonato in un momento cos cruciale...
Non hanno abbandonato nessuno protest Rhonin. Sono andati a
cercare aiuto.
Presso i draghi? Avrebbero fatto meglio a finire direttamente nelle fau-
ci del primo drago intravisto, per l'aiuto che possiamo sperare da quelle
creature! L'animale del mago ci ha fornito un buon appoggio sotto la guida
di Maestro Krasus, ma i draghi selvaggi...
I draghi sono la razza pi antica e intelligente al mondo. Sanno pi di
quanto non riusciremo mai a imparare.
Ed  molto probabile che si cibino della maggior parte di noi ancor
prima di averne la possibilit! replic Ravencrest. Guard Tyrande e il
suo tono divenne un po' pi rispettoso. Che ruolo ha in tutto questo una
sacerdotessa di Elune?
Ci siamo gi incontrati, mio signore.
Ravencrest la scrut pi da vicino. Aah, s! Come no!  la vostra ami-
ca, Illidan!
In silenzio in un angolo, l'incantatore annu. L'espressione sul volto di Il-
lidan non lasci trapelare nulla.
Ravencrest incroci le braccia. Nutrivo la speranza che uno di voi due
potesse almeno avere qualche influenza sul giovane Malfurion. So che
nessuno potrebbe dare ordini al Maestro Krasus, nessuno, senza dubbio.
Malfurion intendeva tornare replic la sacerdotessa, ma il suo men-
tore l'ha convinto a viaggiare con il mago.
Mentore? Vi riferite forse a quell'assurda diceria sul semidio, Cena-
rius?
Tyrande contrasse le labbra. Illidan potr confermarvi l'esistenza del
signore della foresta.
La maschera impassibile indossata da Illidan svan e l'incantatore mor-
mor:  vero. Cenarius esiste. Io l'ho visto.
Uff! Prima i draghi, e adesso anche i semidei! Tutta questa forza e ma-
gia attorno a noi, eppure perdiamo costantemente energia, invece di otte-
nerne! Immagino che questo Cenarius abbia le sue buone ragioni per stare
dalla nostra parte!
Lui e i suoi simili combattono i demoni a modo loro rispose Tyrande.
E parlando di demoni, uno di quei due stolti ha riflettuto sul pericolo
costante di essere individuati dagli assassini? E se venissero attaccati pri-
ma ancora di... Ravencrest si ferm, poich aveva notato lo sguardo pre-
occupato del gruppo. Sono stati attaccati?
La sacerdotessa chin il capo. S, mio signore. Io e le mie sorelle era-
vamo laggi. Li abbiamo aiutati a sconfiggere i demoni. Sono ripartiti en-
trambi indenni.
Accanto a lei, Jarod storse la bocca e Illidan scosse la testa esasperato.
Ravencrest sospir, poi si accasci sulla piccola panca che utilizzava come
sedia. Afferr una bottiglia di vino aperta, tracann un sorso generoso e
disse con voce stridula: Raccontatemi cos' accaduto.
Tyrande rifer ogni cosa. Ricapitol brevemente di essere venuta a cono-
scenza della possibile presenza di demoni assassini nelle vicinanze, poi di
aver capito che Malfurion e Krasus si erano gi inoltrati nei boschi. Lei e
le adepte li avevano rincorsi veloci come il vento, fino a raggiungerli nel
mezzo di uno scontro titanico. Le sacerdotesse avevano attaccato i demoni,
consapevoli di rischiare la vita e alcune erano morte, ma tutte sentivano
che Krasus e il druido erano essenziali per la vittoria finale. Nessun sacri-
ficio sarebbe stato troppo grande pur di mantenerli in vita.
A quel punto, Illidan si lasci sfuggire un leggero sbuffo, ma Ravencrest
sembrava molto interessato al racconto. Ascoltava attentamente ogni det-
taglio della battaglia e, quando Tyrande parl del demone con la frusta, i
suoi occhi s'illuminarono.
Uno dei comandanti, senza dubbio, il capo degli assassini osserv.
Cos sembrava. Era potente, ma Malfurion ha evocato i fulmini dal cie-
lo e l'ha ucciso.
Ben fatto! Il nobile sembrava esitare tra l'ammirazione e la frustrazio-
ne.  esattamente il motivo per cui almeno il druido sarebbe dovuto tor-
nare da noi! Abbiamo bisogno dei suoi poteri!
Io e le Guardie della Luna suppliremo alla sua assenza non autorizzata
insist Illidan.
Sar necessario, stregone. Sar necessario. Ravencrest mise da parte
la bottiglia e fiss il gruppo, in special modo Rhonin. Posso avere la vo-
stra parola, mago, sul fatto che non seguirete le orme del vostro compatrio-
ta?
Voglio vedere sconfitta la Legione Infuocata, Lord Ravencrest.
Mmmh! Non  certo una risposta soddisfacente, ma  esattamente quel
che mi attendevo da uno della vostra stirpe. Capitano Shadowsong...
L'elfo pi giovane deglut, fece un passo avanti e salut militarmente.
S, signore!
Al principio avevo pensato di punirvi duramente per non essere riuscito
a sorvegliare i maghi. Tuttavia, pi li conosco, meno riesco a concepire
che qualcuno possa essere in grado di farlo. Che voi siate riuscito a tenerli
in vita e indenni finora, dimostra i vostri grandi meriti. Proseguite nel vo-
stro compito, finch avrete qualcuno da tenere sotto controllo, bene inte-
so.
Jarod impieg diversi secondi per decifrare quelle parole. Non appena si
rese conto che il nobile si era in effetti complimentato con lui per esser riu-
scito a sopravvivere alla convivenza con gli incantatori, l'ufficiale rifece
rapidamente il saluto militare. S, mio signore! Vi ringrazio, mio signo-
re!
No... sono io che ringrazio voi. Ravencrest si pieg in avanti, per
prendere una mappa. Potete andare, tutti quanti. Anche tu, Illidan. Scos-
se la testa nell'esaminare il foglio e mormor: Madre Luna, salvami da
tutti gli incantatori....
Il fratello di Malfurion reag come se il suo mentore l'avesse appena col-
pito in faccia con un guanto corazzato. Abbass il capo in un inchino man-
cato, poi segu gli altri fuori dalla tenda del comandante.
Brox e Rhonin procedevano in sella fianco a fianco, entrambi in silen-
zio. Tyrande camminava accanto al capitano, stupito di essersi allontanato
con la testa ancora attaccata al collo.
Una mano sfior la spalla della sacerdotessa. Tyrande...
Gli altri proseguirono, mentre l'elfa si volt verso Illidan. Svanita la rab-
bia momentanea per esser stato congedato dal suo signore, l'elfo aveva a-
desso la stessa intensa espressione dell'ultima volta in cui si erano parlati.
Illidan? Cosa...
Non posso pi tacere! La terribile ingenuit di Malfurion mi irrita!  il
colmo!  diventato sconsiderato e non ti merita!
Tyrande cerc di separarsi educatamente da lui. Illidan,  stata una lun-
ga e difficile...
Stammi a sentire! Ho accettato il suo desiderio di imparare questo
"druidismo" perch ne avevo capito l'aspirazione di essere diverso! Io, fra
tutti, ho compreso le ambizioni di mio fratello!
Malfurion non ...
Ma anche stavolta non la fece parlare. Con gli occhi di ambra quasi in-
fuocati, il mago aggiunse: Il percorso che ha intrapreso  inaffidabile e
pericoloso! Non  un dono prezioso! Lo so! Avrebbe dovuto seguire il mio
cammino! Il Pozzo  la risposta! Guarda i risultati che ho raggiunto in cos
poco tempo! Le Guardie della Luna sono ai miei ordini e attraverso di loro
ho mandato a morire molti demoni! La vocazione di Malfurion porter so-
lo alla sua fine e probabilmente anche alla tua!.
Cosa intendi dire?
So che vuoi bene a entrambi, Tyrande, e noi, a nostra volta, proviamo
sentimenti molto forti per te. Uno di noi due sar il tuo promesso, tutti ne
siamo consapevoli, ma se in passato avrei accettato di starmene in disparte
per lasciarti scegliere senza protestare, adesso non posso pi farlo! Le
strinse vigorosamente il braccio. Devo proteggerti dalla follia di Malfu-
rion! Ti ripeto che il Pozzo dell'Eternit  l'unica vera fonte di energia ca-
pace di salvarci! Perfino le sacerdotesse di Elune non sono in grado di lan-
ciare incantesimi come i miei! Accetta di essere mia e ti protegger ade-
guatamente! Meglio ancora, potr insegnarti cose che il tuo tempio non
potrebbe mai, e farti comprendere il potere che il Pozzo pu offrirti! In-
sieme, potremmo diventare una forza ancora pi formidabile di tutte le
Guardie della Luna messe insieme, perch saremmo un solo corpo e un so-
lo spirito! Noi...
Illidan! proruppe Tyrande all'improvviso. Calmati!
Illidan la lasci immediatamente e sembr come se fosse appena stato
pugnalato al cuore. Tyrande...
Disonori te stesso nel pronunciare parole cos dure su tuo fratello, con
supposizioni prive di qualsiasi fondamento! Malfurion ha fatto tutto il pos-
sibile per salvare le nostre vite e il cammino che ha scelto  tenuto in gran
conto! Potrebbe rappresentare la sopravvivenza della nostra razza, Illidan!
Il Pozzo sta diventando malefico! I demoni vi attingono proprio come fai
tu. Cosa implica secondo te tutto questo?
Non essere ridicola! Paragoni i demoni al mio operato?
Malfurion farebbe...
Malfurion! grid, il volto cupo. Ora capisco! Quale maldestro buffo-
ne devo apparire ai tuoi occhi! Illidan serr il pugno, che s'illumin di pu-
ra energia. Hai gi scelto, Tyrande, anche se non l'hai ancora detto.
Non ho fatto nulla del genere!
Malfurion... ripet Illidan, stringendo forte i denti. Che possiate esse-
re felici... se sopravviveremo.
Si gir e si diresse dove le Guardie della Luna si erano fermate. Tyrande
lo osserv allontanarsi. Una lacrima le sgorg spontanea dagli occhi.
Sciamana? sopraggiunse una voce alle sue spalle.
La sacerdotessa trasal. Broxigar?
L'orco assent solennemente. Vi ha fatto del male, sciamana?
No... si  trattato unicamente di un malinteso.
Brox fiss la schiena di Illidan in lontananza. Il guerriero animalesco si
lasci sfuggire un ringhio cavernoso. Quello fraintende molto... e sottova-
luta anche di pi.
Sto bene. Avevi bisogno di qualcosa?
Scrollando le spalle, l'orco rispose: Nulla.
Sei tornato indietro perch ero con Illidan, non  vero? Questo inde-
gno vi deve molto, sciamana... e deve qualcosa di pi a quello.
La sacerdotessa corrug la fronte. Non capisco.
Brox pieg le dita, le stesse dita che una volta erano state bruciate da Il-
lidan. Nulla , sciamana. Nulla .
Ti ringrazio per essere giunto in mio aiuto, Broxigar. Andr tutto be-
ne... anche a Malfurion. Ne sono certa.
L'orco grugn. Questo umile spera cos.
Ma i suoi occhi continuarono a osservare attentamente Illidan.
Rhonin si ferm a guardare l'orco e la sacerdotessa che dialogavano. Sa-
peva perfettamente perch Brox fosse all'improvviso tornato indietro a par-
lare con Tyrande. I sentimenti di Illidan per l'elfa rasentavano ormai l'os-
sessione. Lo stregone non sembrava per niente preoccupato per le sorti del
fratello e, da quel che l'umano poteva vedere, aveva cercato di sfruttare
l'assenza di Malfurion per perorare la propria causa a Tyrande.
Ma il triangolo tra i tre elfi era l'ultima preoccupazione di Rhonin. Era
ben pi allarmato da quel che aveva saputo sull'attacco nella foresta. Seb-
bene fosse sollevato dal sapere che Krasus e il druido erano sopravvissuti,
la loro vittoria aveva irragionevolmente innervosito l'umano pi di qualsia-
si altra cosa dal suo arrivo in quell'epoca.
Avevano combattuto contro Hakkar, il Capobranco. Rhonin ricordava
quel nome con terrore, poich con la sua frusta il terribile demone poteva
evocare un infinito branco di belve ferali, il flagello di ogni incantatore.
Quanti maghi di Dalaran erano morti atrocemente a causa delle belve di
Hakkar, durante la seconda venuta della Legione?
S, Rhonin aveva un buon motivo per angosciarsi anche al solo udire il
nome del Capobranco, ma temeva ancor di pi qualcos'altro.
Temeva la morte di Hakkar, avvenuta l nel passato.
Il Capobranco era infatti perito nel futuro. Il demone era sopravvissuto
alla guerra contro gli elfi della notte.
Ma questa volta era andata diversamente. Questa volta, Hakkar era stato
ammazzato... e ci adesso significava che il futuro sarebbe stato certamen-
te diverso.
Adesso significava che la prima guerra, nonostante l'uccisione di uno dei
demoni pi potenti, poteva essere definitivamente perduta.
Gli ippogrifi si librarono sul paesaggio, polverizzando le miglia, a ogni
pesante battito delle ali enormi. Sebbene non riuscissero a volare rapida-
mente come i draghi, poche altre creature stavano loro alla pari. Erano a-
nimali che vivevano per volare e Krasus percep il loro entusiasmo mentre
gareggiavano in velocit sulle colline, i fiumi e la foresta.
Nato per solcare i cieli, il mago espose il viso al vento, assaporando sen-
sazioni ormai a lui precluse a causa dalla sua trasformazione. Sorrise
quando affior spontaneamente il ricordo del primo volo con Alexstrasza.
Quel giorno, era appena diventato il suo consorte, la coppia aveva final-
mente dato corso al rituale che preannunciava l'accoppiamento iniziale.
Durante la cerimonia, Krasus, o piuttosto Korialstrasz nel suo aspetto
autentico, aveva girato pi volte attorno alla femmina ben pi grande di
lui, esibendo per lei forza e agilit. Lei, a sua volta, aveva volato in un am-
pio cerchio attorno al regno dei draghi. La femmina aveva mantenuto una
velocit costante, n troppo veloce n troppo lenta. Il suo nuovo compagno
doveva manifestare la sua abilit in tutte le cose, ma doveva anche avere
l'energia necessaria per poi procreare con lei.
Korialstrasz aveva compiuto ogni genere di evoluzioni aeree per far col-
po sulla compagna. Si era esibito nel volo rovesciato. Aveva sfrecciato
nelle strette gole scavate fra i picchi montuosi. Si era addirittura lanciato in
picchiata su una delle cime pi frastagliate, evitando solo per pochi metri
di finire infilzato. A volte era stato imprudente, ma faceva parte del gioco,
faceva parte del rituale.
Mia Alexstrasza... sussurr Krasus al vento mentre il ricordo svaniva.
Forse, per un attimo, una lacrima aveva luccicato da un occhio, ma forse si
era trattato soltanto di una goccia di pioggia nel cielo. In ogni caso, il ven-
to la spazz via rapidamente e Krasus si concentr di nuovo sul viaggio.
Il paesaggio era diventato pi roccioso e collinare. Erano quasi a met
del cammino. Krasus ne era contento, ma si sentiva ancora impaziente.
C'era qualcosa che lo turbava e aveva un'idea piuttosto precisa sulla proba-
bile causa.
Neltharion.
Il Guardiano della Terra.
Meglio conosciuto nell'epoca di Krasus con il nome di "Deathwing".
Sebbene la sua caduta nel passato gli avesse procurato la perdita di gran
parte della memoria, non avrebbe mai potuto dimenticare la belva nera.
Nel futuro, Deathwing era l'incarnazione del male e faceva di tutto per
condurre il mondo alla rovina cos da ottenere il dominio sulle macerie.
Neltharion aveva gi varcato la soglia della follia e Krasus ne aveva patito
le conseguenze. L'ultima volta che si era recato nella sua terra, condotto fin
laggi dal suo io pi giovane, Krasus si era scontrato direttamente con il
delirio del Guardiano della Terra. Nel timore che il mago potesse avvertire
gli altri dell'imminente tradimento, una supposizione di fatto ragionevole,
il colosso nero aveva escogitato un subdolo incantesimo per impedire al
suo nemico di parlare ad alta voce contro di lui. La maggior parte degli al-
tri draghi credevano ora che Krasus fosse mezzo impazzito a causa di
quell'incantesimo.
Il silenzio, percepito inizialmente dal giovane Korialstrasz e adesso cap-
tato anche dal suo io pi anziano, poteva solo significare che Neltharion si
fosse spinto pi in l con i suoi piani. Quali fossero esattamente, Krasus
non riusciva a ricordarlo e lo addolorava che, fra tanti particolari, proprio
quello fosse scomparso dalla sua mente. Se c'era una cosa che il mago a-
vrebbe voluto cambiare nel passato senza temere le possibili ripercussioni
nel futuro, era il tradimento di Neltharion. Questo, pi di qualsiasi altro
fattore, aveva affrettato la caduta finale della stirpe dei draghi.
D'un tratto Krasus si accorse che Malfurion lo chiamava. Scosse la testa
e guard verso il druido.
Maestro Krasus! Vi sentite male?
In un modo che non potr mai trovare alcun sollievo! rispose l'incan-
tatore pi anziano. Poi si crucci per la propria sbadataggine. Secoli di ap-
prendimento su come celare le proprie emozioni erano stati completamente
vanificati dal ritorno in quell'epoca cos turbolenta. Ora Krasus aveva un
autocontrollo di poco superiore a quello di Rhonin o perfino dell'orco.
Il druido annu, sebbene non capisse, poi guard altrove. Krasus conti-
nu in silenzio a rimproverarsi. Doveva rimanere controllato. Era essenzia-
le, se sperava di scongiurare che tutto precipitasse nel caos.
Malfurion non comprendeva cosa potesse significare la morte di Hakkar,
ma d'altronde come avrebbe potuto? Non sapeva che il Capobranco era de-
ceduto nel futuro. Rhonin l'avrebbe capito non appena appresa la notizia.
Le implicazioni di quell'avvenimento erano inimmaginabili. Ormai Krasus
non aveva alcuna idea su cosa riservasse il futuro.
Ammesso che esistesse ancora un futuro.
Il viaggio intanto proseguiva senza sosta. In un'occasione gli ippogrifi
scesero a un fiume per abbeverarsi e i viaggiatori colsero l'opportunit per
fare altrettanto. Dopo aver condiviso alcune razioni di cibo, Krasus e Mal-
furion montarono sulle cavalcature e si librarono nuovamente in volo. Kra-
sus si augurava che la sosta successiva avvenisse nel regno della sua stirpe.
Il mago pregava unicamente di trovare tutto intatto.
L'ippogrifo cavalcato da Malfurion gracchi. Il mago infine si accorse
che due uccelli continuavano a volare verso di loro... ed erano molto pi
grandi di quanto avesse stimato inizialmente.
Troppo grandi, in effetti, per essere degli uccelli.
Si spinse in avanti, aguzzando la vista.
Erano draghi... draghi neri.
Krasus spron la cavalcatura a scartare di lato e grid contemporanea-
mente a Malfurion: Dirigiti verso l'estremo meridionale della catena mon-
tuosa! In fretta!.
In quel momento anche il druido riconobbe la minaccia e obbed. I due
ippogrifi virarono, ma i draghi li imitarono. Nonostante la vista acuta, i
due colossi non avevano ancora notato le creature pi piccole.
Consapevole che presto se ne sarebbero per accorti, Krasus incit la
cavalcatura a procedere pi rapidamente possibile. Forse era una semplice
coincidenza che quei due giganti fossero proprio l, ma il mago sospettava
diversamente. Poich sapeva del crescente delirio di Neltharion, per Kra-
sus era pi probabile che il Guardiano della Terra avesse inviato due guar-
diani per controllare non fossero entrati intrusi nelle terre dei draghi. Ironia
della sorte, la sua follia gli aveva ora dato ragione.
Gli ippogrifi discesero a una velocit straordinaria, sorvolando le mon-
tagne pi basse. Una volta l, Krasus si sarebbe sentito pi tranquillo; i
draghi neri li avrebbero sicuramente superati senza vederli.
Tuttavia, uno dei draghi guard nella loro direzione proprio quando
sembrava che fossero riusciti a evitare l'avvistamento. Il drago tuon e il
suo compagno gir il collo muscoloso per vedere cosa aveva richiamato
l'attenzione dell'altro. Non appena not i due viaggiatori, anche lui mug-
ghi il suo sdegno.
Con la perfezione tipica delle creature nate per volare, i draghi si abbas-
sarono e sfrecciarono verso le prede.
Cosa possiamo fare? grid Malfurion.
Vola pi in basso! Possiamo sfiorare rasenti le montagne meglio di lo-
ro! Saranno costretti a seguirci o rischieranno di perderci, e non avranno
certo intenzione di contrariare il loro padrone!
Fu tutto quel che riusc a dire su Neltharion senza accennare all'incante-
simo del Guardiano della Terra. Ringrazi gli Aspetti, perch il druido non
aveva tentato di assillarlo con domande inopportune, come per esempio
per quale motivo stavano scappando dai draghi se erano giunti fin l pro-
prio per cercarli. Malfurion certamente aveva fiducia nella saggezza di
Krasus in quella circostanza e, se il mago voleva che fuggissero, dovevano
fuggire.
Il pi grande dei due draghi, dunque il pi anziano, prese ad aumentare
la velocit rispetto al compagno. Tuon nuovamente e dalle fauci selvagge
soffi una vampata che, a prima vista, assomigliava a una fiamma.
Il fuoco giunse a pochissimi metri dal mago, provocando le grida stridu-
le della sua cavalcatura, mentre la temperatura circostante aumentava di
diversi gradi. Le fiamme cominciarono a cadere a terra, rivelando di essere
in realt una colonna di lava incandescente, un incantesimo del fiato, tipico
dello stormo nero.
Prima che il drago potesse colpire ancora, gli ippogrifi schizzarono nella
catena montuosa. Gli inseguitori erano subito dietro e si abbassarono late-
ralmente, per evitare di schiantarsi contro i picchi rocciosi.
Krasus aggrott la fronte. Sapeva quanto fosse abile la sua razza a de-
streggiarsi fra le montagne. I draghi si esercitavano in quel genere di gio-
chi dal momento in cui imparavano a volare. Nutriva dubbi sul fatto che
lui e il druido sarebbero riusciti a fuggire, ma dovevano tentare il tutto e
per tutto.
Poi il mago ripens nuovamente a quei giochi e le sue speranze si riac-
cesero.
Attir l'attenzione di Malfurion e a gesti cerc di spiegargli le sue inten-
zioni. Termin accennando rapidamente con un dito verso la cima a nord-
est. Per fortuna il druido fu rapido a intendere le indicazioni. Dall'espres-
sione di Malfurion, cap che anche l'elfo dubitava dell'esito, ma come Kra-
sus comprendeva che restavano poche altre speranze. Lanciare un incante-
simo sufficiente a respingere non uno, ma due draghi, sarebbe stato estre-
mamente difficile perfino per il mago pi preparato.
Mentre scendevano in picchiata verso la vetta di una montagna, il druido
all'improvviso diresse il suo ippogrifo a destra. Krasus fece il contrario.
Guardandosi rapidamente alle spalle, vide i draghi compiere le stesse mos-
se. Il pi grosso dei due si dirigeva verso di lui.
Alexstrasza, aiutami... deve funzionare... mormor.
Non riusciva a vedere n Malfurion n l'altro drago, ma ci era prevedi-
bile. Krasus non si preoccup pi del druido; v'erano due modi in cui il pi-
ano poteva funzionare, ma entrambi dipendevano dal fatto che lui rimanes-
se davanti al suo inseguitore.
La cosa si stava dimostrando tutt'altro che semplice. Il colosso nero era
molto abile nel volo, rollava e virava nei varchi angusti scelti volutamente
dalla sua preda. Anche l'ippogrifo si dimostr eccellente nel volo, ma era
costretto a battere molto di pi le ali, solo per tenere il passo con il mostro
che lo inseguiva. Nonostante tanti sforzi, tuttavia, il drago si stava lenta-
mente avvicinando.
Un ruggito avvert Krasus alcuni istanti prima che un'altra colonna di la-
va colpisse il punto dove era appena passato. Stavolta era stata unicamente
la conoscenza delle tattiche dei draghi neri a salvarlo. Ciononostante, i
suoi indumenti fumavano colpiti dai lapilli incandescenti, mentre la caval-
catura si contorceva per la cenere caduta su una zampa posteriore.
Krasus si diresse sotto uno sperone massiccio dalla forma di un becco,
su un versante della montagna, poi vol attraverso una fenditura che ta-
gliava il picco in due. Ogni volta, il drago riusc a evitare di schiantarsi,
nonostante la velocit incredibile con cui procedeva.
La montagna che il mago aveva indicato a Malfurion si avvicinava rapi-
damente. Incurante del pericolo, Krasus si concesse il tempo di scrutare
verso sud, dove avrebbe dovuto trovarsi il druido. Non vide n sent nulla,
ma prosegu come concordato, sperando che la situazione in qualche modo
si risolvesse.
Il drago alle sue spalle tuon di nuovo. Una vampata sfior Krasus e il
mago si accigli per l'improvvisa mancanza di mira dell'inseguitore.
Soltanto quando il fianco della montagna l davanti si frantum, scara-
ventandosi verso di lui, Krasus cap di essere stato superato.
Fece in modo di fermare subito l'ippogrifo per andar via, ma entrambi
vennero travolti da una tempesta di terra e roccia. Un frammento grande
come la testa di Krasus rimbalz contro il fianco dell'animale, che strepit
e quasi disarcion il passeggero. Fu soltanto la presa micidiale di Krasus a
impedirgli di scivolare.
Un tanfo fetido avvolse cavalcatura e cavaliere. Il drago nero era proprio
dietro di loro. Krasus sollev una mano e pronunci l'incantesimo pi ve-
loce che fosse in grado di lanciare.
Una sequenza disordinata di lampi di luce esplose davanti al colosso.
Erano relativamente innocui, ma sorpresero il drago, accecandolo momen-
taneamente. Si contorse, ruggendo di rabbia. Colp la montagna con un'ala,
facendo crollare tonnellate di roccia.
La rapida reazione di Krasus gli aveva consentito di guadagnare una
manciata di secondi, nulla di pi. Sperava che il druido fosse riuscito a
seminare l'altro drago, ma Krasus conosceva la tenacia dei suoi simili. Se
Malfurion era ancora vivo, probabilmente non aveva ottenuto pi vantag-
gio sul suo inseguitore che il mago con il proprio.
Poi, quando la montagna che aveva scelto per il loro incontro gli si par
innanzi, Krasus avvist il suo compagno. L'ippogrifo sembrava sconvolto
e Malfurion teneva la testa stretta al collo della cavalcatura. Proprio dietro
di loro, incombeva il secondo colosso nero.
Krasus diresse la cavalcatura verso quella di Malfurion, cercando di te-
nersi un po' scostato dalla traiettoria del druido per evitare una collisione.
Il suo animale richiam l'attenzione del compagno, mettendo in guardia
l'altro ippogrifo e l'elfo. Malfurion alz il capo e fu l'unico modo in cui se-
gnal di aver notato la presenza del mago.
Non appena si incrociarono vicino al fianco meridionale della montagna,
Krasus spron l'ippogrifo a volare l attorno. Malfurion devi nella dire-
zione opposta. Un attimo dopo, il drago pi grosso, ignorando l'altra minu-
scola figura, segu Krasus. Il suo compagno continu a dare la caccia al
druido.
Se Krasus aveva un vantaggio sui draghi, era che ignoravano fosse uno
di loro. N, d'altra parte, si erano resi conto che aveva volato in quella re-
gione cos tante volte nella sua lunga vita da conoscerne la miriade di an-
fratti forse meglio di chiunque.
Il gigante dietro di lui rugg ancora e questa volta la vampata colp cos
vicino da lasciare un taglio bruciacchiato sulla montagna e facendo respi-
rare con difficolt Krasus. L'ippogrifo continu comunque a sfrecciare, fi-
ducioso nella propria rapidit e nella guida del suo passeggero. Krasus lo
fece scendere leggermente, poi lo costrinse a rallentare. L'animale si oppo-
se al secondo comando, ma il mago si serv della sua notevole forza di vo-
lont per superare ogni resistenza dell'animale.
E appena l'ippogrifo obbed, Malfurion comparve attorno al fianco della
montagna.
Krasus fece salire la sua cavalcatura all'altitudine di quella del druido
che sopraggiungeva. Volavano quasi alla stessa quota; pi vicino ancora, si
sarebbero scontrati.
Il mago avvist il lembo di un'ala coriacea dietro il suo compagno.
Obblig l'ippogrifo a scendere nuovamente.
Malfurion condusse la cavalcatura su nel cielo a una celerit tale e cos
all'improvviso che quasi scivol dalla groppa dell'animale.
L'inseguitore di Krasus non fece in tempo ad accorgersi del cambiamen-
to di direzione. N, d'altra parte, se n'era accorto quello alle costole del
druido. Erano talmente presi dal loro compito da non riuscire a diminuire
la propria velocit.
Con un boato fragoroso, i due giganti cozzarono testa contro testa.
I draghi tuonarono per il dolore e lo spavento. Avvinti l'uno all'altro, ro-
tolarono sul fianco e si schiantarono contro il picco scelto in precedenza da
Krasus.
L'intera regione trem quando si infransero contro la montagna. Dalla
sua postazione in alto, a Krasus parve di udire lo scricchiolio delle ossa,
ma non rimase l attorno per verificarlo. Mentre i due draghi sparivano dal-
la vista, Krasus fece cenno a Malfurion di proseguire. Non appena i due
colossi si fossero ripresi, il mago e il druido sarebbero gi stati molto lon-
tani.
Krasus scrut le montagne che gli si ergevano dinnanzi. Ormai era molto
vicino alla meta... e ora pi che mai, aveva bisogno di sapere che cosa sta-
va accadendo.
...
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....
FINE Parte 1.